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Il racconto di una ragazza abruzzese a Chicago: a -50 gradi congeli in due minuti, si blocca il fiato e si paralizzano le gambe

Chicago. Tra le città statunitensi più amate e discusse al mondo, in questi giorni Chicago è finita sulle prime pagine di tutti i giornali internazionali per via delle temperature polari che l’hanno messa in ginocchio. Proprio nella “città del vento”, set di numerosi successi cinematografici a stelle e strisce (ricordiamo, fra gli altri, “The Blues Brothers”, “Space Jam”, “The Untouchables”, “A Qualcuno Piace Caldo”) risiede attualmente Laura Di Clemente, 24enne di Terranera (Rocca di Mezzo), volata negli States per studiare la lingua inglese. L’abbiamo raggiunta telefonicamente per avere una testimonianza diretta circa questa eccezionale ondata di maltempo che, però, ha avuto – fortunatamente – anche risvolti simpatici. Se non altro non è finita come nel film “The Day After Tomorrow”. Ecco cosa ci ha raccontato:

“Dunque, a voler riassumere le prime ore di gelo che nei giorni scorsi si sono abbattute su Chicago, potrei sintetizzare il tutto con “il cappello lo porto però lo metto in borsa, tanto non servirà”. Infatti, abitualmente non indosso canottiere, calze sotto i pantaloni, calzini lunghi, guanti, cappelli e roba varia, quindi non ero assolutamente spaventata dal freddo. Bene, il tempo di arrivare in aeroporto che ho dovuto ricredermi, specialmente dopo aver visto i dipendenti dello scalo tremare come foglie”.

“Dopo essere salita sul taxi per dirigermi verso la downtown – dove vive la famiglia che mi ospita – appena scesa dall’auto per prendere le valigie ho iniziato ad avvertire i geloni alle mani. Dopo uno o due minuti. Tra me e me ho pensato “qui si mette male” e che, quindi, fosse giunto il momento di comprare guanti. Altro pensiero: come fanno i senza tetto con questo freddo? Eppure ce ne sono in giro e spesso lo sono per loro stessa e precisa volontà. I miei amici, scherzando, mi dicevano che, essendo io di Rocca di Mezzo, avrei dovuto essere temprata per queste temperature ma, diciamolo apertamente, come si fa a esserlo quando fuori fa -30 gradi e se ne percepiscono -40?”.

“Arriva il “wind chill” e la locale protezione civile, in sintonia con l’amministrazione comunale, consiglia ai cittadini di non rimanere all’esterno per più di 10 minuti. Il motivo? Rischio ipotermia. Si, avete capito bene, congelamento all’istante o quasi. Mi adeguo e per due giorni resto reclusa a casa, al 20esimo piano di un edificio con le pareti di vetro. Dall’alto abbiamo contato le persone che uscivano e quei pochi coraggiosi che abbiamo notato correvano verso la macchina, nonostante i marciapiedi fossero una lastra di ghiaccio. Altro problema – prosegue Laura – si è avuto con gli animali. Chi li ha è potuto uscire per due o tre minuti, giusto il tempo di consentire loro di fare i bisogni”.

“Ciò che mi ha sorpreso, però, non è stato tanto il lago ghiacciato quanto chi, a -17° sosteneva che facesse caldo. Cosa che io, pur essendo abruzzese e “montanara” non avrei mai detto ma neanche pensato. Una volta ho provato a uscire con alcuni componenti della famiglia che mi ospita, abbiamo fatto a piedi 7km a -17 gradi. Ho iniziato a sentire le gambe intorpidite, prima difficili da spostare, poi bollenti. Il corpo stava rispondendo in modo assurdo per evitare di congelare. Vedevo cose che volevo fotografare ma non potevo cacciare le mani né tanto meno alzare la testa. La cosa divertente è che in alcuni vicoli il vento sbuca fortissimo in mezzo ai palazzi perciò, mentre di ritrovi a camminare tranquillo, da un momento all’altro rischi quasi di spiccare il volo”.

“Anche dentro casa, per quanto vuoi tenere il riscaldamento acceso h24, quando fa -30 è impossibile non avere freddo. Le pareti di casa sono di vetro, per cui…Ricordo il giorno prima del grande freddo, eravamo in giro e due netturbini, dopo averci scrutato, ci ha detto dato delle matte, dicendo che dovevamo correre subito ripararci. Che dire, a quel punto ho capito che forse era il caso di dar loro retta..”.