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Consorzio Vini D’Abruzzo 3

L’Abruzzo raccontato da uno svedese. Un viaggio alla scoperta di luoghi e tradizioni

L’Aquila. Un libro sull’Abruzzo e le sue tradizioni quello scritto dallo svedese Johan Werkmäster e pubblicato di recente dall’editore Carlsson di Stoccolma. Dal titolo “Allodole a L’Aquila”, esso nasce dopo un primo viaggio in Italia, nel 2003, sulle tracce del pittore svedese Anders Trulson, scomparso nel 1911 e sepolto nel cimitero napoleonico di Civita d’Antino, esso narra la storia di incontri con le persone, le tradizioni, la religione, il cibo e il vino d’Abruzzo, attraversando i paesi della montagna ormai spopolata tra quel che resta del mondo pastorale. L’autore omaggia il Montepulciano d’Abruzzo, ma ciò che lo affascina di più oltre ai sapori della nostra terra sono i riti religiosi quali i serpari di Cocullo, le Farchie di libriFara Filiorum Petri e la Corsa degli Zingari di Pacentro. “Allodole a L’Aquila” non trascura le tante storie di emigrazione, da quella di Pascal D’Angelo, poeta-muratore di Introdacqua, a quella di Salvatore Paolini, giovane cameriere partito da Villa Santa Maria che finì al servizio di Hitler nella residenza di montagna in Baviera, il “Nido delle Aquile”. Oltre i confini nazionali l’Abruzzo è conosciuto soprattutto per il suo vino, in particolare per il Montepulciano d’Abruzzo, sottolinea Werkmäster, ma tanti sono i motivi di interesse che caratterizzano la regione. E lui ne scopre direttamente e descrive alcuni, interrogandosi, ad esempio, su quale paese fosse identificabile con la Fontamara di Silone e cercando i luoghi e i paesaggi che ispirarono Edward Lear e M.C Escher. Werkmäster, amante della buona cucina, salta la gastronomia abruzzese raccontando delle sue visite a vigneti, cantine e aziende, tra le quali Masciarelli, Zaccagnini e il Feuduccio di Orsogna. Lo scrittore svedese fa tesoro anche della sua permanenza a Pescara, scrivendo della ‘movida’ e citando D’Annunzio e Flaiano. A Giulianova Werkmäster va a respirare l’atmosfera che ispirò il suo connazionale Par Rdström: scrisse il romanzo “Il colonnello” soggiornando in un albergo della cittadina nell’estate 1961. Rdström, racconta Werkmäster, pensava di fermarsi una sola notte, invece restò un mese, colpito dall’accoglienza ricevuta. Nel libro anche collegamenti tra l’Abruzzo e gli svedesi quali Santa Brigida di Svezia, due volte pellegrina a Ortona, l’etologo Erik Zimen, l’uomo che parlava ai lupi e prediligeva le montagne della Majella; il planetologo Jens Ormo che, insieme a un collega giapponese, elaborò l’ipotesi del cratere da meteorite sul monte Sirente. Tra i riferimenti attuali quello all’imprenditore Daniele Kihlgren, di origini svedesi, protagonista del recupero del borgo medievale di Santo Stefano di Sessanio, località scelta come base per conoscere meglio il Gran Sasso, Campo Imperatore e Rocca Calascio. Al termine del suggestivo percorso, che fa tappa anche al museo della Battaglia di Ortona e nei due cimiteri di guerra Moro River e di Torino di Sangro, lo scrittore, ringrazia alcune persone che lo hanno guidato, citando tra l’altro “un compagno invisibile di viaggio”, indicato con gratitudine in Antonio Bini, in passato dirigente del turismo della Regione Abruzzo, “senza il quale il libro non sarebbe stato scritto”. Fu proprio a lui che nel 2003 Werkmäster si era rivolto per chiedere di essere aiutato a raggiungere Civita d’Antino, la prima delle tante e inaspettate tappe di un lungo viaggio fra arte, storia e natura.