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La frana resta, l’opera d’arte no. Rimossa l’installazione dell’artista anonimo, il web insorge e chiede spiegazioni a Di Primio

Chieti. Una vicenda curiosa, anomala e quanto meno imprevedibile quella che ha visto per protagonista una piccola e storica frana. Precisazione: non ci riferiamo a una persona imbranata o combina guai verso la quale si usa tale epiteto per descriverne la personalità, ma un vero e proprio crollo di materiale roccioso, più o meno ingente. In fin dei conti, però, chi lo ha detto che una frana non possa finire sotto le luci dei riflettori? Non discriminiamo, per favore. 

Siamo a Chieti, località San Martino, nei pressi del campus universitario. Un artista anonimo, munito di fantasia e voglia di arredare un angolo urbano decadente e abbandonato, si reca in loco per posizionare una sua installazione. Fatto che, probabilmente, accade nella notte tra giovedì e venerdì. L’evento, vecchio di circa cinque anni, accuratamente recintato, offre lo spazio giusto sul quale poter sviluppare l’estro artistico del soggetto. Street art e arte contemporanea sono, infatti, con sempre maggiore frequenza, elementi capaci di dare nuova vita a spazi in disuso, usurati o, comunque, abbandonati.

Con i tempi che corrono, si sa, le notizie rimbalzano alla velocità della luce. Ecco, quindi, che su Facebook e Instagram cominciamo a girare alcuni scatti dei manichini fin dalle prime ore di venerdì mattina. Foto che, probabilmente, devono aver urtato la sensibilità di qualcuno, dato che dopo non molto l’installazione era già stata rimossa. Che le frane non fossero come il buon vino, capaci di diventare più buone col passare del tempo, lo sapevamo già e quindi, alla luce di ciò, era lecito immaginare che, contestualmente alla rimozione dell’opera, avvenisse anche quella dei massi.

E invece no. Loro sono ancora lì. Esattamente come il muro di contenimento utilizzato per evitare di aggravare i postumi della frana. Ecco, dunque, che l’elemento di imprevedibilità citato all’iizio del testo si manifesta in tutta la sua evidenza. Perché rimuovere un’installazione artistica su uno spazio piombato miseramente nel degrado? Perché lasciare che il materiale roccioso di una frana che avrebbe dovuto essere risolta già da tanto è, invece, ancora stabilmente al suo posto? Perché, quindi, non cogliere l’occasione per affrontare una vicenda che, se fosse un affare legale, sarebbe pericolosamente vicino alla prescrizione? Queste domande rimbombano nella testa di curiosi e cittadini teatini. Infine, l’appello: artista, fatti avanti e rivendica il tuo gesto.