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Intervista al senatore Razzi: «parlo in dialetto perché devono sape’ che ci stem pure nu’»

Tagliacozzo. “Parlo in dialetto perché tutti devono sape’ che ci stem pure nu’”. Il senatore Antonio Razzi è a suo modo il promoter dell’Abruzzo e non poteva mancare all’assemblea plenaria del Cram, consiglio regionale degli abruzzesi nel mondo, dove ha conquistato tutti con il suo modo di fare. Abbiamo incontrato il senatore al Teatro Talia di Tagliacozzo durante i lavori del consiglio e con la sua solita franchezza ci ha spiegato che incontri come quello di oggi hanno una “funzione pubblicitaria utile ad un turismo di ritorno”.

Senatore qual è l’importanza di fare un incontro come quello che si sta svolgendo in questi giorni a Tagliacozzo con gli abruzzesi provenienti da tutto il mondo?
La Regione Abruzzo non spende molto per quanto riguarda il turismo, eventi come questo sono un modo per avere un “turismo di ritorno” e poi un’ottima pubblicità sulle varie nazioni di appartenenza. Io credo che si dovrebbero promuovere più incontri di questo genere perché tra loro ci potrebbero essere degli ottimi manager turistici in grado di promuovere l’Abruzzo e i suoi prodotti, non solo agroalimentari. Lo dico spesso noi siamo baciati dalla fortuna: abbiamo il mare, abbiamo le montagne, che vogliamo di più.

Spesso nelle sue interviste parla in dialetto, i più cattivi dicono perché non conosce l’italiano, invece il suo sembra proprio essere un modo per valorizzare le sue radici, le tradizioni, la territorialità. È così?
Si certo, molte volte alcuni giornalisti delle Iene ci scherzano – è chiaro capisco che devono fare il loro lavoro e io rispetto chi lavora perché se non lavori non porti a casa la pagnotta e io ho sempre lavorato – (Inizia a parlare tedesco). Io posso parlare il tedesco che so molto meglio dell’italiano perché ho lavorato 41 anni in Svizzera.

L’italiano no, il tedesco sì?
Il tedesco lo so molto meglio. Molte volte però lo faccio di proposito per dire che l’Abruzzo c’è, e la nostra cultura e il nostro dialetto lo dobbiamo mantenere e non non dobbiamo farci vedere che noi non siamo abruzzesi, e non ci dobbiamo mai vergognare di essere abruzzesi. Io non mi vergogno mai di essere abruzzese, ne sono orgoglioso, e in tutte le parti del mondo che visito, ovunque il vada, vado nomino l’Abruzzo perché lo sento nel cuore.

Il suo modo di porsi rispetto soprattutto ai suoi colleghi è una scelta comunicativa precisa, è un modo studiato di fare politica?
Molti colleghi miei pensano ancora che ci sia la prima Repubblica: non c’è più! I cittadini vogliono essere incontrati, vogliono parlare, scherzare. Devi mangiare al ristorante con i cittadini e stare insieme al loro. Io sto usando questo metodo perché c’è un clima di antipolitica e spesso hanno ragione perché ci sono certi che vivono nei grattacieli e non scendono in mezzo ai cittadini. Io non vivo mica in un grattacielo, io sono quello che scende tra i cittadini. Anche perché così posso capire cosa pensano e poi posso fare delle proposte al Senato.

La musica, le belle donne e la politica solo le tre passioni che lei ha in comune con il cavaliere Berlusconi. Dal barbiere però lei si è sfogato e ha detto ‘basta con la politica sono tutti ladri’. È davvero così?

Il fotografo Rino Barillari mi stava facendo alcuni scatti e il giornalista è arrivato in quel momento. Parlando io ho detto che gli ultimi fatti avvenuti in Sicilia e in tante regioni italiane e mi hanno fatto vergognare di essere politico e mi fa vergognare di andare in giro perché la gente pensa che anche io sono uno di quelli. Ma non è così, io allora mi ritiro perché non voglio spartire niente con quelli che rubano. Poi per quanto riguarda le canzonette io ho fatto Famme cantà e proprio l’altro giorno al Pantheon ho avuto una soddisfazione perché alcuni turisti inglesi mi ha fermato “Razzi you”, e ho detto bè che c’è. abruzzesi nel mondo razzi selfieE loro mi hanno detto (inizia a parlare in inglese): “oh Razzi”, “Famme cantà very good”. Ma dove cazz l’hai pigliato tu ho detto e loro: “where are you from”, “From London”. Ah mi fa piacere che da Londra vedete la mia canzone che poi l’ho fatta per beneficenza per un ragazzo di Pescara che nel primo giorno di lavoro è rimasto paralizzato. Ha fatto già alcuni interventi in una clinica della Svizzera dove ci vogliono 100mila euro e quindi tutto il ricavato è andato per quel ragazzo non viene a me. Io l’ho fatto per cantà perché su questa canzone la professoressa Paola Palma che nel 1998 ha vinto con la Minetti Sanremo, ha rimesso insieme tutte le frasi che ha usato Crozza in due anni che mi ha sponsorizzato, lui mi ha riabilitato anche per quello che era successo prima e ha fatto imparare a tutti Vola vola. Molti non sapevano che era una canzone abruzzese. Ora tutti i giovani che mi incontrano cantano: Vola vola. Se c’era ancora in vita Tosti di Ortona che ha fatto Vola vola come minimo me pagava ‘na cena”.