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La Chiesa di Navelli riapre dopo il restauro: conservati elementi superstiti, architettonici e decorativi

Navelli. Dopo un lungo intervento di restauro riaprirà a Navelli (L’Aquila), domenica 17 dicembre, la Chiesa parrocchiale di San Sebastiano. Databile al secolo XI, probabilmente costruita su resti dell’antica città-castello medievale, conserva esigue tracce architettoniche e decorative del XV secolo ed è caratterizzata dal massiccio intervento settecentesco con rimaneggiamenti del secolo scorso. Nel restauro si è cercato di conservare tutti gli elementi superstiti, architettonici e decorativi, intervenendo con tecnologie, materiali e strumentazioni compatibili con il bene monumentale. Le superfici esterne in pietra e intonaco sono state pulite e consolidate; internamente è stato consolidato l’intonaco settecentesco e riproposta la tinteggiatura a calce sulla base di indagini conoscitive preliminari, prove e campioni. Il percorso di consolidamento e restauro, progettato per riparare i danni dovuti al terremoto del 2009, è stato finanziato con un milione e mezzo di euro, importo compreso nella Delibera Cipe n. 135/2013. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta Iter srl – Impresa, Tecnologia, Edilizia e Restauri di Pesaro. Domenica 17 dicembre, alle 10.30, l’arcivescovo de L’Aquila, monsignor Giuseppe Petrocchi, benedirà la Chiesa che torna alla sua funzione, e presiederà la Messa. A seguire i funzionari del Segretariato regionale MiBACT per l’Abruzzo (che ha avuto in carico l’intervento) e della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio (Abap) per L’Aquila e i Comuni del Cratere, l’architetto Alessandro Mazza, in qualità di Responsabile Unico del Procedimento, e l’architetto Valerio Piovanello, direttore dei Lavori, illustreranno nel dettaglio i lavori eseguiti. In particolare, è stato rimosso il pesante intervento novecentesco, che aveva introdotto un solaio latero-cementizio al di sopra delle volte in cannucce della navata centrale.

Dopo la rimozione le volte sono state ripulite, rinforzate e appese a un sistema metallico reticolare ancorato sulle creste murarie e collegate con un cordolo, sempre metallico, su cui si è impostata la copertura ricostituita mediante recupero di parti antiche e
alcune integrazioni. Le volte in muratura delle navate laterali e di altri ambienti del complesso sono state rinforzate mediante solidarizzazione alle pareti perimetrali. Le murature sono state consolidate mediante iniezioni di miscele consolidanti, cucitura di cantonali e martelli murari, ricostruzioni localizzate; è stato inserito un diffuso sistema di incatenamento delle pareti e un massetto ripartitore al piano di calpestio ben collegato alle murature e ai pilastri centrali. L’intervento ha interessato anche la messa in sicurezza
dell’apparato decorativo. Il restauro si è concentrato sugli apparati decorativi fissi, rimandando quello dei beni mobili a un successivo intervento. Nella riproposizione della pavimentazione dell’aula della chiesa, diversamente da quanto previsto nel progetto, si è deciso di riproporre la pavimentazione settecentesca in laterizi sulla base del ritrovamento di numerosi brani conservati sotto la fase novecentesca. Durante la rimozione del marmo moderno si è riscontrata l’assenza di un massetto sottostante e sono affiorate le tracce di sepolture e antiche strutture murarie; sono stati condotti sondaggi archeologici per la verifica degli strati sottostanti ai fini strutturali e documentata una variegata e complessa situazione comprendente ambienti ipogei sepolcrali, tombe superficiali, murature risalenti ad antiche e diverse disposizioni di strutture religiose o civili.