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Fipe: senza licenze nei pubblici esercizi, avanti camorra

L’Aquila. “I recenti sequestri di aziende di pubblico esercizio di proprietà della camorra dimostrano, ancora una volta, la debolezza del sistema che consente l’apertura di attività di Pubblico Esercizio, senza un minimo di programmazione sullo sviluppo della Rete e una opportuna valutazione dei requisiti morali e professionali degli Esercenti. Infatti  i controlli successivi alla presentazione della SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) o non ci sono per nulla o vengono effettuati solo formalmente e quindi lasciano ampio spazio alle infiltrazioni malavitose”. È quanto dichiara il presidente della Fipe- Confcommercio, Lino Enrico Stoppani, in merito alla operazione che a Roma ha portato al sequestro di oltre 20 pubblici esercizi di proprietà di un clan L'Aquiladi malavitosi che li utilizzava per scopo di riciclaggio del danaro di provenienza illecita. “Occorre cambiare il sistema  – prosegue Stoppani – magari  facendo anche qualche  passo indietro, ripristinando controlli e requisiti,  prevedendo le licenze rilasciate dalle  Questure, per evitare che la ristorazione possa essere utilizzata dalla  criminalità organizzata per riciclare denaro sporco, che dequalifica  le attività e trasferisce brutta immagine su un settore fatto soprattutto di persone perbene“. “La linea politica che negli ultimi anni ha privilegiato le liberalizzazioni “selvagge” è evidentemente da riconsiderare a tutto tondo in un settore, come quello dei liberi esercizi e non solo, se vogliamo evitare che la criminalità organizzata si diffonda anche nei nostri territori”, questo il commento del Direttore Regionale di Confcommercio Abruzzo Celso Cioni. Scontato ma dovuto il ringraziamento e l’apprezzamento al difficile lavoro delle Forze di Polizia ed alla Magistratura, che riescono ad intercettare attività illegali, spesso ben organizzate e mascherate, investendo energie, risorse e capacità investigativa, per contrastare tali fenomeni malavitosi.