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Salvini a Montesilvano tra applausi e cori da stadio: piazza gremita per il ministro giunto ieri in città

Montesilvano. Centinaia di persone in Largo Venezuela, novella piazza di Montesilvano, nota anche come il “curvone”, nella zona grandi alberghi. Tutti in piedi per ascoltare il ministro dell’Interno e vicepresidente del Consiglio Matteo Salvini, giunto in città ieri sera, 9 maggio, per sostenere Ottavio De Martinis, candidato sindaco della Lega.

Prima dell’intervento più atteso, hanno preso la parola esponenti locali del Carroccio, D’Aloisio e De Blasis, candidati alle Europee, e il governatore della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, che ha sottolineato l’importanza di fare politica guardando negli occhi i cittadini: attività svolta “fin da quando avevamo i calzoni corti”, ha scherzato il presidente, rivolgendosi ai colleghi alleati.

Successivamente il microfono è passato nelle mani del candidato sindaco per il centrodestra De Martinis, che ha profuso parole piene di entusiasmo, ricordando alcuni successi conseguiti dall’Amministrazione uscente in cui ha ricoperto la carica di vicesindaco: prima di tutto, la creazione di Largo Venezuela come luogo di aggregazione, il palacongressi, divenuto fiore all’occhiello per ospitare eventi e convention e lo smantellamento del “ghetto” sulla riviera, ubicato in via Ariosto. “Se sarò eletto non cambierò, sarò l’Ottavio di sempre e potrete contare sulla mia costante presenza”, ha concluso De Martinis.

Matteo Salvini è arrivato intorno alle 21.40, accompagnato sul palco dalle note del “Nessun dorma” e dal coordinatore regionale della Lega, Giuseppe Bellachioma. Tanti i temi toccati nel suo ricco discorso: la lotta allo spaccio e alla droga, la gratitudine nei confronti delle forze dell’ordine, la legittima difesa, il ripristino a scuola dell’educazione civica, la necessità di mettere prima di tutto e di tutti gli italiani, senza dimenticare un’ironica stoccatina a Lilli Gruber, nel programma della quale Salvini era stato ospite durante la serata precedente.

Applausi scroscianti e calorosi, cori al grido di “Matteo, Matteo” per il leader leghista: esposto anche uno striscione che chiedeva giustizia e verità per Anna Carlini. Non è mancato un curioso fuori programma: per qualche minuto la corrente è andata via e il ministro ha dovuto interrompere il discorso. Risolto il problema, il vicepremier ha etichettato il microfono come “comunista”, tra l’ilarità generale.