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L’Aquila chiama l’Abruzzo risponde: in 5mila al corteo contro la restituzione delle tasse

L’Aquila. La città e il territorio hanno risposto all’appello di istituzioni e forze sociali, economiche e produttive, a scendere in piazza contro la restituzione delle tasse sospese a circa 350 imprese e professionisti per circa 100 milioni di euro decisa dalla Commissione Europea: in 5mila hanno sfilato nel centro storico dell’Aquila, ancora segnato dalla distruzione del terremoto del 6 aprile 2009, per dire no a “cartelle esattoriali milionarie inique e assurde, destinate a provocare un altro terremoto, dopo quello del 2009”. Il serpentone umano, con bandiere neroverdi e un grande striscione con lo slogan “no al terremoto fiscale”, è arrivato intorno alle 12 alla Villa Comunale dove le forze dell’ordine hanno stimato oltre tremila persone ad ascoltare il sindaco, Pierluigi Biondi, e il vicepresidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli. Imprenditori, commercianti, operai, studenti hanno detto “Non ci fidiamo della proroga di 4 mesi, decisa dal governo uscente, dell’efficacia delle cartelle, la questione – hanno detto – deve essere risolta dal nuovo governo che deve accollarsi l’infrazione comunitaria”. “Si leva la voce di un intero popolo disposto a lottare – ha gridato il sindaco – Credo che il governo non possa non tenerne conto; abbiamo dimostrato che la città si può ribellare da un momento all’altro.

Non mettano ulteriormente alla prova la nostra pazienza”. Ripercorrendo la vicenda, quando nel 2009 le tasse furono sospese per 18 mesi per aiutare il territorio colpito dal sisma, Lolli ha ricordato: “Ci hanno chiesto la restituzione già in passato, ma dopo una mobilitazione importante a Roma e con  il blocco dell’autostrada abbiamo ottenuto una proroga di 6 mesi. Scesi nuovamente in piazza abbiamo ottenuto una restituzione dilazionata in 10 anni con l’abbattimento del 60 per cento”. “Siamo persone serie. Non chiediamo condoni – ha aggiunto Lolli – Questo è il posto d’Italia dove si pagano le tasse più alte. Ai governi che si sono succeduti abbiamo chiesto di trattare con l’Europa da forza politica, come con le quote latte, con l’Ilva. Invece la nostra vicenda è stata lasciata trattare da funzionari. Ora molte aziende coinvolte, che non sono in grado di pagare, chiuderanno, centinaia di posti di lavoro saranno persi. Noi stiamo restituendo le tasse non pagate in 10 anni abbattute del 60 per cento, come previsto dalla normativa, ma lo Stato ha dimenticato di segnalarla all’Europa. Questa è l’assurdità: lo Stato sbaglia e a pagare dobbiamo essere noi? Non esiste. Siamo
pronti a tornare a Roma”. “E’ incomprensibile. Reduci dal terremoto, vittime dello stato” recitava un cartello su un camion sul quale sono saliti anche il leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, e numerosi parlamentari. “Non voglio parlare di governo ma dell’Aquila e di una Europa incapace di distinguere aiuti di stato da quello che lo stato deve legittimamente ad una popolazione colpita da un dramma”, ha detto Giorgia Meloni.