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Marcozzi: il commissariamento è più di uno spettro. Il Pd? Non risorgerebbe neanche con Bergoglio candidando

L’Aquila. Non più tardi di una decina di giorni, la società Tecnè, su commissione di Forza Italia, ha realizzato un sondaggio nel quale la Lega figurava come gruppo principale della coalizione di centrodestra, mentre il M5S come primo partito al 38%. Sara Marcozzi, candidato presidente per il M5S in Abruzzo ha espresso tutta la propria soddisfazione per un risultato che li premia prima forza, affermando – non senza un pizzico di orgoglio – che da soli hanno i numeri dello schieramento rivale che di partiti, invece, ne presenta più di tre.

“Sondaggio che non può essere indicativo se fatto su un campione di mille persone. Rapportare i risultati delle politiche a quelli delle regionali non è mai corretto perché non tiene in considerazione una serie di aspetti fondamentali come il voto d’opinione a livello locale e i rapporti amicali, clientelari e parentali che impediscono, di fatto, la possibilità di crescere. Il 38% è un ottimo risultato, però, che lascia ben sperare”, ha dichiarato ai nostri microfoni l’esponente pentastellato che ha così proseguito:

“Attenderei un sondaggio che prenda in considerazione anche i candidati presidente degli altri schieramenti. Vediamo se saranno in grado di trovarne uno che accontenti tutte le liste che faranno parte delle coalizioni. Noi del M5S siamo cinque consiglieri in regione e ciò vuol dire che gli abruzzesi si sono resi conto del grande lavoro svolto. Poi, come singola forza politica, non possiamo che essere soddisfatti. Da soli facciamo numeri che altri fanno con 4 partiti”.

A margine del commento al sondaggio, la Marcozzi è intervenuta anche per dare un quadro più completo – per ciò che riguarda l’Abruzzo – dell’applicabilità del reddito di cittadinanza e del perché nella nostra regione si renda tanto necessario. “Nei quattro anni della giunta D’Alfonso l’Abruzzo è piombato in uno stato di sofferenza estrema. I dati di luglio davano, sì, il Pil in crescita, ma anche la povertà degli abruzzesi era in altrettanto aumento. Circa 30.000 famiglie sono al di sotto della soglia di povertà. Questo vuol dire che le politiche attuate non sono andate in favore dei lavoratori e della crescita, ma solo a favore del Pil e dei numeri”.

“E’ stato tutto abbandonato e lasciato a morire, a iniziare dalle pmi. Ciò che faremo e che scriveremo nel programma, riguardo al tema del lavoro, sarà di sostegno all’industria che già esiste e deve continuare a lavorare bene ma, soprattutto, a quelle piccole realtà che soffrono l’indifferenza dei governi precedenti. Oggi, con il reddito di cittadinanza che aiuta i lavoratori, per tutti quei redditi al di sotto dei 100.000 euro, abbasseremo le tasse al 15%. L’Abruzzo purtroppo ha dei numeri impietosi. Siamo ultimi, o penultimi in tutte le voci più importanti”.

“Lavoro, turismo, sanità: non c’è un settore che si salvi, per cui anche qui da noi c’è bisogno di un governo “del cambiamento” che prenda in mano la situazione e analizzi lo stato delle cose focalizzando tutti gli interventi sullo sviluppo della pmi e di quei settori sempre trascurati come agricoltura e turismo. Questi numeri sono impietosi e lo spettro del commissariamento è più di un semplice rumor”.

“Il 13% del Pd si commenta da solo. E’ tutto merito loro, di cosa hanno fatto e non fatto. Per come hanno governato negli ultimi cinque anni, neanche Papa Francesco potrebbe garantirgli la vittoria. E’ impensabile che una sola persona possa risollevare le sorti di un partito, neanche Legnini che resta una figura autorevole e prestigiosa. Una persona che si candida con quel partito riconosce comunque un’appartenenza nei suoi confronti. Quindi non c’è assoluta discontinuità con il passato. Non vedo perché gli abruzzesi dovrebbero continuare a votare un partito che ha distrutto il paese e messo in ginocchio una regione”, ha concluso.

Foto: Il Centro