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Festival di Yulin, da oggi in Cina la mattanza di cani e gatti nonostante la pandemia

“La Cina è vicina”, si intitolava un film del 1967. Negli ultimi mesi, causa pandemia Covid-19, si è molto discusso di questo Paese, che è entrato nelle nostre case attraverso telegiornali, aperitivi solidali e strette di mano…a mandorla. Eppure, anche se la versione ufficiale colloca il focolaio zero dell’epidemia proprio in uno dei tantissimi wet market, dove si vende carne di ogni tipo all’aperto, nonostante promesse di abolizione di una tradizione che gli occidentali trovano incomprensibile e inconcepibile, il festival di Yulin ricomincia oggi, in concomitanza con il solstizio d’estate.

Il tristissimo volto di questa nazione è negli ultimi anni venuto drammaticamente alla ribalta grazie a giornali, televisione e internet, con i vari tam-tam che corrono sui social network, diretti a denunciare energicamente l’orrore che vi si consuma.

Più di 10mila gatti e cani, animali domestici per eccellenza, simbolo per antonomasia della fedeltà e della dedizione all’uomo, sono bolliti, bruciati vivi e mangiati: addirittura, vengono rubati anche quelli padronali. Questa mattanza ha scatenato le ire degli animalisti di tutto il mondo: flash mob vengono organizzati praticamente da tutte le associazioni che difendono e tutelano i diritti di creature senza voce. Sono tanti i personaggi celebri che hanno voluto accostare il loro volto alla battaglia contro questo incivile orrore che sporca di sangue abiti, mani e coscienze: da Rita Pavone a Michela Vittoria Brambilla, sempre in prima linea per difendere gli amici a quattro zampe, insieme a Davide Acito di Apa (Action project animal) e Walter Caporale, leader di Animalisti italiani Onlus, solo per citarne alcuni. Si può fare la differenza anche con una firma virtuale su diversi siti che lanciano vibranti petizioni.

La strenua opposizione al “Dog meat” serpeggia anche tra gli stessi cinesi che si sono ribellati alla mostruosa nefandezza, rischiando arresti, torture e multe, assistendo, spesso impotenti, al crudissimo scempio: migliaia di cani appesi ai ganci delle macellerie pronti per essere serviti sulle tavole.

Che fine ha fatto il senso di pietas di virgiliana memoria? Dove sono finiti il buonsenso e l’amore, sacrificati troppo spesso ai demoni dell’ingordigia e della crudeltà gratuita? Molti potrebbero obiettare che anche noi italiani abbiamo le nostre tradizioni culinarie: gli arrosticini in Abruzzo o l’agnello a Pasqua, per fare degli esempi. Giungere a divorare un essere senziente che popola le nostre case, che ci offre sostegno e aiuto in vari mestieri (cani-poliziotto che scovano chili di droga, cani-salvataggio in mare, cani-guida per ciechi, cani che semplicemente donano il loro affetto incondizionato) è disumano. Essere vegetariani o vegani sta diventando una scelta di vita, un’intima ribellione che grida in silenzio: “Io non ci sto”.