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Omicidio Pescara. Aggressioni e liti dal 2010, misure cautelari richieste e mai adottate

Pescara. Mentre proseguono gli accertamenti della squadra mobile di Pescara sull’omicidio del pasticciere Giandomenico Orlando, 67 anni, ucciso ieri a coltellate davanti al suo laboratorio, emergono i particolari dei rapporti tra la famiglia Orlando

I rilievi della Polizia scientifica davanti ai laboratori della pasticceria di Giandomenico Orlando, 67 anni, morto in ospedale dopo essere stato accoltellato, Pescara, 6 maggio 2015. ANSA/ LORENZO DOLCE

e il presunto assassino, Giovanni Grieco, buttafuori, 42 anni a ottobre, sottoposto a fermo. La prima lite, quella che ha scatenato tutto, risale al 2010: ci fu una discussione all’interno del noto negozio di pasticceria di via Puccini per problemi condominiali provocati dai Grieco, arrivò la polizia, e la madre del buttafuori, che vive sopra al negozio con il figlio, fu condannata. Un fatto mai accettato dai Grieco, perché da allora le liti sono state continue. Il 42enne, appassionato di fitness e di armi, ce l’aveva con tutta la famiglia Orlando, nonostante i pasticcieri di via Puccini lo conoscessero bene da quando era bambino. Aveva preso di mira Alessio, il figlio di Giandomenico, e due volte lo ha aggredito alle spalle. Nei suoi confronti i procedimenti avviati sono due: uno del 2013, nell’ambito del quale la Divisione anticrimine della questura di Pescara ha presentato alla Procura della Repubblica tre note informative in cui veniva ribadita la necessità di una misura cautelare nei confronti di Grieco, e uno del 2014, con due informative in cui si ravvisava di nuovo la necessità di una misura cautelare. Ma tali misure non sono mai arrivate e l’unico provvedimento è un ammonimento del questore nei confronti del presunto omicida. Per il 42enne i reati ipotizzati per fatti precedenti all’omicidio del pasticciere sono quelli di stalking e lesioni, ma anche maltrattamenti in famiglia. Contro di lui sono state raccolte, peraltro, tante testimonianze e lui stesso non nascondeva le sue intenzioni violente. “Rimango nella mia posizione, aveva detto alla polizia quando lo ha ascoltva. Se succede qualcosa di grave sapete dove venirmi a prendere”. E ancora: “Ci hanno rovinato, a me e a mia madre. Non li sopporto piu'”. Tra l’altro Grieco se la sarebbe presa anche con un altro condomino, che ha aggredito fratturandogli le ossa nasali, a dimostrazione della sua indole violenta. Sul fronte delle indagini, la squadra mobile sta ascoltando nuovamente alcuni testimoni e la polizia scientifica si occuperà di esaminare l’auto usata da Grieco per la fuga e il coltello gettato in un cassonetto (in particolare il sangue che si trova sull’arma, per comparare il Dna). Da capire, poi, se sul veicolo ci sono delle tracce di sangue. Una goccia è stata individuata sulle scarpe di Grieco, finite sotto sequestro.