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Gli studenti diventano promoter dell’università dell’Aquila con le loro foto hot

L’Aquila. “I love univaq”, una spassionata dichiarazione d’amore per la propria università a decorare seni e curve, e perché no, addominali scolpiti, da parte di studenti e studentesse dell’Università dell’Aquila. Questa l’ultima moda partorita dai social, nata a Milano tra gli studenti della Bocconi e del Politecnico, introdotta qualche giorno fa nel capoluogo da “”, pagina Facebook di natura goliardica, gestita da alcuni studenti, alternativa a quella ufficiale. Secondo alcune voci diffuse dagli stessi amministratori, i professori universitari non hanno preso per niente bene tutto ciò. Ma a ogni polemica (vera o presunta) controbattono: “Sono molto arrabbiati e infastiditi, ma non perchè all’università mancano servizi e strutture, non perchè il servizio pubblico di trasporto salta corse, arriva (se arriva) costantemente in ritardo ma il prezzo degli abbonamenti cresce sempre esponenzialmente. Non sono manco furibondi perchè a noi studenti ci tocca pagare  affitti stratosferici per case fatiscenti o perchè dopo 7 anni dal sisma ancora la mensa si trova in una “scatoletta” sovraffollata o magari potete pensare che si stanno tanto alterando per le borse di studio che gli studenti beneficiari ancora aspettano per riuscire a coprire i costi della stessa vita universitaria(…). Si lamentano delle foto pubblicate sulla nostra pagina, quando basterebbe accendere un qualsiasi televisore su un qualsiasi canale in cosi detta “fascia protetta” per vedere sederi e seni in maniera molto più completa e spudorata rispetto ai post che abbiamo pubblicato noi in forma goliardica! Al posto di lamentarsi e promettere guerra dalla rettrice per due foto e cosi difendere il nome dell’univaq, dovrebbero prepararsi a fare battaglia per i seri motivi che tutti i giorni colpiscono noi che a L’Aquila viviamo e la viviamo!”. Nel frattempo le foto “piccanti”, spesso esilaranti, di ragazzi e ragazze continuano in queste ore ad arricchire la bacheca della pagina. D’altronde, come disse profeticamente Andy Wharol, “Nel futuro ognuno sarà famoso al mondo per quindici minuti”. Diego Renzi