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Manutenzione autostrade 2015-2020: responsabile anticorruzione Mit chiede riscontri

L’Aquila. Riscontri puntuali relativamente alla “conclusione dei procedimenti nei termini prescritti”. Li chiede il responsabile anticorruzione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, il quale resta in attesa “di acquisire nel merito della questione segnalata, puntuali elementi di chiarimento”.

Il responsabile anticorruzione del Mit è intervenuto nell’ambito del contenzioso tra ministero, concessionari e un cittadino abruzzese che aveva richiesto l’accesso agli atti ai piani di manutenzione delle autostrade. Al responsabile l’attivista abruzzese aveva inoltrato la nota di diniego del dirigente del Mit Placido Migliorino da cui emergeva che a distanza di anni dall’esame dei piani manutenzioni, i procedimenti sanzionatori per le criticità rilevate non sarebbero stati ancora conclusi. Il responsabile anticorruzione del Mit il 18 febbraio scorso è quindi intervenuto, chiedendo alla Direzione Vigilanza sulle Concessionarie del Mit riscontri “puntuali alla segnalazione”. Nel carteggio del ricorso non si trovano altri atti sull’esito di tale richiesta. L’accesso agli atti avviato dall’attivista abruzzese verte su varie problematiche relative alla rete autostradale del centro Italia sotto la responsabilità dell’Uit di Roma del Mit retto da Migliorino. Tra queste: i piani di manutenzione dal 2015 al 2020 dei concessionari e gli esiti della valutazione degli stessi da parte dell’Uit, i documenti attinenti la questione barriere dei viadotti autostradali (new jersey bordo ponte); la corrispondenza relativa allo stato di ammaloramento strutturale della galleria Gran Sasso sulla A24 e quella relativa allo stato di applicazione del Decreto legislativo 264/2006 sulla sicurezza delle gallerie; gli atti relativi al Viadotto “Cerrano” dell’A14 e la documentazione relativa allo stato di sicurezza dei viadotti della A24 e A25.

Il ricorso su cui deciderà il Tar Lazio il prossimo 20 luglio verte, tra l’altro, sul diritto del cittadino di poter accedere a tutta la documentazione non sottoposta a sequestro visto che l’accesso non può interferire con attività ispettive del Mit già svolte, come invece sostiene il ministero, e che la stragrande parte degli atti richiesti è stata solo acquisita dalle procure e, pertanto, rimanendo a disposizione degli enti pubblici, sarebbe comunque accessibile visto che il Decreto legislativo 33/2013, il cosiddetto “Freedom of Information Act italiano”, impone la trasparenza in quanto “concorre ad attuare il principio democratico e i principi costituzionali di eguaglianza, di imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza nell’utilizzo di risorse pubbliche” e vuole favorire “forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico, chiunque ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti dalle pubbliche amministrazioni”.