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Ligabue infiamma lo stadio Adriatico di Pescara: migliaia di fan hanno cantato e ballato sotto le stelle (foto)

Pescara. Nella calda serata del 21 giugno, data che ufficialmente dà il benvenuto all’estate, il concerto del rocker di Correggio ha infiammato i cuori dello stadio Adriatico-Cornacchia, ornato a festa per l’evento tanto atteso. E se alcune altre tappe italiane dello “Start Tour 2019” non hanno fatto registrare il sold out, quella pescarese ha ripagato in parte le aspettative del cantante emiliano, apparso in forma e a proprio agio. Infatti i posti sugli spalti dei settori messi a disposizione erano tutti occupati e il palco, posizionato quasi al centro del prato, verso la curva nord, aveva dimensioni a dir poco notevoli: 58 metri di larghezza per 22 di altezza e 20 di profondità, arredati con sette maxischermi (per un totale di 365 metri quadrati di video led) e le due “L” di Luciano Ligabue, le stesse che, in piccolo, ritroviamo sulla sua chitarra, “ma anche due 7 all’incontrario, perché, come sapete, il 7 è un numero su cui cado sempre”. Un palco dinamico, che gioca con la profondità avvolgendo lo spettatore nel cuore dello spettacolo grazie alla struttura, alle lunghe passerelle che entrano nel parterre – “perché vorrei un’immersione un po’ più fisica con i fan”, ha raccontato il Liga nel corso di un’intervista– e ai visual proiettati, tra video di animazione e immagini catturate live dalla regia in 4K, che per la prima volta in Italia utilizza un carrello remotato fronte palco, con installata una telecamera, anch’essa remotata. È anche il tour di Luciano più “luminoso”, quello con più luci.

Alle 21,15 è iniziato lo spettacolo: il brano “Polvere di stelle”, singolo estratto dall’ultimo album, “Start”, ha scaldato la platea. Due ore di melodie tra passato e presente. Poche, pochissime parole tra un pezzo e l’altro: il cantante ha preferito concentrarsi sulle note, senza perdersi in divagazioni e commenti, ma ha voluto ringraziare il suo pubblico dicendo “Vi ho guardato tanto mentre cantavo, mi avete dimostrato la cosa più importante, l’amore”, scatenando l’entusiasmo dei presenti. Protagonista assoluta, la musica, quella degli anni 2000 e degli anni ’90. La struggente “Non è tempo per noi” ha emozionato tutti, accompagnata da un video a tema ecologista e da un countdown che, scorrendo lungo tutta la canzone, si è fermato sullo 00:01. “Ci sta dicendo che abbiamo ancora tempo, poco, ma abbiamo ancora tempo, quindi è tempo di fare qualcosa. Quello ecologista è un tema su cui ci siamo esposti anche in passato, perché abbiamo fatto delle cose con Lifegate, spettacoli con impatto zero”, ha dichiarato in un’altra occasione Ligabue.

E poi, ancora, “A modo tuo” (“canzone che non volevo cantare e meno male che prima o poi l’ho fatto”, ha ammesso candidamente il Liga), “Si viene e si va”, “Quella che non sei”, “Balliamo sul mondo”, “La cattiva compagnia”, “Un colpo all’anima”, “Marlon Brando è sempre lui”, “Luci d’America”, “Mai dire mai”, “Ho messo via”, “Vivo morto o X”, “Eri bellissima”, “Il giorno dei giorni”, “L’odore del sesso”, “I ragazzi sono in giro”, “Libera nos a malo”, “Il meglio deve ancora venire”, “Vita morte e miracoli”, “Niente paura”, “Certe notti”, “A che ora è la fine del mondo”, “Tra palco e realtà”. Alcuni pezzi sono stati inseriti in due medley, uno più intimo, con voce e chitarra acustica, l’altro più grintoso, intitolato, a mò di omaggio, “Pescara Rock Club”.

Emozionante il momento in cui il cantautore ha intonato “Piccola stella senza cielo”, un brano che non poteva mancare in una scaletta che mescola sapientemente il vecchio e il nuovo.

Il concerto si è chiuso con il pezzo “Urlando contro il cielo”, preceduto dalle doverose presentazioni di una band carica di energia: Luciano Luisi alle tastiere e cori, Max Cottafavi alle chitarre, Federico Poggipollini alle chitarre elettriche e cori, Davide Pezzin al basso e Ivano “Tuono” Zanotti alla batteria. 

Alle soglie dei 30 anni di carriera, Ligabue mantiene inalterati voce, sound e ritmo.