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Omicidio Melania Rea. Il 27 maggio fissata l’udienza per Salvatore Parolisi

L’Aquila. La Corte d’assise d’appello di Perugia ha fissato per ilParolisi_scarcerazione_riesame_jpg_4830031 27 maggio prossimo l’udienza per il processo a Salvatore Parolisi, il caporalmaggiore dell’Esercito in carcere per l’omicidio della moglie, Melania Rea. E’ stata uccisa nel bosco delle Casermette, in provincia di Teramo, lo stesso luogo è in cui il suo corpo è stato scoperto trafitto da coltellate Carmela Melania Rea, la mamma di 29 anni, scomparsa il 18 aprile dal colle San Marco, Ascoli Piceno, e rinvenuta uccisa due giorni dopo nella pineta abruzzese. La Corte dovrà pronunciarsi dopo che, il 10 febbraio scorso, la Suprema Corte, pur riconoscendo la responsabilità dell’imputato nell’omicidio, ha disposto un nuovo processo per rideterminare al ribasso la pena a 30 anni inflittagli in appello, eliminando la contestata aggravante della crudeltà. Nelle oltre 100 pagine di motivazioni della sentenza, la prima sezione penale riconosce Salvatore Parolisi come unico responsabile del delitto, maturato in una “esplosione di ira ricollegabile a un litigio tra i due coniugi”. Le ragioni fondanti del litigio, aggiunge la Suprema Corte nelle motivazioni “si apprezzano nella conclamata infedelta’ coniugale” di Parolisi. Il “fatto delittuoso”, sottolineano i supremi giudici, “si inserisce nel contesto di una giornata ‘apparentemente normale’, i due coniugi erano attesi di lì a poco a casa di amici”, la figlia “era con loro” e “non è risultato alcun particolare contatto, nella fascia oraria immediatamente precedente, con ulteriori soggetti o terzi tale da far ipotizzare ulteriori e anomali appuntamenti”. La ricostruzione operata dagli inquirenti “colloca” Parolisi “sul luogo del delitto” e “costruisce il delitto stesso in termini di occasionalita” ossia legato al “dolo d’impeto” e non alla “premeditazione”. Per i giudici “la mera reiterazione dei colpi”, anche se “consistente”, non può essere ritenuta “fonte di aggravamento di pena”, in relazione all’aggravante dell’aver agito con crudeltà. Il caporalmaggiore dell’Esercito è stato condannato dai giudici di primo grado al massimo della pena, con isolamento diurno. Il 30 settembre 2013 la sentenza di secondo grado, Parolisi viene condannato a 30 anni dalla Corte d’Assise d’Appello dell’Aquila. Quindi il ricorso presentato dai suoi legali Walter Biscotti e Nicodemo Gentile, insieme al penalista Titta Madia, e il nuovo verdetto della Corte di Cassazione?