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La gestione sanitaria delle maxiemergenze post sisma, l’allarme della Uil: i tagli mettono a rischio il sistema

L’Aquila. Ha tanto da insegnare il terremoto dell’Aquila: dopo quel sisma terrificante di dieci anni fa, la gestione sanitaria delle maxiemergenze ha una procedura precisa, divenuta un modello. E anche questo rientra tra le cose fatte dopo il dramma, troppo spesso messo in ombra tra le tante cose ancora da fare, e per le quali il sindacato intende continuare a fare la sua parte, in particolare sul tema della prevenzione. È quanto emerso oggi a L’Aquila, nel corso della giornata di formazione “Nuove teorie ed esperienze mediche nella gestione sanitaria della maxiemergenza”, promossa da Uil Fpl (federazione poteri locali) dell’Aquila.

A fare da padrone di casa, Antonio Ginnetti, segretario Uil Fpl L’Aquila, che ha spiegato il senso dell’iniziativa. “Abbiamo messo insieme politica, sindacato e addetti ai lavori per analizzare l’esperienza maturata all’Aquila e come è evoluta la risposta sanitaria dopo le emergenze”, ha precisato Ginnetti, “per noi è decisivo rilanciare il tema della prevenzione, ancora troppo trascurata, ma prevenire costa meno che gestire la ricostruzione. Con l’investimento in prevenzione si mette in sicurezza il cittadino, si crea lavoro e si rilancia anche l’economia”.

Dopo la performance dell’attrice Franca Di Cicco, che ha interpretato il brano “Tormento”, è intervenuto Pierluigi Biondi, sindaco dell’Aquila. “Bisogna evitare di fare come un medico che ogni mattina deve reinventarsi una cura per una malattia già ampiamente studiata”, ha spiegato il primo cittadino aquilano, “perché dopo tante tragedie continua a mancare una legge organica? Le esperienze per diventare modelli devono camminare sulle gambe delle persone. E purtroppo manca il personale negli enti pubblici per farle camminare”.

“Diciamo no al pianto sterile”, ha affermato Guido Liris, assessore regionale alle Aree Interne, “c’è stato chi è andato via e chi invece è rimasto, e lo ha fatto per convincere le prossime generazioni che la vita non solo è possibile ma è ripartita da tempo. Abbiamo imparato tanto: sul nostro territorio si sono formati ingegneri, geometri, architetti, periti. Dunque, è doveroso parlare di opportunità: ciò che abbiamo costruito e imparato, renderlo un patrimonio nazionale”. Per Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo, è importante chiedersi “come creare le condizioni affinché l’emorragia di persone si blocchi. Come sindacato, abbiamo voluto dare il nostro contributo per rilanciare il lavoro, e i fondi raccolti insieme a Cgil, Cisl e Confindustria li abbiamo indirizzati a questo scopo”.

Sulla stessa linea di Lombardo anche Bartolomeo Perna (Uil Fpl nazionale), Luigi Di Donato (Feneal Uil L’Aquila), Pino De Angelis (Uil Fpl regionale) e Antonio Foccillo, segretario nazionale Uil, che ha spiegato: “L’Aquila è stata l’emblema di una tragedia immane, ma non l’ultima. Purtroppo è mancata la politica. E oggi manca una progettualità. Manca un disegno strategico per evitare in futuro queste tragedie. Aver continuamente bloccato nuovo personale nell’amministrazione pubblica a fronte delle cose da fare è stato e continua ad essere un errore, ancora più a rischio con l’autonomia. Si taglia la spesa e non si combatte l’evasione fiscale. Dobbiamo ragionare su che modello di stato per evitare che la vittoria degli egoisti sulla povertà di tanti”.

Emiliano Petrucci, anestesista e rianimatore dell’ospedale di L’Aquila, riassume così i contenuti scientifici della giornata, affrontati da numerosi medici, anestesisti e infermieri insieme a circa cinquanta operatori sanitari. “Dal sisma aquilano abbiamo imparato la necessità della calma e, giorno dopo giorno, abbiamo strutturato protocolli a partire dall’esperienza maturata”, ha spiegato, “knnanzitutto, bisogna fare i conti con le risorse a disposizione, indirizzandole alla salvaguardia del maggior numero di vite umane. Bisogna poi saper programmare l’emergenza ed essere pronti a stravolgere il funzionamento normale di un ospedale. Ma a monte di tutto sta la prevenzione che significa saper affrontare la situazione, saper fare ciò che è richiesto dai feriti che si ha di fronte e non creare ulteriori problematiche, non mettersi in pericolo da sé. Ora c’è un modello di gestione che nasce della maxiemergenza e delle catastrofi che possiamo riassumere così: innanzitutto l’intervento nella zona rossa, con l’evacuazione veloce dei feriti, poi l’ospedalizzazione e infine la centralizzazione della procedura in un percorso efficace, sicuro ed efficiente per la vittima e gli operatori stessi”.