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Festino a base di sesso e droga, transessuale colombiana chiede risarcimento danni per 100mila euro

Il fatto verificò lo scorso 4 febbraio in un appartamento di Chieti Scalo

Chieti. E’ stata rinviata la decisione al prossimo 23 gennaio l’udienza preliminare dinanzi al gup del Tribunale di Chieti, Isabella Maria Allieri, che vede imputato di tentato omicidio un dentista di 30 anni di Casalincontrada, Ottavio Esposito la cui difesa ha chiesto al giudice il ricorso al rito abbreviato. Il fatto si verificò al termine di un festino a base di sesso e cocaina in un appartamento di Chieti Scalo lo scorso il 4 febbraio e da allora il dentista è agli arresti domiciliari.

Oggi la vittima, una transessuale colombiana, Silvana Valencia Villanueva, assistita dall’avvocato Pasquale D’Incecco, si è costituita parte civile e chiede un risarcimento dei danni di 100.000 euro. Esposito, secondo l’accusa quella notte aggredì ferendola con un coltello in varie parti del corpo, e con calci e pugni, la transessuale che, sempre per l’accusa, dopo aver opposto una strenua difesa, riuscì a fuggire dalla casa lasciandosi cadere e rotolando da una rampa di scale, riportando lesioni guaribili in 40 giorni.

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Per un altro imputato, Danilo Di Giulio, 31 anni di Chieti, il Gup ha disposto lo stralcio della posizione per un difetto di notifica verificatosi durante le indagini: a Di Giulio dovrà essere notificato di nuovo l’avviso di conclusione delle indagini. L’uomo è accusato di favoreggiamento perché subito dopo i fatti avrebbe aiutato Esposito a cancellare le tracce del reato e lo avrebbe ospitato nella propria abitazione dove gli diede abiti puliti al posto di quelli macchiati di sangue che il dentista aveva addosso, consentendogli di nascondere sia gli abiti che il coltello usato per l’aggressione.

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Il 31enne, in concorso con Esposito, è accusato anche di aver acquistato e detenuto illecitamente cocaina in quantità che non si è potuta determinare esattamente e di aver ceduto in modica quantità lo stupefacente alla Valencia, e in quantità non determinata esattamente, ma comunque non inferiore a 1,67 grammi, a Roberta Carnassale, 38enne teatina, che pure è imputata nel processo. Quest’ultima, sempre secondo l’accusa, a sua volta avrebbe ceduto lo stupefacente a terze persone che non sono state mai identificate.

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