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Marcia indietro della Lega, D’Eramo: diremo no alla surroga del sottosegretario

L’Aquila. Non due ma nessun nuovo consigliere in Regione. La Lega fa marcia indietro e sceglie di non sostenere la modifica dell’articolo 46 dello statuto regionale che avrebbe permesso alla figura del sottosegretario di essere equiparata a quella dell’assessore. Un cambio di rotta dell’ultim’ora arrivato al termine di un incontro fiume a Pescara con tutti i rappresentanti del carroccio in Regione e l’onorevole Luigi D’Eramo in qualità di coordinatore della Lega.

Questa mattina si era diffusa la notizia che la Lega voleva rilanciare la proposta degli altri gruppi di maggioranza chiedendo anche per lei un sottosegretario, come raccontato da AbruzzoLive.

Questa avrebbe portato, oltre a due sottosegretari equiparati agli assessori, anche due nuovi consiglieri. Una scelta che, anche se da una parte avrebbe aiutato numericamente i partiti di maggioranza, dall’altra avrebbe però contemporaneamente creato impopolarità.

Per questo D’Eramo, dopo il vertice a Pescara, ha annunciato il secco no all’operazione. “La Lega non è disponibile a votare le nomine e la surroga previste all’ordine del giorno del consiglio regionale di domani perché non le condivide”, ha sottolineato il coordinatore della Lega, “La Lega, in maniera unanime , esprime la sua netta contrarietà alle ipotesi emerse nelle ultime ore su nomine e possibili modifiche statutarie. Il partito non è disponibile neanche a discutere su simili circostanze, avendo concentrato in questa fase tutti gli sforzi dei propri assessori e dei propri consiglieri al sostegno dell’azione che sta portando avanti, con profitto, l’assessore regionale alla Salute, Nicoletta Verì, per la gestione della delicata emergenza coronavirus”.

“I cittadini e l’apparato produttivo si attendono risposte su problemi che riguardano la loro vita quotidiana e non certo su dinamiche di palazzo che sono fuori luogo e intempestive”, ha concluso, “presenteremo nei prossimi giorni diverse proposte a sostegno della crisi economica ed occupazionale aggravata dalla questione del coronavirus”.