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I diari della Miura nera: anteprima del romanzo di Davide Cironi. L’intervista esclusiva

coverL’Aquila. Davide Cironi, nato nel capoluogo abruzzese, è un fenomeno del giornalismo automobilistico moderno. Il suo canale YouTube conta migliaia di iscritti e le visualizzazioni di suoi filmati superano persino quelle di colossi come Quattroruote. Da poco sul web lo si richiede a gran voce come terzo conduttore di “Top Gear Italia” al fianco di Bastianich e Guido Meda, addirittura con una petizione. Dopo il clamoroso successo ottenuto su internet, sembra arrivato il momento di tirare fuori dal cassetto un progetto nato qualche anno fa, quando ancora non era quello che tutti oggi conosciamo, ma solo un ragazzo nato e cresciuto con una grande passione: le auto. Il progetto editoriale ha ovviamente attirato la mia attenzione e abbiamo deciso di prendere un aperitivo insieme per parlarne un po’.

Davide arriva nel bar dove ci siamo dati appuntamento indossando i suoi soliti RayBan neri. Mi dice che gli servono a coprire le occhiaie visto che ha passato l’ennesima notte a montare i filmati del “Drive Experience”. Partiamo proprio da lì. Mi spiega che ogni filmato che monta deve rispondere a determinate caratteristiche, sia tecniche che di montaggio, perché “i fan, anche se inconsapevolmente, sanno distinguere benissimo tra un filmato mediocre da uno ben realizzato. Ormai il web pullula di filmati d’auto, ma ciò che rende diversi quelli del Drive Experience è proprio la qualità. I miei abbonati vorrebbero più filmati, ma ci vuole tempo per realizzare un buon video e preferisco aspettare e rilasciare un prodotto di qualità piuttosto che pubblicare video come quelli che si vedono in giro, io non faccio lo youtuber o il carspotter”. Quando gli chiedo dove sia nata la sua passione per i motori, Davide ride “di preciso non posso ricordarmelo … ma da sempre! Ho ritrovato un filmato dove mio nonno mi infila in una Testarossa a pedali che avevo appena compiuto un anno, dovresti vedere come fisso il piccolo volante di plastica”. Mi incuriosisco alla sua storia e gli domando come sia arrivato a fare l’istruttore di guida a Maranello “è stato per caso: ho fatto un favore per sbaglio ad uno sconosciuto, che poi si è rivelato amico di un collezionista e affittuario Ferrari. Per sdebitarsi mi offrì un giro in Ferrari. Quando aprì il suo rimessaggio e mi chiese di scegliere quale guidare tra tutta la nuova gamma, rifiutai dicendo che la mia prima volta con una Ferrari non poteva essere con un esemplare con il cambio al volante. Ne rimase colpito e, dopo avermi fatto provare la sua 550 Maranello personale -con cambio a selettore-, mi ha offerto un posto come istruttore per i turisti che volevano provare le fuoriserie a Maranello”. Fino ad allora come ti mantenevi? “In quegli anni” mi dice dopo aver fatto un sospiro profondo “per mantenermi e pagarmi i giri in pista, le modifiche alla mia Alfa 156 e il restauro della mia Gt Junior, facevo tre lavori: il giorno vendevo auto e ricambi online, la sera consegnavo le pizze a domicilio e la notte lavoravo in forno. Ed è proprio lì che mi è venuta l’idea di scrivere un romanzo. Ho iniziato a buttare giù su alcuni fogli le mie idee mentre aspettavo che la pasta lievitasse, a notte fonda, sporco di farina e qualche volta ai limiti della sobrietà”. Quindi, come ogni romanzo, immagino abbia molto di autobiografico? “Sì, anche se, non chiedermi come, tutto ciò che ho scritto nel romanzo, negli anni successivi si è magicamente realizzato…” Come succede nei corsi di empowerment dove consigliano di scrivere su un foglio di carta gli obiettivi che vuoi vedere realizzati da lì ai prossimi dieci anni? “Già, qualcosa di simile” mi dice ridendo e accendendo un’altra sigaretta “Non avrei mai pensato di entrare in contatto con la famiglia Lamborghini, di conoscere di persona Paolo Stanzani che è un personaggio attivo del mio libro o di stare a cena con i vertici Volkswagen/Audi”. Sappiamo che non nutri una grande simpatia per questi marchi, perchè? “Loro sono anche simpatici, e molto professionali. I tedeschi rispetto a noi italiani sono bravissimi a fare marketing, a vendere quel poco che hanno con grande entusiasmo. Mentre noi abbiamo una storia e un patrimonio ineguagliabili e non sappiamo valorizzarlo. Quello che non sopporto è il qualunquismo degli acquirenti invece, che si fanno convincere da qualche spot ben confezionato e da qualche slogan troppo sfacciato”. Davide mi racconta di quando i vertici Volkswagen lo hanno invitato al loro evento sul lago Worthersee “Sapevano benissimo che io avevo parlato, parlo e continuo a parlare tiepidamente delle loro auto, ma mi hanno voluto lo stesso, pagandomi un’hotel a 5 stelle e riservandomi il trattamento VIP; al contrario di quello che succede con l’Alfa Romeo o con la Fiat cui faccio un’enorme pubblicità, senza ricevere nemmeno una pacca sulla spalla”. Qualcuno dice che dal vivo le tue idee sono più cattive di quelle che arrivano su YouTube. “Perché on-line pubblico solo prove di macchine meravigliose. Come faccio a dire male di auto come quelle che guido nel Drive Experience? Scelgo solo fuoriserie o leggende del motorsport, è normale che ne rimanga estasiato… ma chi mi conosce bene sa che non ho peli sulla lingua quando si tratta di dare giudizi”. Che poi è un po’ quello che ti chiedono anche i fan, recensioni dure, cattive, come il trattamento che riservi alle auto. “Chi me le offre lo sa fin dall’inizio: non risparmio nemmeno un cavallo alle auto che mi fanno provare, ma la maggior parte dei proprietari oltre che consapevole, ne è persino felice. Spesso sono loro a farmi segno di dare giù tutto quando passo durante le riprese. Questo è fondamentale per la riuscita del video, è capitato spesso che mi offrissero auto da milioni di euro ma che avrei potuto guidare solo a 40 all’ora; in quel caso preferisco rifiutare”. Come hai iniziato a girare i tuoi video? “Insieme ad un mio amico d’infanzia, giovane regista aquilano che conosco dalle elementari. Abbiamo iniziato per un giornale locale ma la puntata pilota era decisamente superiore alle aspettative e abbiamo separato il Drive Experience da tutto il resto tenendolo indipendente com’è tuttora. Per questo lavoro ho fatto dei sacrifici durissimi, come quello di vendere la mia amata Giulia GT Junior del ’68 per fare cassa e acquistare attrezzature professionali per il montaggio video o pagare chi mi dava una mano per realizzare i miei filmati, poi le trasferte e tutto quanto”. Oggi però, con oltre 600.000 visualizzazioni al mese, raccogli i frutti di una vita di sacrifici “Già, averlo reso un lavoro è una soddisfazione immensa”. Ho scoperto che collabori con qualche testata giornalistica di livello internazionale come Petrolicious.com e che vari produttori stanno facendo la corte al tuo programma per portarlo in TV “Sarebbe bellissimo, ma già il web mi regala parecchie soddisfazioni, non ho fretta. Chiaramente però valuterò con attenzione ogni proposta. L’importante è non snaturare il lato passionale del mio lavoro”.

Quando gli chiedo cosa ne pensa della gestione Marchionne, prima di rispondere si fa serio “E’ un buon manager, ma pensa molto ad aggredire il mercato dal basso, sopratutto negli USA. Va bene vendere Fiat 500, va bene che preferisce la Maserati alla Ferrari, ma non si possono dare nomi come “Giulietta” ad auto che il pubblico non ha la sicurezza di amare. Non fraintendermi, sono buone auto, ma non sono minimamente degne di portare quei nomi o sigle come QV”. Nemmeno la nuova Giulia? Fa un sorriso ammiccante e confessa “Non l’ho ancora provata, ma sembra che all’Alfa Romeo abbiano fatto un gran bel lavoro stavolta, mi piace la direzione verso cui stanno andando adesso”. E la Ferrari? Perché non vince? “Non guardo la Formula uno, preferisco il turismo e lì la 458 vince. Nel Circus se non spendi all’inverosimile, puoi scordarti di vincere. Fino a quando spendeva cifre ingenti, sviluppava e investiva era nel posto in cui meritava, ma un conto sono le gare, un conto sono le auto che produci, sono due cose completamente diverse”.

Raccontaci qualcos’altro del tuo romanzo: I diari della Miura nera “E’ un romanzo cattivo, fin troppo violento, in cui dico le cose davvero come le penso. Veramente l’ho dovuto addolcire un po’ per la vendita al grande pubblico, altrimenti mi arresterebbero. Mi interessa fare compagnia a quelli che come me, per tutta la vita, non hanno avuto nessuno che li capisse quando parlano di motori. Ogni giorno mi scrivono dozzine di persone, dai ragazzini che vanno a scuola fino ai pensionati, e tutti dicono la stessa cosa: da quando ci sono i tuoi video ho capito che non sono l’unico a pensarla in un certo modo. Mi interessano loro, o quelli che stanno ancora decidendo cosa gli piace, non quelli che seduti sul divano, senza aver mai combinato niente, si sentono autorizzati a sparare sentenze su quale sia la migliore o la peggiore macchina”. E la storia? “Parte dagli anni 50 in Sicilia e arriva fino a qualche anno fa, in Emilia Romagna. Assieme al protagonista si vivono i periodi d’oro dell’automobilismo italiano, passando in prima persona per marchi storici e leggendari come Alfa Romeo, Lamborghini e Ferrari, ma visti dall’interno, dietro le quinte. Viviamo vicende legate all’automobilismo e ai motori, ma anche alla musica, alle donne e alla vita di uno che beveva benzina senza fregarsene di nient’altro, uno che viveva in un garage con una brandina, un frigorifero e una Miura nera. Il personaggio ha molto di mio ovviamente, ma non sono io”. So che è molto atteso “I miei fan lo aspettano da tempo, sì, ma non voglio farlo uscire se non quando sarà perfetto e, nonostante sia quasi pronto, non penso che riuscirò a portarlo in stampa domani. Magari mi dai qualche dritta tu, visto il successo del tuo libro”. Gli rispondo che può contarci e che lo farò con piacere, d’altronde sono convinto quanto lui che lo sviluppo di un territorio passi anche attraverso filmati e parole, che siano su web, su carta o pellicola.

Francesco Proia