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Green New Deal, ecco le opere prioritarie per Legambiente in Abruzzo: dalle bonifiche al polo chimico di Bussi

Ecco tutte le questioni al centro delle opere destinate alla nostra regione

L’Aquila. Sono 170 le opere pubbliche individuate da Legambiente per fare aprire i cantieri e rilanciare investimenti e occupazione. Alla faccia delle polemiche sull’ambientalismo “del no”, l’associazione ha realizzato un elenco certosino, suddiviso per Regione e per tipologia di intervento – messa in sicurezza, bonifica, trasporti, infrastrutture – di opere grandi, medie o piccole che consentirebbero agli italiani di vivere meglio. I criteri adoperati per la loro selezione sono, infatti, quelli dell’utilità per i cittadini e i territori, del miglioramento della sicurezza sismica, idrogeologica e sanitaria, dell’innovazione nel sistema della mobilità, di un minore consumo delle risorse naturali e di materia, della transizione energetica.

Per le opere di cui è stato possibile avere il dato economico, gli investimenti già stanziati che aspettano di essere ben spesi sono pari a 15.871 milioni di euro mentre gli investimenti che aspettano di essere finanziati sono pari a 14.190 milioni di euro. Il dossier individua anche 11 emergenze nazionali in attesa di risposte concrete.

In Abruzzo, centrale è la questione bonifiche con le discariche 2A e 2B, Tre Monti ed il polo chimico di Bussi inseriti tra i Siti di Interesse Nazionale nel 2008 e tutt’ora al palo. Sul tema rifiuti, gli incendi ripetuti all’interno della discarica del Civeta e l’idea di ampliamento che si prospetta anche su altri impianti, ci dicono che è tempo di fare un salto di qualità, attraverso una seria gestione che superi il ‘sistema discarica’ e punti a realizzare impianti utili per l’economia circolare e necessari alla corretta chiusura del ciclo dei rifiuti. Come il previsto impianto di digestione anaerobica della frazione organica dei rifiuti solidi urbani in grado di produrre biometano.

All’Aquila a dieci anni dal sisma, cercasi scuole e spazi sociali e la ricostruzione pubblica della città è una chimera, in particolare quella del patrimonio dell’edilizia scolastica è la grande assente del piano di rinascita del centro e dell’intero territorio.

Il viadotto del Cerrano è solo l’ultimo degli allarmi legati alle infrastrutture e viabilità sicure, con una realtà regionale sempre più critica sugli assi autostradali e fortemente dissestata nelle aree interne. Per fortuna sono aumentati attenzioni e controlli, grazie anche alla campagna di Legambiente #SosInfrastruttureSicure, lanciata dopo il crollo del Morandi.

Non da ultimo, la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso. L’inquinamento delle falde acquifere, con composti chimici, sotto il massiccio dell’Appennino vede diverse responsabilità e criticità, tra cui le attività dell’Istituto di fisica nucleare e le gallerie autostradali. Si tratta di acqua destinata a 700 mila cittadini abruzzesi. Alla luce dei rilievi formalizzati dalla magistratura inquirente, dopo oltre 15 anni di incertezza, ben due sequestri e finora nessuna soluzione, c’è bisogno di un intervento chiaro e risolutivo. Quanto al procedimento penale, Legambiente ha stabilito di costituirsi parte civile.

“Il quadro abruzzese rappresentato nel dossier”, dichiara Giuseppe Di Marco, presidente regionale di Legambiente, “precisa gli interventi non più derogabili e l’invito alle autorità competenti non solo nazionali ma anche territoriali a rimuovere una volta per tutte i diversi e numerosi ostacoli presenti e ad intervenire rapidamente in modo risolutivo, per garantire quella sicurezza e qualità della vita che gli abruzzesi chiedono da tempo”.

“Vista la crisi climatica e i limiti di bilancio è necessario scegliere le priorità, e cambiare metodo perché finora si è agito sugli effetti senza prendere di petto le cause. Gli interventi che mettiamo in evidenza sono coerenti con la lotta ai cambiamenti climatici”, aggiunge Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, “farebbero aumentare la qualità della vita, recuperare ritardi nelle infrastrutture, produrre un salto di qualità nella modernità: interventi che danno concretezza agli ingenti investimenti che si prevedono a livello nazionale ed europeo per il Green New Deal. Alla luce del piano presentato dalla Commissione europea con lo stanziamento di mille miliardi di euro per le politiche ambientali e climatiche, una parte importante di queste risorse deve finanziare il Green New Deal italiano, dando priorità a queste 170 opere”.

Le 170 opere selezionate da Legambiente sono molto diverse tra di loro per consistenza e per impegno finanziario, ma tutte sono bloccate o procedono a rilento e raccontano un’Italia fatta di inadempienze, rimpalli e contenziosi, cattiva progettazione, piani finanziari incerti, progetti troppo ambiziosi di project financing, lievitazioni dei costi, perdita di finanziamenti da parte della pubblica amministrazione locale, commissari straordinari nominati e revocati. Le 11 emergenze nazionali messe nero su bianco da Legambiente vanno dal risanamento dei siti inquinati industriali agli impianti di depurazione, dalla bonifica delle discariche abusive alla necessità di avere discariche per il corretto smaltimento dell’amianto, dal deposito per le scorie radioattive a media e bassa attività allo smantellamento delle piattaforme offshore non produttive, dagli interventi di adattamento e riduzione del rischio idrogeologico all’abbattimento degli edifici abusivi, dalla ricostruzione post terremoto alla costruzione di impianti anaerobici per la produzione di biometano e compost di qualità, fino all’innovazione tecnologica nei piccoli comuni per fermare lo spopolamento delle aree interne.