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Non lo pagano per lavori post-sisma, imprenditore si barrica in Provincia e minaccia autolesioni

L’Aquila.  “Se i carabinieri, che continuano a bussare, buttano giu’ la porta non esitero’ a fare atti di autolesionismo. Questa volta o mi pagano o da qui esco orizzontale”. Risponde cosi’ l’imprenditore vastese Massimo Tomeo che stamani si e’ barricato nel bagno della Provincia dell’Aquila, al primo piano, per rivendicare le spettanze dovutegli a seguito di lavori post-sisma eseguiti nell’istituto di Sulmona “De Nino Morandi”, di recente sequestrato dalla Guardia di Finanza. Ma in questo contesto Tomeo non c’entra nulla. Sono tre anni che l’imprenditore attende i 120 mila euro che gli deve la Provincia e, nocarabinierinostante una sentenza in suo favore emessa dal Tribunale dell’Aquila circa tre settimane fa, non si e’ mosso nulla. Carte giudiziarie alla mano, Tomeo stamani si e’ recato a colloquio con la dirigente del settore ricostruzione post-sisma della Provincia, la dottoressa Cattivera. A nulla sono valse le richieste dell’imprenditore poiche’, come riferito dallo stesso, “la dirigente si e’ messa a gridare sostenendo che per il disbrigo della mia pratica occorre ancora tempo e che viene seguita dagli avvocati dell’Ente”. Di qui la decisione di Tomeo di rinchiudersi nel bagno. “Questa volta – ha detto l’imprenditore – non mi lascero’ piu’ ingannare dalle reiterate rassicurazioni e promesse: usciro’ solo se mi pagheranno”. Nel frattempo lo scorso 17 ottobre la Guardia di Finanza ha sottoposto a sequestro l’istituto De Nino Morandi per presunte irregolarita’ nei lavori di ristrutturazione dell’edificio. Gli studenti sono stati trasferiti altrove. A far scattare l’indagine fu una denuncia presentata alla Procura di Sulmona nel 2012 da parte dello stesso Tomeo, quando egli aveva portato a compimento, su disposizione della Provincia, le opere affidategli ed effettuate senza alcun rilievo. Appena ieri il presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, e’ stato rinviato a giudizio, assieme ad altri imputati, per truffa, falso e abuso d’ufficio. I reati sono riferiti ad una delibera tramite la quale il presidente disponeva lavori di “somma urgenza” in alcuni istituti scolastici della Marsica, anch’essi lesionati dal terremoto del 6 aprile 2009.