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Il presidente della Tua Giuliante in risposta alla Cgil: “no all’accusa di fascismo”

Pescara. “La mancata applicazione dell’art. 39 della Costituzione fa sì che la CGIL possa discettare sui bilanci delle aziende italiane (in questo caso specifico TUA) mentre gli italiani non possono accedere al bilancio consolidato CGIL da sempre non potabile” così il presidente di Tua, Gianfranco Giuliante.

“Vorrei nei limiti del possibile” continua Giuliante “che il richiamo alla mancata applicazione dell’art.39 e alle sue conseguenze per il sindacato mi risparmiasse l’accusa di “fascismo” già in passato spesa per chi lo ha sollecitato. Oso aggiungere che allo scrivente il “fascismo” non ha lasciato in dote alcuna proprietà, mentre la CGIL ha ereditato gratis quasi la metà del patrimonio immobiliare nelle corporazioni fasciste accumulate nel ventennio (diversi miliardi in immobili) e questo dovrebbe renderli meno astiosi. Entrando nel merito precisiamo inoltre che Maxmilian Di Pasquale è diventato dirigente TUA con la Presidenza D’Amico, e proprio perché il Prof. D’Amico ha dimostrato una straordinaria competenza, la nostra scelta è stata quella di utilizzare al meglio questo suo collaboratore”.

“Parlare di macelleria sociale nel caso TUA sottende l’utilizzo di un linguaggio plasmato da invidia sociale degna della peggiore tradizione trotskista. Infatti in TUA non c’è stato nessun licenziamento, né ci sono stati privilegi, si è soltanto disdettato un concorso da dirigente già indetto da altri e parte del risparmio è stato utilizzato per retribuire le ulteriori mansioni di 8 quadri già presenti in azienda. I lavoratori hanno visto aumentare il loro salario in seguito alla reintroduzione dello “zainetto” (riconoscimento pregresso) mentre per le altre scelte di riorganizzazione del servizio di Tua abbiamo fatto pedissequamente ricorso ai suggerimenti già previsti nel piano industriale 2014/2019 licenziate proprio dal Prof. D’Amico e condivise dai sindacati (atto di fusione verbale del Consiglio Regionale n. 231 del 16 marzo 2015). Se ciò è vero, come è vero, ci rifiutiamo di pensare che la CGIL elogi il Prof. D’Amico nella forma per censurarlo nella sostanza. Preferiamo pensare ad uno svarione dovuto a delirio sindacale. Ad intelligenti pauca” conclude Giuliante.