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L’Aquila cantiere a cielo aperto, la ricostruzione procede tra il paradosso e la fatica

L’Aquila. Le prime luci dell’alba danno il buongiorno a una città ancora assonnata, immersa in un contesto    paesaggistico in cui le gru hanno disegnato un nuovo scenario urbano. E’ una giornata, questa, come le altre, che inizia di primo mattino, in uno dei bar del capoluogo abruzzese. L’aroma del caffè e il profumo dei cornetti caldi appena sfornati si diffondono nell’ambiente del locale tra lo scridio dei “vetrini” poggiati sul bancone, pronti per essere sollevati e sorseggiati da operai e muratori che con diversi idiomi e differenti dialetti discorrono prima di raggiungere i cantieri cittadini. Il calpestio accentuato dalle scarpe antinfortunistiche e le tenute da lavoro, sgualcite e imbrattate di calce secca, sembrano centellinare le fatiche quotidiane dei “lavoratori della ricostruzione”. L’occupazione, dalle nostre parti, assume queste caratteristiche e si nutre di persone che vengono soprattutto dall’est Europa. Poi, salendo in macchina si prosegue inseguendo un rivolo di percorsi transennati, fino a imboccare XX Settembre. Ogni strada sembra portare verso questa importante arteria cittadina. Già alle sette del mattino, si vedono enormi bilici, agganciati alla motrice, trasportare materiale edile fornito direttamente dai grossisti. Stesse manovre si rilevano nel quartiere della Villa. Causa della, se vogliamo, anomala trafila nella distribuzione merceologica è dovuta certamente ai prezzi concorrenziali che gli usuali commercianti non possono certamente applicare. Situazione paradossale che distende la sua improvvida mano su alcune aziende del settore che operano nell’aquilano. Tutto ciò si palesa in un mercato asfittico reso insostenibile da un’irreversibile crisi coadiuvata da un quadro economico nazionale già abbastanza compromesso: l’uso della cassa integrazione straordinaria e l’aumento e la cig in deroga ne sono la prova. L’insufficienza di fondi, che determina la mancanza di un flusso continuo di gettito per erogare queste forme di sussidi, spinge alcuni salariati a chiedere alle loro aziende gli anticipi del tfr mettendo in ulteriore difficoltà le imprese che, per ovvi motivi, utilizzano questo tipo di ammortizzatori sociali. Inoltre si riscontra una notevole fatica nel reperire liquidità. Il braccino corto nell’erogazione del credito (a tassi contenuti) verso le aziende, in un periodo medio lungo, potrebbe causare la chiusura di molteplici esercizi commerciali. Una crisi, quella che incombe sulle piccole e medie imprese, che se si protrarrà, produrrà malessere sociale e diminuzione degli introiti fiscali, per mancanza di materia imponibile. Non ultimo, c’è da far fronte alla gigantesca e asfissiante macchina burocratica. Lo snellimento del personale impiegatizio nella pubblica amministrazione provoca lo spostamento dei costi e delle incombenze alle imprese. La tanto agognata rivoluzione telematica si sta rivelando un’arma a doppio taglio: macchinosa e ingarbugliata. Le numerose comunicazioni telematiche, coadiuvate da certificati e password costantemente da rinnovare, sono iniziative che, messe insieme, nascondono procedure farraginose, costose (programmi) che le imprese hanno difficoltà a sostenere! Le aziende, per far fronte a questo tipo di richieste, devono strutturarsi, calendario alla mano, in maniera tale da limitare i disagi nell’ambito della loro organizzazione. Non se ne può davvero più! Qualche tempo fa ho assistito alle lagnanze di uno straniero scoraggiato, il quale, allettato dalle bellezze della nostra Regione, ha ritenuto opportuno acquistare casa dalle nostre parti! Ci ha saluto sostenendo che “qui in Italia, dove ogni cosa è un problema, anche la più sciocca, non ci metterà più piede”. Come dargli torto! La tanto agognata rivoluzione liberale, la semplificazione, a cui anche questo governo sta tentando di mettere mano, lungi dall’essere a portata di mano! Speriamo che si faccia davvero presto, l’Italia ne ha bisogno, altrimenti rischiamo di rimanere fuori dalla Storia! Sembrerà strano, ma qui a L’Aquila, il comparto edile delle realtà locali è in crisi. Incredibile, ma vero!  Fulgenzio Ciccozzi