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Omotransfobia, Marsica Lgbt chiede l’appoggio delle istituzioni: fondamentale lotta alle discriminazioni

Avezzano. L’associazione Lgbt Odv-Ets della Marsica, visto il recente episodio di cronaca sulla morte della   giovane Maria Paola Gaglione e viste anche le imminenti elezioni locali, punta i riflettori sulla situazione marsicana, che purtroppo non si discosta molto da quello che racconta la cronaca. “Il contributo delle amministrazioni locali alla lotta alle discriminazioni è fondamentale”, sottolinea nella nota Francesco Rubeo, presidente dell’associazione marsicana, “ma purtroppo, anche se negli ultimi anni ci sono stati notevoli miglioramenti, si stenta ancora a parlare di queste tematiche. A noi come associazione di volontariato, e a circa 10mila marsicani farebbe piacere che i candidati si esprimessero anche sulle tematiche della lotta alle discriminazioni”.

“Con la discussione a livello nazionale della legge contro l’omotransfobia, e a seguito dei recenti eventi di cronaca, viene da domandarsi: qual’è la situazione nella Marsica?”, spiega, “eventi estremi che arrivano alla cronaca ce ne sono fortunatamente pochi, negli ultimi anni ricordiamo solamente  l’aggressione a Magliano nel 2016, anche se abbiamo la certezza che ce ne siano stati molti altri.  Apparentemente c’è una sensazione di tolleranza nella Marsica, le persone LGBTQ+ (Lesbiche Gay Bisessuali  Transessuali Queer e altro) non corrono grossi pericoli in pubblico, questo probabilmente anche grazie ai cambiamenti  culturali che la legge Cirinnà ha portato alla società italiana.  La situazione però cambia quando si va a guardare la vita privata. È in famiglia, nel lavoro e tra gli amici che si  concentrano la maggior parte delle violenze, per fortuna principalmente verbali”. 

“Si parte dalle battute omotransfobiche”, puntualizza Rubeo, “che tra amici e colleghi soprattutto maschi sono anche all’ordine del giorno, fino ad arrivare al rifiuto o addirittura al senso di vergogna che i familiari di persone LGBTQ+ arrivano a provare. È spesso il senso di vergogna dell’avere una persona LGBTQ+ in famiglia a sfociare in violenze sempre più pesanti, anche  fisiche purtroppo. La storia di Maria Paola Gaglione, ad esclusione del tragico epilogo, è un esempio delle situazioni  che purtroppo spesso si arrivano a creare.  Una persona soggetta a discriminazione può reagire in tanti modi, abbiamo raccolto le quattro tipologie di reazione più  comuni, consapevoli che la reazione del singolo in realtà è quasi sempre un mix tra queste. Nascondersi: reprimono e nascondono parte di loro stessi. Spesso le persone che reagiscono in questo modo  vivono una seconda vita segreta, mentre nella loro vita “principale” cercano di essere delle persone “perfette”.  Altre volte questo tipo di reazione può portare a problemi psicologici, come forme depressive anche forti, che  possono portare anche a tentativi di suicidio”. 

“Lottare: tipicamente le persone che riescono ad intraprendere questa strada hanno un ambiente familiare più  tollerante. Fanno coming out e riescono a tollerare maggiormente le discriminazioni e le voci che spesso gli  circolano dietro. Scappare fisicamente: colgono la prima occasione che gli capita, come studio e lavoro, per emigrare in città  più tolleranti. Generalmente sono le persone che riescono a vivere più serenamente la loro vita. Scappare mentalmente: per trovare degli attimi di rifugio dai loro problemi, si stordiscono con alcol, droghe o  psicofarmaci. Il non affrontare i problemi non li aiuta affatto a risolverli, quindi si trovano a cercare quegli  “attimi di rifugio” sempre più frequentemente, in un escalation autodistruttiva”. 

“La lotta all’omotransfobia ha bisogno di strumenti giuridici che facciano da deterrente, ma il lavoro maggiore in realtà è quello che si deve fare localmente. Il dialogo, la formazione, il supporto alle persone in difficoltà sono sicuramente le  attività più importanti e più impegnative. Marsica LGBT, come associazione di volontariato, ha queste attività tra i suoi  obiettivi principali, ma è ovvio che per portarle avanti ha bisogno del supporto e dell’appoggio delle autorità locali”, conclude Rubeo, “che devono anche loro investire a supporto delle associazioni tutte per il bene delle comunità locali”.