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L’umana dimora Abruzzo e Molise dice no al parco: ‘non ci sono sufficienti presupposti’

Chieti. “Non ci sono sufficienti presupposti tecnico scientifici per giustificare l’istituzione dell’ente parco. Il territorio manca di una sufficiente estensione a fronte di un residenza di 110.000 cittadini. È una forzatura, un abuso in termini ambientali,: non è assolutamente necessario”. Così Franco Lacchè, presidente di L’Umana Dimora Abruzzo Molise (ass ambientalista riconosciuta). Costa dei Trabocchi 1“Il Parco della Costa Teatina” spiega Lacchè “è nato con la legge 93/2001; da 14 anni si parla del parco della Costa Teatina: l’unico “obiettivo” raggiunto è una doppia sconfitta della politica, prima con la nomina del Commissario ad acta, poi con la delega integrale delle decisioni a quest’ultimo. Una delega che estromette la cittadinanza e i politici locali da ogni partecipazione attiva, si è vissuto per anni  una “deficienza” progettuale  perché frutto dell’estemporanea volontà di un politico a fine mandato”. “L’importanza naturalistica e paesaggistica del tratto costiero considerato, in particolare tra Ortona e Vasto,” si chiede Lacchè “è dovuta alla presenza di alcune specie animali e vegetali? E’ da verificare. Il ministero dell’Ambiente ha prodotto uno studio scientifico sulle biodiversità da proteggere?  L’area in questione non presenta habitat e specie particolari da giustificare una istituzione che può rivelarsi impattante e pericolosa per lo stesso habitat in quando la zona è  segnata da urbanizzazione diffusa e dalle attività antropiche, in particolare l’agricoltura. Inoltre  sono  presenti molti e importanti elementi di criticità, senza parlare  dei siti altamente inquinati ancora da bonificare,  fiumi che sono  fogne a cielo aperto e altre  criticità legate alla cattiva amministrazione.” “Gli elementi di criticità e di” frammentazione” principale” spiega Ancora Lacchè “sono dati prevalentemente dalle infrastrutture lineari, partendo da quelle parallele alla linea di costa, ex-tracciato ferroviario RFI, Statale Adriatica, cosi vicina alla costa, interessata all’erosione e  mareggiate, nuovo tracciato ferroviario, Autostrada A 14, fino al reticolo interno delle provinciali e comunali, oltre anche qui alla linea San Vito-Lanciano della Sangritana nei due percorsi esistenti.   E’ vero, tra Ortona e Vasto in poco più di 50 km troviamo 7 Riserve Naturali Regionali (Ripari di Giobbe, Acquabella, Grotta delle Farfalle, San Giovanni in Venere, Lecceta di Torino di Sangro, Punta Aderci, Marina di Vasto, 1 Siti di Importanza Regionale -il Corridoio Verde, ai sensi della L.R. n.5/2007- e 6 Siti di Importanza Comunitaria – Fosso delle Farfalle, Lecceta litoranea di Torino di Sangro e Foce Fiume Sangro, Boschi riparali sul Fiume Osento, Punta Aderci, Marina di Vasto, Fiume Trigno- alcune anche di recente istituzione perché  funzionali, ma il tutto è gestibile senza l’istituzione di un ente parco, si consideri inoltre che per alcune riserve sono già pervenute finanziamenti, e che a breve iniziano i lavori per “ modellare” il corridoio verde cioè ripristinare l’ex-tracciato ferroviario inserito in zona a protezione integrale  interessato al fenomeno dell’erosione a ridosso del mare con annesso interventi di ruspe, camion e materiali come cemento e catrame, per realizzare una pista ciclabile alla “faccia” della  biodiversità da proteggere. Possiamo dire addio alla camomilla marittima (Anthemis marittima L.), al centauro acuminato (Blackstonia acuminata) al giglio marittimo all’assenzio litorale (Artemisia caerulescens ), al cisto di Montpellier (Cistus monspelliensis), ecc….sempre se presenti. Ma l’aspetto più inquietante e che non è stato preso in considerazione o non è stato valutato concretamente è la struttura del territorio fortemente antropizzato (110.000 residenti).  E’ bene che si sappia” continua Lacchè “che in un paese democratico non si costituiscono parchi senza l’assenso dei Comuni e degli abitanti locali- Corte Costituzionale, regione Sicilia Sentenza n. 212/2014, in materia di parchi e riserve naturali  ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della legge regionale sui Parchi e Riserve n.98 del 1981,per violazione dell’art. 117, secondo comma, lettera s), della Costituzione, in relazione all’art. 22 della legge 6 dicembre 1991, n. 394 (Legge quadro sulle aree protette), che prevede la partecipazione dei Comuni al procedimento di istituzione delle aree naturali protette regionali, «attraverso conferenze per la redazione di un documento di indirizzo relativo all’analisi territoriale dell’area da destinare a protezione, alla  perimetrazione  provvisoria, all’individuazione degli obiettivi da perseguire, alla valutazione degli effetti dell’istituzione dell’area protetta sul territorio»-  e che i portatori di interessi  non sono solo gli ecologisti, ma anche gli agricoltori, i pastori ed allevatori,imprenditori ed i cacciatori, senza il cui assenso nessun parco dovrebbe mai essere istituito. Sono dell’avviso che non è con un parco che si creano, sostituendo l’esistente, “possibilità di sviluppo economico sostenibile”, un parco che proprio in quanto tale prevede vincoli non più controllabili dalle comunità locali  una situazione che  congela il territorio”.  “Nove associazioni ambientaliste” ricorda Lacchè “scrivono al Ministro Gian Luca Galletti chiedendo che venga garantita la piena funzionalità  degli enti parco e obiettivi comuni per lo svolgimento armonico e coordinato su tutto il territorio nazionale delle azioni a tutela della biodiversità. Gli ambientalisti denunciano che metà dei parchi nazionali (12 su 24) è in condizione precaria. Si capisce allora che l’attenzione  prioritaria ed esclusiva  deve essere indirizzata sulla popolazione.  Non possiamo giocare sulla pelle delle persone. Per le ragioni di cui sopra” conclude Franco Lacchè L’Umana Dimora “chiede: l’abrogazione  dell’art. 8, comma 3, della legge 23 marzo 2001, n. 93.”disposizione in campo ambientale. E propone che si riprenda e si ampli alla regione e portatori d’interesse il protocollo d’intesa del 26.10.2007 già sottoscritto dall’amministrazione provinciale di Chieti e i gestori delle aree protette della costa teatina per attivare progetti unitari nell’ottica della educazione al rispetto per l’ambiente e al principio di sussidiarietà.”