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L’Aquila e Teramo si uniscono sul tema sanità, sinergia per Dea di II livello: chiesta deroga del decreto Lorenzin

D'Alberto: necessario riequilibrio con la costa. Biondi: aree interne essenziali, simbiosi importante

L’Aquila. “Chiediamo una deroga al decreto Lorenzin affinché si possa arrivare anche a due ospedali di secondo livello per L’Aquila e Teramo. La nostra proposta avrà la credibilità dei dati, senza scopi propagandistici”. Così il sindaco di Teramo, Gianguido D’Alberto, del Pd, intervenendo alla seduta aperta del Consiglio comunale congiunto tra i Comuni di Teramo e L’Aquila in materia di Sanità che si sta svolgendo all’Aquila a palazzo dell’Emiciclo, sede del consiglio regionale. L’obiettivo delle due amministrazioni, tra l’altro di colore opposto visto che il primo cittadino dell’Aquila, Pierluigi Biondi, è di Fratelli d’Italia e guida una maggioranza di centrodestra, è quella di “siglare un’intesa sulla questione dell’ospedale Dea di II livello tra i presidi sanitari dei due centri abruzzesi da presentare nelle sedi istituzionali”.  “E’ stata costituita una commissione di studio mai partita, che non ha prodotto alcun tipo di risultato”, ha continuato D’Alberto, “chiediamo che ci sia l’ingresso dei rappresentanti istituzionali, subordinata l’idea di una connessione istituzionale tra i due presidi”. Nel sottolineare “Il venir meno di campanilismi e rivendicazioni territoriali di bandiera”, il sindaco di Teramo ha espresso “la necessità che il riequilibrio del rapporto di forze tra il comprensorio Chieti-Pescara e quello L’Aquila-Teramo debba essere prioritario nel nuovo piano sanitario regionale”. D’Alberto parla di “giornata che ha una valenza storica”.

“La Regione è sempre stata caratterizzata da divisioni e campanilismi”, ha continuato il primo cittadino teramano, “da una competitività interna tra territori, ma il diritto alla salute deve essere garantito in modo uguale su un territorio di riferimento. Siamo in una sede che non è un luogo geografico, ma in un luogo istituzionale. Una scelta precisa, nella sede della massima decisione della Regione, dell’organo che dovrà decidere il futuro della Sanità abruzzese”. 

“Questa convocazione congiunta al di là dell’esito che avrà, è un atto politico importante”, ha sottolineato il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi, “per la prima volta due territori decisivi per la nostra regione, che rappresentano oltre il sessanta per cento dell’intero Abruzzo, si mettono d’accordo, superano campanilismi e problematiche e lanciano un messaggio preciso”.

“Le aree interne non possono essere compresse e mortificate, devono recuperare il diritto ai servizi essenziali che ne costituiscono fondamento e fonte di sopravvivenza Tra questi c’è prioritariamente quello alla sanità”, ha continuato Biondi, “non è una battaglia difensiva, non giochiamo di rimessa, giochiamo all’attacco. La qualità che le eccellenze specialistiche sono riconoscibili e fondamentali per la regione che nell’ultimo anno preso in esame perde 80 milioni saldo mobilità attiva e passiva. La maggiore mobilità attiva si fa dalla regione Lazio. Significa che siamo una sorta di frontiera che non solo serve ai cittadini, ma può diventare elemento attrattivo. Mi fa piacere che ci sediamo dietro lo stesso tavolo: l’ultima volta che lo abbiamo fatto si paventava la chiusura del traforo e abbiamo fatto una battaglia per il territorio. Abbiamo impedito che L’Aquila e Teramo fossero divise”.

“La Asl dell’Aquila è quella che ha più pagato la scure imposta dalla ‘regione canaglia’ con anni di commissariamento”, ha continuato il primo cittadino aquilano, “se da un lato rimetteva in carreggiata l’Abruzzo, almeno formalmente, dall’altro comportava scelte molto dolorose, per esempio con il turnover. Oggi la sanità aquilana turnover, legge 161 orari personale e per effetto quota 100 ha carenza organico di circa 700 persone, solo parzialmente colmata da lavoro a somministrazione”.

Alla seduta congiunta dei consigli comunali dell’Aquila e Teramo sulla sanità in corso di svolgimento all’Aquila, hanno preso parte tra gli altri anche i due manager delle Asl provinciali, Roberto Testa per il capoluogo regionale, e Maurizio Di Giosia, facente funzione in quella teramana, dopo la partenza di Roberto Fagnano, nominato a capo del Dipartimento regionale Salute, scomparso improvvisamente lo scorso 29 ottobre. “Questa è una simbiosi importante tra territori”, ha spiegato Di Giosia, “siamo colpiti dalla mobilità passiva, la Regione Marche ci insidia tanto. E soprattutto non abbiamo privati accreditati. Ci attendiamo dei risultati da questo consesso”. Sul nuovo ospedale di Teramo, il dg ha sottolineato che “il Mazzini non è più adeguato, sta arrivando un importante finanziamento nazionale per riqualificare la sanità teramana. Ci sono carenze di personale, c’è una sofferenza economica: la Asl di teramo è la più penalizzata dai contributi che arrivano dalla Regione. Con difficoltà riusciamo a portare avanti la rete ospedaliera”. Testa ha rimarcato il fatto che “la Asl aquilana ha 108 comuni, 5mila Km quadrati, 59 abitanti per km2, circa 300 mila abitanti con indice di vecchiaia tra i più alti d’Abruzzo e d’Italia. Presenterò documento programmatico al comitato reistretto dei sindaci. Questo comporta un cambio di paradigma. Serve una maggiore attenzione sul territorio. Significa non fare arrivare in strutture ospedaliere, lo tsunami grigio, ovvero i pazienti con cronicità”.

Sul Dea di secondo livello, Testa ha spiegato che “il decreto Lorenzin ci dà le regole del gioco, so che esisteva una commissione L’Aquila-Teramo per la fattibilità. Il decreto Lorenzin va anche analizzato su tutto quello che riguarda reti ictus, infarto, politraumaoltolgia. Il gruppo di lavoro va ravvivato e integrato con altre figure. Le due strutture Teramo e L’Aquila possono colloquiare già ora, con sinergia e collaborazione. Alcune alte specialità già ci sono, de facto. Si tratta di capire attraverso il discorso delle reti come approfondire”.