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Gabriele D’Annunzio, l’architettura e il “gran rifiuto” alla città natia

Il libro di Raffaele Giannantonio finalista al Premio Editoria Abruzzese

Pescara. C’è un “gran rifiuto” nella storia del rapporto di Gabriele d’Annunzio con la sua città natale e c’è anche da chiarire “un malinteso riguardante la presenza di un’architettura ‘dannunziana’” a Pescara. Temi che mette bene a fuoco Raffaele Giannantonio nel libro “Il Vate e l’Architettura – Gabriele d’Annunzio tra estetismo ed eclettismo”, fra i tre finalisti per la saggistica all’ottavo Premio dell’Editoria Abruzzese la cui premiazione si terrà domani a Pescara.

Per Giannantonio, professore di Storia dell’Architettura nel Dipartimento di Architettura dell’Università ‘G. d’Annunzio’ di Chieti-Pescara, “è bene sciogliere l’artificiosa liaison tra d’Annunzio e l’architettura di Pescara del periodo in cui egli visse”; provvede lui a farlo con la sesta sezione del libro intitolata “d’Annunzio e Pescara: le ragioni di un’assenza”, sezione decisamente intrigante accanto a quelle che la precedono, da ‘L’architettura di Roma Capitale’ a ‘D’Annunzio e la casa’ a ‘L’esperienza estetica della Guerra’. Nel saggio, che vanta una ricca bibliografia, Giannantonio ricorda l’iniziativa sostenuta dai pescaresi di “offrire al Poeta un appezzamento di terra boschiva su cui costruire, mediante una sottoscrizione nazionale, una casa da arredare a suo piacimento”. Offerta che d’Annunzio “rifiuta costantemente, rendendo noto che non gradisce doni di alcun genere e che intende vivere dove meglio gli piace”. L’esame degli scambi epistolari di d’Annunzio con l’amico e cognato Antonino Liberi – ingegnere comunale e progettista di opere legate al rinnovamento edilizio pescarese – consente a Giannantonio di connotare come “gran rifiuto” la reazione del Vate alla proposta di riservare, a lui e a Pietro Mascagni, due lotti nell'”estremo più tranquillo della Pineta” di Pescara, un’idea a sfondo pubblicitario inserita da Liberi nel progetto, poi naufragato, di creare una città-giardino intorno al Kursaal, il futuro ‘Aurum’. “Il ‘rifiuto sdegnoso’ di d’Annunzio ferisce profondamente Liberi che lo considera una delle cause principali della mancata nascita di una nuova città”.