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“In Abruzzo non c’è maggiore rischio di contagio”: ecco i dati elaborati dallo statistico

L’Aquila. “Alla fine l’Abruzzo è rimasta davvero l’unica regione in zona rossa (speriamo ancora per poco). Quindi qui c’è un maggior rischio di contagio? La risposta è no: in Abruzzo non ci sono più casi in proporzione alla popolazione e non c’è un’evoluzione del contagio più preoccupante di altre regioni”: a dichiararlo lo statistico Roberto Cipollone, che sottolinea come “secondo l’ultimo report del Ministero della Salute, settimana 23-29 novembre, nei 14 giorni di riferimento l’incidenza per 100mila abitanti in Abruzzo è pari a circa 574 casi (una settimana prima era 654 casi), un valore inferiore ad esempio a quello del Veneto (831), zona gialla”.

“I casi riportati alla protezione civile sono in calo del 14,4% rispetto alla settimana precedente”, precisa, “il famoso indice di contagio Rt è stimato pari a 0,85, in netta diminuzione rispetto all’1,06 della settimana precedente e all’1,32 di due settimane prime; la stima per il Veneto, ad esempio, è pari a 1,13. A tale proposito, sempre il Ministero segnala come “compatibile con lo scenario 4” (zona rossa), un Rt “significativamente maggiore di 1,5”.

Quindi, perché l’Abruzzo è zona rossa? Secondo Cipollone “perché nell’ordinanza del presidente della Giunta Regionale n.102 del 16 novembre 2020 c’è un’autodichiarazione di “epidemia non gestibile”, considerata come allerta di resilienza (di adattamento, di risposta) dei servizi sanitari territoriali. Nella stessa ordinanza viene infatti riportato che il Gruppo Tecnico Scientifico Regionale ha rilevato “come l’attivazione di catene di trasmissione ed il conseguente trend in crescita evidenzi un’ampia diffusione del virus […] con un incremento dei ricoverati tale da non poter consentire l’adeguatezza dell’offerta di strutture sanitarie per far fronte ad ogni esigenza sanitaria inerente la gestione della malattia”. Ma l’indicatore Rt era già in calo al tempo (da 1,51 al 1° novembre fino a 1,32 il 15 novembre), mentre l’incremento dei ricoverati si è fermato dopo il 18 novembre. Al 4 dicembre la percentuale di occupazione dei posti letto in terapia intensiva è pari al 39%, quella dei posti letto in area non critica è al 47%. Percentuali superiori alle soglie stabilite (30% e 40%), ma simili a regioni in zona gialla; nel Lazio, ad esempio, le percentuali si attestano al 38% e al 49%”.

Cipollone conclude riportando le parole del direttore del dipartimento regionale sanità, Claudio D’Amario, che ha dichiarato al tempo che “l’aver anticipato la zona rossa è stata una strategia perché, avendo un impatto assistenziale molto elevato, avremmo rischiato di trovarci nel periodo festivo in lockdown”. Si potrebbe dedurre che la Regione ha anticipato i tempi per evitare una situazione che non sarebbe stata in grado di gestire, e le ragioni di questa potenziale criticità risiedono in anni e decenni di politiche regionali sulla sanità, sebbene Marsilio abbia le sue responsabilità, soprattutto per la gestione sanitaria nella Marsica. Ad oggi non possiamo dire se questa strategia sia stata la migliore possibile (aspettiamo il passaggio a zona arancione, nel caso), ma di certo possiamo dire che in Abruzzo non c’è un maggior rischio di contagio”.