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Gironi Divini entra nel vivo, ecco le cantine presenti alla seconda giornata

De Antoniis, Citra, Torri, Di Sipio, Rosarubra, Tocco, Biagi, Grossi, De Cordano, Legonziano,

Azienda Agricola De Antoniis
64027 Sant’Omero (Teramo)
Via Metella nuova
Tel. 330432495
www.deantoniisadele.it

Ettari vitati: 7.00
Produzione annua: 35.000 bottiglie
Biologico: no
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: solo camere

L’azienda De Antoniis sorge sulle colline che affacciano sul mare Adriatico, tra Bellante e Sant’Omero. Alle sue spalle si estendono i Monti della Laga, i Monti Gemelli e, soprattutto, il gigante abruzzese: il Gran Sasso. Un paesaggio suggestivo e affascinante dove la cantina, da oltre due secoli, è dedita alla coltivazione della vite e dell’ulivo. La conoscenza e l’esperienza accumulate nel corso del tempo sono un prezioso retaggio che ha consentito ad Adele De Antoniis (affiancata dal marito Giuseppe Mattei) di portare avanti l’antica tradizione di famiglia aprendosi, però, alle più recenti forme di marketing e supporto tecnologico. Perfetto esempio di unione tra passato, presente e futuro. La conoscenza e l’esperienza accumulate nel corso del tempo sono un prezioso retaggio che ha consentito ad Adele De Antoniis e al marito Giuseppe Mattei di portare avanti l’antica tradizione di famiglia aprendosi, però, alle più recenti forme di marketing e supporto tecnologico. “Attualmente ci stiamo concentrando sulla valorizzazione di alcuni vitigni in produzione”, dichiara Adele De Antoniis ai nostri microfoni, “differenziando anche con lo stesso vitigno i metodi di lavorazione delle uve, per esplorare tutte le possibilità, come stiamo facendo sul pecorino ad esempio, che abbiamo deciso di far uscire dopo 2 anni dalla vendemmia. A breve produrremo uno spumante da vitigni autoctoni. Siamo concentrati anche sull’ospitalità nella nostra cantina e sul marketing relativo alla stessa. Stiamo quindi aggiustando la nostra struttura per essere al passo coi tempi”. “La valorizzazione del vino abruzzese deve passare necessariamente attraverso disciplinari di produzione che consentono imbottigliamento nei luoghi di origine e basta”, prosegue. “Già questo sarebbe un limite importante per promuoverlo a dovere. E poi ci sono i vitigni autoctoni e le peculiarità del territorio che non vanno messe da parte”. Come tiene a precisare, è fondamentale, però, anche investire di più sul branding, “a confronto con le altre regioni non dimostriamo lo stesso entusiasmo. Forse perché ci sono tante differenziazioni tra le varie province. Poi ci sono le cantine sociali di vecchio stampo che ancora purtroppo lavorano in una maniera che non favorisce la qualità. E’ un limite. Perché produrre per una cantina sociale e produrre per un’azienda non è la stessa cosa”.

Citra
66026, Ortona (Chieti)
C.da Cucullo
Tel. 0859031342
www.citra.it

Ettari vitati: 6.000 di proprietà dei soci
Produzione annua: 24.000.000 bottiglie
Biologico: si
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

Citra Vini è il più importante consorzio di vini nella nostra regione. Fondato all’inizio degli anni ’70 (precisamente nel 1973) raggruppa nove cantine sociali e circa cinquemila soci. Coltiva, inoltre, un terzo dei vigneti abruzzesi. Numeri, questi, cui si affianca l’ingente produzione annua di bottiglie (quasi diciotto milioni) distribuite non solamente in Italia e in Europa ma anche in tutto il mondo, dal Canada al Giappone agli Stati Uniti. Grazie a ciò, Citra Vini è stata inserita tra le migliori venti cantine al mondo, sia per caratteristiche organolettiche che per l’ottimo rapporto qualità-prezzo, dalla prestigiosa rivista Wine Spectator. Interessante e curiosa la partecipazione al festival delle Letterature dell’Adriatico 2012 dove i suoi prodotti sono stati serviti nel corso di aperitivi letterari. Arte e mondo enologico, un connubio di successo garantito. Citra Vini è il più importante consorzio di vini abruzzese. Fondato nel 1973 è una cooperativa di secondo livello che raggruppa nove cantine sociali, tremila famiglie di e un totale di seimila ettari di vigneti. Da questo enorme patrimonio viticolo escono ogni anni oltre venti milioni di bottiglie. “Stiamo portando avanti diversi progetti che vanno nella direzione di specializzazione, sia del prodotto che in campo enologico – ci spiega Simona D’Alicarnasso, responsabile area comunicazione Citra Vini – in primis stiamo portando avanti un progetto relativo alla produzione di spumanti con metodo Martinotti e con metodo classico. Oltre a ciò è importante sottolineare che si tratta di spumanti da vitigni autoctoni e che l’imbottigliamento viene fatto nella nostra sede di Ortona”. “Poi ci sono altri progetti relativi alla filiera e vanno dalla zonazione dei vigneti, attraverso una mappatura, per poi arrivare in cantina con una selezione delle uve molto più mirata rispetto al prodotto finale che si vuole ottenere”. Tutto ciò si tradurrà in un nuovo progetto che sarà ufficialmente lanciato dopo l’Estate con un band dedicato dal nome Codice Vino. “Stiamo utilizzando – prosegue D’Alicarnasso – una viticoltura di precisione con utilizzo di dati che vengono acquisiti attraverso satelliti con obiettivo finale di massimizzare la qualità all’interno dei vigneti. Cerchiamo di lavorare suddividendo nello stesso vigneto la pratica agronomica adatta per ogni parte del vigneto”, conclude. Insomma, un gigante gestito in maniera esemplare e che riveste un ruolo economico, produttivo e sociale di primissimo piano nella nostra regione.

Azienda Agricola Nicola Di Sipio
66010, Ripa Teatina (Chieti)
Via Torre Marcone
Tel. 0871390020
www.aziendaagricolanicoladisipio.com

Ettari vitati: 40,00
Produzione annua: 200.000 bottiglie
Biologico: si
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: ristorante

In Abruzzo, in quel di Ripa Teatina, tra le vette della Majella e il mare Adriatico, è situata l’azienda Nicola Di Sipio. In una tenuta di settanta ettari tutta composta da vigneti, uliveti e grano, bagnata dalle acque di un lago dolce di origine naturale, sorge la cantina. Qui, le cure dedicate alla vigna e a tutto il ciclo di lavorazione permettono di ottenere dei vini strutturati, complessi, ma allo stesso tempo eleganti: buona sintesi di territorio, vitigno e mano dell’uomo. Nicola, da piccolo, lavorava la terra assieme al padre. Il sogno di quest’ultimo era quello di avviare una cantina e il figlio, a distanza di più di quaranta anni, è riuscito nell’intento. Nel 2001 ha acquistato l’impresa dove lavorava da bracciante col genitore e oggi produce circa centoventimila bottiglie di vino all’anno. Un eccellente esempio di passione e lungimiranza imprenditoriale. Direttamente da Ripa Teatina, in provincia di Chieti, tra le vette della Majella e il mare Adriatico, sorge l’azienda Nicola Di Sipio. Abbiamo incontrato Giulia Di Sipio, responsabile commerciale dell’omonima azienda, per saperne di più circa le ultime novità, in termini di progetti e ambizioni, della cantina. “Abbiamo diverse novità, dal punto di vista tecnico usciremo a Natale con un nuovo prodotto, molto particolare e poco vicino alla tradizione abruzzese. Da un punto di vista commerciale, invece, stiamo esplorando delle aree del sud est asiatico”, ci spiega, “come cantina, soprattutto negli ultimi anni, abbiamo cercato di investire energie nel settore dei social media, al fine di agevolare la conoscenza delle nostre bottiglie. Anche attraverso un restyling del sito internet e della newsletter per fidelizzare i nostri clienti. E poi ci sono sempre le fiere per essere presenti sul territorio”. “Mi piace parlare, infine, del cerasuolo, soprattutto negli ultimi anni, con l’emergere del rosato in generale, il cerasuolo è stato un possibile viatico per dire la nostra. Come cantina abbiamo investito molto su questa tipologia di vino. Già 13 anni fa, con un prodotto che, contrariamente alle abitudini di consumo, fosse anche longevo. I risultati ci confortano e insisteremo su questa via”, conclude con orgoglio.

Rosarubra
65020, Pietranico (Pescara)
Via Cesa, 60
Tel. 0857993626
www.rosarubra.it

Ettari vitati: 15.00
Produzione annua: 80.000
Biologico: biodinamico
Cantina visitabile: no
Ristorante o camere: no

Circondata da un fitto bosco di querce secolari, a Pietranico, in provincia di Pescara, a quasi 400 metri s.l.m. sorge la tenuta Rosarubra. Dolcemente protetta dal verde incontaminato e accarezzata dalle brezze che da questo territorio fiabesco si elevano, la cantina fa dell’agricoltura biologica (certificata a partire dal 2003) e biodinamica la sua vera essenza. L’attenzione per il terreno, l’esposizione ottimale dei vigneti e anche l’età delle vigne, alcune delle quali molto datate, hanno consentito all’azienda di ottenere più di trenta riconoscimenti nei più prestigiosi concorsi nazionali e internazionali. A Pietranico, in provincia di Pescara, a quasi 400 metri s.l.m. sorge la tenuta Rosarubra, circondata da una natura mozzafiato. Fattore, questo, che non può non essere considerato il valore aggiunto in seno alle peculiarità dell’azienda. L’attenzione per il terreno e la volontà di rispettare i frutti che la terra elargisce con tanto amore sono, infatti, conditio sine qua della filosofia aziendale. “La nostra è una filosofia di protezione del territorio e dell’ambiente. Siamo convinti che preparando e usando delle procedure biodinamiche in vigna, avremo uve sane e di primissima qualità per i nostri vini”, spiega Domenico Angeloni, direttore commerciale dell’impresa. Questo, però, non vuol dire che ci sia chiusura totale verso le nuove tecnologie, come qualcuno potrebbe pensare. “Le pratiche in cantina sono moderne, ad esempio con vini selezionati e non univoci. Il nostro prodotto deve presentare una qualità eccelsa e non di nicchia. Questo ci permette di avere materia prima di elevatissima qualità per realizzare ottime bottiglie”. Angeloni, sul biologico, ha le idee chiarissime e afferma che questa qualità sta prendendo piede sempre più velocemente, tanto in Italia quanto all’estero. “Il consumatore ha una sensibilità particolare e ormai la richiesta di vini organici in tutto il mondo è altissima. Per farlo acquistare nuovamente e fidelizzare al brand è necessario essere sempre ai vertici per qualità e proposta, anche in considerazione dei movimenti che ruotano attorno a esso”. Fattore marketing e comunicazione, Rosarubra è al passo coi tempi? “Siamo piuttosto moderni come comunicatori. L’azienda madre deriva dalle telecomunicazioni, pertanto la nostra comunicazione è focalizzata sui social ma siamo molto presenti anche sul territorio locale. Abbiamo un wine bar di proprietà in centro a Pescara che serve solo i nostri vini e oggi è un vero riferimento per i nostri prodotti circa il dove farli conoscere. Questo ci aiuta a divulgarli e a darci la possibilità di promuoverlo a dovere”, conclude Angeloni.

 

Cantine Torri
64010, Torano Nuovo (Teramo)
Via Torano Vibrata, 22
Tel. 0861887818
www.torricantine.it

Ettari vitati: 60.00
Produzione annua: 500.000 bottiglie
Biologico: si
Cantina visitabile: no
Ristorante o camere: no

Nata a Torano Nuovo nel 1966 come cooperativa, per trentotto lunghi e gratificanti anni è andata avanti con questa formula, fino a quando, nel 2004, la cantina Torri si è trasformata ufficialmente in un’azienda altamente tecnologica. Pur restando fedele alla sua storia e alle sue origini, la volontà di guardare al futuro e rinnovarsi è l’essenza che muove l’attività dell’impresa. Il connubio tra sapere antico e tecnologia moderna si esprime in vini di particolare pregio. I vitigni impiantati spaziano sugli autoctoni della zona: Cerasuolo, Pecorino, Montepulciano, Trebbiano e Passerina. Pur restando fedele alla sua storia e alle sue origini, la cantina Torri, recentemente acquisita dal gruppo Rosarubra, non nasconde la precisa volontà di guardare al futuro e rinnovare il suo brand. Questa è l’essenza che muove l’attività dell’impresa. “Il vino abruzzese – spiega Angeloni, che oltre a Rosarubra ha la direzione commerciale anche di Torri – ha vitigni come montepulciano, il trebbiano e il pecorino che sono prodotti di eccellente qualità, anche solo se teniamo in considerazione i loro prezzi di uscita. Non sarà compromettendo il prezzo del prodotto che si valorizzerà, perché va dato loro il giusto prezzo. Si devono considerare anche le varie certificazioni, come quella biologica e biodinamica che in Abruzzo, per via del suo clima, sono fattori importanti che ne elevano anche il prodotto finale venduto”. Un vino che sempre più spesso viene visto come x-factor dell’esperienza artigianale della nostra regione è il cerasuolo. “Noi puntiamo molto su esso, pur non essendo il prodotto con cui facciamo il maggior volume di affari. Siamo convinti che anche abbia una valenza straordinaria, per via della sua adattabilità. Purtroppo, però, viene considerato come un vino stagionale e consumato prevalentemente durante il periodo estivo quando, invece, può essere proposto durante tutto l’anno”. Come è cresciuto il vino abruzzese in questi anni? “Anche se su molti mercati è conosciuto, la confusione con i toscani dell’omonima città di Montepulciano ancora esiste. Questo purtroppo accade di frequente, però, ad esempio negli Stati Uniti, Canada e Giappone è sempre più apprezzato. E’ un buon vino con una buona struttura ed è molto accattivante a livello di prezzo, ulteriormente esaltato da riserve e lavori specifici. Anche se c’è ancora molto da fare, non possiamo nasconderlo”.

Tocco Vini
65020, Ticchione (Pescara)
Piazza Alcide De Gasperi
Tel. 3400558624
www.toccovini.com

Ettari vitati: 18.00
Produzione annua: 40.000
Biologico: no
Cantina visitabile: no
Ristorante o camere: no

Azienda a carattere familiare attiva degli anni ’80, Tocco vini, nonostante la giovane età dei suoi amministratori, ha le idee ben chiare su come muoversi all’interno del competitivo mercato vinicolo abruzzese. L’impresa nasce dall’unione di due generazioni; la figura paterna ha portato avanti la tradizione della coltivazione della vite mentre la nuova generazione a guida Lorenzo e Danilo, dopo le esperienze di studio e lavoro in Italia e all’estero, ha iniziato l’attività vinicola di trasformazione dell’uva in vino da qualche anno. Il progetto è stato sposato dall’artista di fama internazionale e amico di vecchia data Gino Sabatini Odoardi, il quale ha ideato e realizzato il logo, simbolo dell’azienda. “Dal punto di vista commerciale abbiamo iniziato a produrre vino nel 2015. Mio padre lavorava solamente uve, mentre io e mio fratello Danilo abbiamo iniziato a imbottigliare con una nostra etichetta”. E’ quanto dichiara Lorenzo Tocco, amministratore e produzione dell’omonima cantina di Alanno che, raggiunto telefonicamente in una calda mattinata di luglio, ha voluto parlarci dell’azienda che guida assieme al padre e al fratello. “Attualmente stiamo edificando una cantina al fine di avere una hospitality più congrua alle nostre esigenze. Siamo, inoltre, al lavoro per inserire nuove attrezzature e tecnologie. La nostra idea aziendale è fare un vino sostenibile. Vedremo, però, se certificarlo in futuro perché ci sono alcuni vigneti che al biologico rispondono bene, mentre altri no.  Nei prossimi anni usciranno nuove etichette perché abbiamo in cantina dei vitigni che ancora non imbottigliamo”. La zona di provenienza è estremamente competitiva e, quindi, non scevra di difficoltà per una realtà giovane e desiderosa di affermarsi. “E’ vero, questa zona èmolto competitiva e piena di difficoltà. Lo avvertiamo principalmente nell’interfacciarci con il pubblico locale. E’ complesso perché ci sono marchi affermati. Noi stiamo cercando di differenziare il prodotto da un punto di vista di packaging. Non avendo una storicità, cerchiamo di puntare su ciò che siamo noi realmente. Di farci conoscere a una fetta di mercato di giovani, coloro che saranno i futuri consumatori del vino che stanno iniziando ad apprezzare le nostre qualità. Indubbiamente il mercato locale è complesso mentre nel mercato estero è relativamente più agevole. Con un po’ di forza di volontà e di idee e passione riusciremo a fare progressi”. Che dire, in bocca al lupo.

Biagi vini
Colonnella (Teramo)
C.da Civita, 93
Tel. 0861714066
www.vinibiagi.com

Ettari vitati: 50.00
Produzione annua: 400.000
Biologico: si
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

Siamo sulle colline teramane, in zona Val Vibrata tra le colline di Colonnella. Qui, i terreni di natura calcarea e argillosa, separati dal fiume Tronto, ospitano l’azienda Biagi fondata negli anni ‘40 da Giovanni dell’omonima famiglia. Attualmente la guida dell’impresa è affidata a Fabrizio Luca che hanno fatto tesoro degli antichi insegnamenti del nonno e, con tanta voglia di mandare avanti l’attività, tra innovazione e dinamismo, conducono la cantina. “Prima di tutto siamo vignaioli, amiamo la nostra terra e con genuina passione ci prendiamo cura di essa, pensando alle nostre radici come valore per il futuro”, questo il credo della cantina Biagi. “Il nostro obiettivo primario, quello che in realtà ci siamo prefissati fin dall’inizio, è quello di fare un prodotto di qualità riconosciuta, lavorando, quindi, principalmente con il mondo della ristorazione e con i nostri negozi sparsi in giro perla regione. Vogliamo concentrarci sulla materia prima, con uno strettissimo controllo sulla filiera e con l’obiettivo di accreditarci come azienda leader e top nel settore. La concorrenza è spietata, così come i prezzi che ritengo assurdi (verso il basso). E’, quindi, difficile far passare un prodotto riconosciuto per quello che vale realmente”. Con queste dichiarazioni si apre la nostra chiacchierata con Luca Biagi, titolare dell’omonima azienda. E’ una visione, la sua, molto improntata alla realtà e a considerazioni che, probabilmente, faranno discutere e non troveranno d’accordo qualcuno. La critica, forte, è rivolta al “sistema vino Abruzzo”, che coinvolge la materia prima, i produttori e gli enti che dovrebbero sorvegliare circa la corretta valorizzazione dei prodotti. “Gli apparati preposti, a partire dal Ministero e dai consorzi di tutela, devono lavorare in modo coordinato e sincronizzato con lo Stato, la Regione e la Comunità Europea che annualmente stanzia fondi. In Abruzzo siamo indietro di cinque anni rispetto ad altre regioni d’Italia. Abbiamo molto da fare. Molte realtà deprezzano il valore del vino e questo è un male perché spesso il consumatore è tratto in inganno da politiche di prezzi insensate. C’è una concorrenza assurda all’interno di un mercato come il nostro”. “In Abruzzo dovremmo imparare tutti a lavorare in maniera più coordinata e con un progetto chiaro: quello di far crescere di valore il nostro prodotto. Non è ammissibile che si venda del montepulciano a un euro a venti”. Parole sagge da parte di chi ha una mentalità forte e orgogliosa di confrontarsi anche sui mercati internazionali, dove, non a caso, i suoi vini riscuotono molto successo e premi nei più importanti concorsi al mondo.

Tenuta Grossi
66026, Villa Caldari (Chieti)
Tel. 3494547349
www.tenutagrossi.com

Ettari vitati: 6.00
Produzione annua: 35.000
Biologico: no
Cantina visitabile: si, si appoggiano ad Agriverde
Ristorante o camere: si

A Ortona, in provincia di Chieti, è situata l’azienda Grossi. Dal 2014 Andrea Grossi, il proprietario dell’azienda, ha iniziato questo viaggio acquistando i prodotti dell’Abruzzo, dove la natura incontaminata consente all’uva e ai vigneti di crescere naturalmente. Grazie all’ubicazione geografica le viti sperimentano condizioni salutari di vigore durante la stagione di crescita e abbastanza sole per raggiungere la piena maturità di tannino e sapore, nonché uva intensamente aromatizzata. Cinque anni di attività e una crescita costante hanno consentito ad Andrea Grossi, titolare dell’omonima Tenuta, di togliersi già qualche bella soddisfazione. Come lui stesso ci spiega, dal 2014, anno di fondazione dell’azienda, ad oggi, le vendite hanno subito un incremento annuo del 20%. “Siamo partiti da 8.000 bottiglie e siamo arrivati a 35.000. Averlo fatto in così breve tempo non può che renderci orgogliosi. Vendere in Abruzzo non è facile perché ci sono molte cantine, ma attraverso un buon giro vendita abbiamo fatto conoscere il nostro nome e fatto apprezzare la qualità della nostra proposta. Per dare ancora più vigore e prospettiva al nostro prodotto, inteso come vino abruzzese in generale, c’è un evidente gap da colmare con le altre regioni. Però devo dire che si sta lavorando bene, sia in termini di vini che di risultati raggiunti. Questo già da qualche anno, anche grazie alle aziende più grandi che stanno svolgendo un lavoro importante tanto in Italia quanto all’estero”. Circa i nuovi trend da seguire, l’attenzione ricade sul vino biologico, “c’è molta richiesta e va molto bene, c’è un’ottima attenzione”, il biodinamico e il biovegan su cui, però, “c’è ancora molto da fare”. L’esperienza di assaggiare un calice di vino, assaporandone gusti e sapori, a detta di Andrea Grossi resta un’esperienza insostituibile: “per il prossimo voglio far crescere di più i numeri utilizzando quelle che sono le nuove frontiere della comunicazione non solo online, ma con degustazioni e gadget e con una maggiore presenza alle manifestazioni. Meno social, quindi, ma un approccio più tradizionale”.

Eredi Legonziano
64034, Sant’Amato-Nasuti (Chieti)
Via Nasuti, 169
Tel. 087245210
www.eredilegonziano.it

Ettari vitati: 400.00
Produzione annua: 120.000
Biologico: no
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

Nota soprattutto per essere stata la prima in Abruzzo a produrre vini spumanti doc, la cantina Eredi Legonziano racchiude in sé circa 250 soci uniti dalla passione per il vino e la sua antica tradizione agricola. Il suo nome ripercorre la leggenda di un passato ricco di significati per l’enologia abruzzese che fa risalire alla figura del centurione Legonziano (o Longino), il primo “gentile” a convertirsi al Cristianesimo e custode del sepolcro di Gesù. Abbandonate le milizie, il centurione si ritirò in un possedimento paterno, nell’allora Anxanum, oggi Lanciano, “a coltivare le sue vigne” conducendo una vita semplice e laboriosa. Per questo venne proclamato Santo ed in suo onore fu eretto un tempio nel cuore di Lanciano. Proprio nel ricordo dei valori rappresentati dalla figura del Santo ha preso nome la cantina Eredi Legonziano, a simboleggiare un’eredità di impegno e devozione verso la terra e la nobiltà d’animo di chi la coltiva. La cantina, che nel 2018 ha festeggiato il traguardo dei primi cinquanta anni di attività, è una cooperativa composta da 220 soci. Nota soprattutto per essere stata la prima in Abruzzo a produrre vini spumanti doc, la crescita, nel corso di questo mezzo secolo è stata esponenziale e sempre più soddisfacente. Ne abbiamo parlato con Di Campli e Angelucci, rispettivamente presidente e responsabile area marketing dell’azienda. “A livello di imbottigliamento siamo tutto sommato ancora artigianali, dei piccoli imbottigliatori. Non abbiamo una produzione enorme. La particolarità più importante della nostra cantina è che da molti anni a questa parte abbiamo iniziato a lavorare su spumanti. Ricordiamo che siamo stati la prima in Abruzzo a produrre spumanti doc, realizzati con vitigni autoctoni e spumantizzati in cantina, non presso terzi. Sia con metodo italiano, in autoclave, che con metodo classico, a rifermentazione in bottiglia. Questo è il nostro core business, cioè le bollicine. Dipende dal fatto che abbiamo iniziato tardi e quindi abbiamo voluto fare qualcosa di diverso e non presente sul territorio. E’ stato difficile imparare a perfezionare la nostra produzione, oggi abbiamo sette etichette in commercio. Per quanto riguarda il vino biologico, negli ultimi anni ne abbiamo incentivato la produzione perché si tratta di un mercato in forte espansione in tutto il mondo. Non è solo una tendenza del mercato ma anche una scelta filosofica dell’azienda. La strada per perfezionare i nostri prodotti è quella del biologico. A breve avremo anche spumanti analoghi”.


Marchesi De’ Cordano
65014, Loreto Aprutino (Pescara)
C.da Cordano, 43
Tel. 0858289526
www.cordano.it

Ettari vitati: 50.00
Produzione annua: 250.000
Biologico: si
Cantina visitabile: si
Ristorante o camere: no

L’azienda vitivinicola Marchesi De’ Cordano, guidata da Francesco D’Onofrio e coadiuvato dall’enologo Vittorio Festa, è stata fondata nel 2000. Nonostante la giovane età, per l’impresa abruzzese il mercato estero non è un tabù e non rappresenta un ostacolo la commercializzazione dei suoi prodotti che, infatti, avviene puntualmente in Stati Uniti, Israele, Cina e Europa. Per la vinificazione in bianco di trebbiano, pecorino, cococciola – questa è l’unica azienda presente nel pescarese a vinificarla – passerina e pinot grigio si è deciso di utilizzare una tecnica all’avanguardia, quella del raffreddamento delle uve appena raccolte con ghiaccio secco, come ha spiegato l’enologo Festa. Tradizione, memoria, innovazione: questo il credo di D’Onofrio. “Nonostante la giovane età, per l’impresa abruzzese il mercato estero non è un tabù e non rappresenta un ostacolo la commercializzazione dei suoi prodotti che, infatti, avviene puntualmente su Israele, Cina e Europa”. Con queste parole ci accoglie Ilaria Casetta, responsabile settore export dell’azienda, “lavoriamo per l’80% del fatturato all’estero, soprattutto il nostro interesse è rivolto verso gli Stati Uniti e da quest’anno anche sul Canada e Cina”. “Il marketing online è molto importante, oramai tutto gira sul web. il nostro focus si incentra sull’espansione sempre maggiore all’estero, facendo conoscere sia il prodotto tipico sia valorizzando il territorio e la natura. La filosofia dell’azienda si basa molto sull’attenzione per l’ambiente, le nostre tecniche di lavorazione sono biologiche, non vengono utilizzati prodotti chimici, soprattutto anche perché la posizione strategica dell’attività ci aiuta in questo essendo un territorio in cui non ci sono aziende circostanti che potrebbero utilizzare prodotti che noi non concepiamo”. Le chiediamo come si può ulteriormente valorizzare il vino abruzzese. Ecco la risposta: “Per valorizzarlo bisogna dare giustizia al territorio in cui si produce. Negli ultimi anni il turismo enogastronomico (anche estero) sta incrementando, il turista italiano e straniero arriva anche in Abruzzo, sia che acquisti immobili e quindi si ferma per un pò di tempo sia che sia solo di passaggio. Le  bellezze naturali, i parchi e l’ambiente circostante, le cantine così belle, ben si prestano ad accogliere il turista, che è poi colui che porta il prodotto su tavole estere”, conclude Casetta.