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Il business dei roghi che sta devastando l’Abruzzo: la mappa del crimine e quelle strane coincidenze

Mappa degli incendi dolosi accertati e presunti in Abruzzo

L’Aquila. La mappa che noi di AbruzzoLive abbiamo disegnato ha la forma di C. C come catastrofe? E’ un vero e proprio business degli incendi quello che in Abruzzo sta mandando in fumo ed ha già ridotto in cenere ettari di montagna. La regione dei parchi, la regione verde d’Europa, continua a bruciare da giorni nonostante un grande dispiegamento di uomini e mezzi. In campo non solo vigili del fuoco e protezione civile, unitamente ai volontari, anche un reparto speciale del 9° reggimento alpini di stanza all’Aquila è stato coinvolto nella grande emergenza. I mezzi aerei per spegnere le fiamme sembrano non bastare e rinforzi sono arrivati anche dalla Francia e dal Marocco. E le notizie che arrivano dai luoghi in cui i focolai sono ancora attivi non sono certo incoraggianti. C come criminali? Un disegno criminale lo hanno definito in molti, ma la domanda da un milione di dollari è: chi si nasconde dietro tutto questo? Per fornire un risposta esauriente bisogna cercare di capire le dinamiche di gestione ed i flussi di denaro che un incendio può mettere in moto. In primis è stata accertata la natura dolosa della maggior parte dei roghi ed, inoltre, che gli inneschi rinvenuti in Abruzzo sembrano essere della medesima fattura di quelli trovati al confine con il Lazio, nella vicina provincia di Rieti. Una mente ed un mano criminale comuni quindi, quelle che hanno appiccato i focolai nelle due regioni del Centro Italia. C come casuale? Inoltre pare che “i luoghi, le modalità e i tempi di innesco di gran parte degli incendi non siano casuali, ma fanno parte di un disegno studiato proprio in modo di ottenere il risultato più devastante e di aggirare e ostacolare la macchina dei soccorsi”, in parole povere “l’innesco degli incendi viene studiato apposta per limitare la possibilità di spegnerli. Qui qualcuno sta speculando, sta creando bisogni su cui strutturare interessi”, ha dichiarato la senatrice Stefania Pezzopane.

C come canadair? L’Abruzzo non dispone di una propria flotta aerea, i mezzi che stanno operando da giorni sulle cime delle montagne infuocate fanno parte della flotta di stato, e da esso sono pagati. “I Canadair sono senza oneri diretti, poiché sono a carico del Sistema Paese. Sono coperti dal Bilancio Generale dello Stato! Non sono onerosi a chiamata”, ha specificato il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D’Alfonso, rispondendo ad un post su Facebook. Infatti l’Abruzzo insieme a Molise, Marche, Umbria e Basilicata non possiede una propria flotta aerea antincendio, al contrario di altre Regioni (Sardegna, Toscana, Campania, Lazio , Piemonte, Lombardia, Liguria, Veneto e Friuli Venezia Giulia). A questo punto la domanda sorge spontanea, ovvero chi abbia stipulato con lo stato la convenzione per Canadair ed elicotteri? Si parla di esterni, di privati pagati con tariffe orarie: 15 mila euro l’ora per un Canadair e 5 mila per un elicottero, oltre a carburante e manutenzione. Uno dei Canadair in prestito all’Abruzzo alcuni giorni fa aveva avuto un’avaria, e questi sono imprevisti che potrebbero far lievitare i costi. Poi ci sarebbe anche il rimboschimento, che di consueto avviene dopo importanti e devastanti incendi. E questo costituirebbe un altro business nei confronti di altrettante aziende operanti nel settore. Il costo di una pianta varia dagli 10 euro per un pino e può arrivare a 50 per un faggio. In ogni ettaro (10mila metri quadrati) è possibile mettere a dimora tra i 3mila e i 5mila esemplari. In Abruzzo, è ancora presto per fare stime e conte dei danni, ma pare che la superficie da rimboschire sia già di 6mila ettari. Basta solo un pò di matematica per capire che anche qui c’è da guadagnare e bene, almeno tra i 200 ed i 300 milioni di euro. Anche in questo caso le piante, un tempo provenienti dai vivai del Corpo Forestale, ora sono acquistate presso società private.

L’Abruzzo è una terra sulla quale si è allungata, già da tempo, la mano della criminalità organizzata. E questo è noto a molti. Ne sono prova le numerose inchieste venute fuori negli anni: dal traffico di rifiuti, fino a quelle più recenti e numerose della ricostruzione post terremoto dell’Aquila. C come Corpo Forestale dello Stato? Numerose sono poi le polemiche, per lo più di natura politica, alimentate da questi giorni difficili e di grande emergenza. La più sensata è senza dubbio quella legata alla Riforma Madia con la soppressione del Corpo Forestale dello Stato, la cui presenza in regioni verdi e montuose come l’Abruzzo, avrebbe avuto sicuramente un senso a tutela e salvaguardia di un patrimonio naturalistico più unico che raro fatto di parchi, riserve ed abitato da specie animali e vegetali rare. C come coincidenze? Noi di AbruzzoLive abbiamo tracciato una mappa geografica degli incendi ed abbiamo fatto delle osservazioni. I punti di fuoco sembrano seguire una linea: sono infatti collocati uno dietro l’altro da un punto di vista dello spazio. Inoltre evidenziando i bacini idrici nei quali Canadair ed elicotteri si riforniscono di acqua abbiamo notato una curiosa vicinanza rispetto agli incendi, quasi come a volersi assicurare gli approvvigionamenti. Ed ancora i punti di innesco ci sono sembrati quasi tutti equidistanti dall’aeroporto di Pescara, che attualmente funge da base logistica ed operativa: dove i mezzi aerei partono, tornano e si riforniscono di carburante. Certo che se così fosse il disegno sarebbe senza dubbio criminale. E’ ovvio che si tratta solo di ipotesi, una delle tante avanzate in questi giorni da chi si occupa di informazione ed inchieste, ma nessuno può negare che le coincidenze, in questa mappa, siano alquanto strane.
@fededimarzio84
@francescoproia