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Montesilvano dice no ai fanghi di Ortona e chiede a Regione di assoggettare progetto a Vinca

Montesilvano. Il Consiglio comunale di Montesilvano ha approvato un ordine del giorno volto a deliberare la richiesta alla Regione Abruzzo di assoggettare il progetto con il quale si intendono sversare i fanghi del dragaggio del porto di Ortona (Chieti), nelle acque antistanti il litorale montesilvanese, alla Valutazione di incidenza ambientale (Vinca) al fine di garantire il massimo livello di protezione della salute pubblica e tutelare l’economia imprenditoriale turistica e balneare della città. La mozione, approvata
all’unanimità, è stata presentata dal consigliere Gabriele Di Stefano. L’aula ha anche stabilito di istituire una commissione speciale per la trattazione degli atti relativi alla proposta di fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore. Approvato all’unanimità, inoltre, lo schema di convenzione alla Centrale Unica di Committenza dei Comuni di Montesilvano, Cappelle sul Tavo e Collecorvino. Il protocollo, che vede il Comune di Montesilvano ente capofila, disciplina la gestione in forma associata tra gli enti convenzionati della funzione e delle attività di acquisizione di lavori, servizi e forniture. L’assise è ha discusso e licenziato anche una serie di debiti fuori bilancio per un importo complessivo pari a circa 3.000 euro dovuti a sinistri avvenuti tra il 2012 e il 2014 e alle relative spese legali. Approvato anche il regolamento comunale sull’accesso agli atti amministrativi. La delibera si è resa necessaria alla luce delle nuove disposizioni contenute nel decreto legislativo 97 del 25/05/2016, che disciplina in maniera differente rispetto al decreto legge 241/90 i procedimenti amministrativi che regolamentano l’accesso agli atti di consiglieri e cittadini. Con 17 voti a favore e un astenuto è stato approvato anche il regolamento comunale per la disciplina di spazi ed aree pubbliche e l’applicazione del canone che mira a garantire una corretta ed ordinata utilizzazione dei suoli, aree e spazi pubblici del Comune, tenuto conto delle attività svolte sugli stessi, dei benefici che si possono conseguire a seguito dell’occupazione, nonché del conseguente disagio o sacrificio che deriva per la collettività dalla sottrazione del bene all’uso comune.