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Impiegare i migranti in lavori socialmente utili a titolo di volontariato

Pescara. Avviare i migranti ospiti dei centri di accoglienza a lavori socialmente utili a titolo di volontariato sul territorio cittadino. E’ la finalità del protocollo di intesa sottoscritto, stamani, a Pescara, tra il Comune, Prefettura, Caritas e la Cooperativa Eta Beta. L’iniziativa è stata illustrata nel corso di una conferenza dal sindaco Marco Alessandrini, dal prefetto Vincenzo D’Antuono e da don Marco Pagniello per la Caritas. Libia, emergenza profughi al confine con la TunisiaPresenti anche Paola Iaci, che dal primo ottobre sostituiraà il prefetto fino alla nomina ministeriale del nuovo reggente, la responsabile del settore Diritti civili e cittadinanza, il vice prefetto aggiunto Maria Di Cesare e il consigliere Tonino Natarelli, presidente della Commissione Politiche Sociali che con Tiziana Di Giampietro ha lavorato alla convenzione. Si tratta di un’intesa voluta dal Comune e subito sostenuta dalla Prefettura, per le finalità sociali e di integrazione che il protocollo promuove. “Come istituzione locale” ha detto il sindaco “Pescara non si tira indietro nell’accogliere e alla luce dei dati sulle presenze nelle strutture di accoglienza che ricadono nel nostro territorio, abbiamo pensato che favorire una prima integrazione di quanti vogliano mettersi a disposizione della comunità” che li ospita fosse un buon viatico per il futuro inserimento sociale, civile e culturale di quanti resteranno in Italia. Su questa via proseguiremo, ringraziando il prefetto che ha accolto con grande disponibilità e operatività questo intento. Al momento gli ospiti nelle strutture Caritas sono 144. Quanti risponderanno favorevolmente al nostro invito, saranno impiegati per lavori socialmente utili nel territorio cittadino finché resteranno in città”. “Quello dell?accoglienza” ha sottolineato il prefetto “è un atto di grande sensibilità che gli italiani stanno dimostrando. Perché attraverso l?accoglienza passa anche l’invito a vivere secondo le regole di chi apre le braccia. Riteniamo che l’integrazione sia un percorso da fare, perché così si riescono a recuperare volontà e forze di quanti vogliono davvero inserirsi nel nostro contesto. Quello che stiamo vivendo è un problema epocale che non riguarda solo un unico Paese, ma li coinvolge tutti. Mi piace sottolineare e ringrazio la comunità che si rende disponibile a tali percorsi di accoglienza, che aprirsi è un modo per conoscere l’altro e far conoscere all’altro le regole e il modo di vita del Paese in cui si approda. Uno scambio fondamentale per il futuro”.