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Inchiesta Terre d’oro: tre stralci e 4 rinvii a giudizio. Tra gli indagati c’era il sindaco di Chieti

Chieti. Il gup dell’Aquila Giuseppe Romano Gargarella ha dichiarato l’incompetenza territoriale, trasmettendo gli atti alla Procura della Repubblica di Chieti, nell’ambito del procedimento ribattezzato “Terre d’oro” che vede indagati per corruzione il sindaco di Chieti, Umberto Di Primio, l’imprenditore Enzo Perilli e l’ex segretario generale dell’autorità di bacino Michele Colistro, in relazione alla realizzazione, che non si è mai concretizzata, di un centro commerciale a Chieti, il cosiddetto Megalò 3. La posizione dei tre è stata stralciata accogliendo l’eccezione di uno dei difensori, l’avvocato Antonio Pimpini.

Secondo il legale non esiste connessione teleologica fra la corruzione e il reato ipotizzato nell’ambito dell’inchiesta Terre d’oro ovvero smaltimento illecito di rifiuti ovvero rocce e terre da scavo, reato quest’ultimo che ha fatto scattare la competenza della Procura distrettuale de L’Aquila. Per quanto riguarda invece l’accusa di smaltimento illecito di rifiuti, il gup Gargarella ha rinviato a giudizio Perilli e il commercialista Paolo Di Martino insieme a Colistro e all’architetto Giovanni Melozzi: gli ultimi due devono rispondere di falso e truffa. Il processo davanti al giudice monocratico de L’Aquila è stato fissato per il 14 settembre.