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Operazione “Rubino”, dal blitz escono 14 arresti e 76 indagati. La criminalità operava tra Italia, Spagna e Albania

Chieti. Non sono mancati episodi in cui si è palesata tutta la valenza criminale e pericolosità di alcune delle persone finite sotto inchiesta e agli arresti nell’ambito dell’operazione ‘Rubino’. L’autofinanziamento dell’organizzazione passava anche attraverso le rapine: in una circostanza fu sventato un colpo ai danni di una farmacia del teramano, con il sequestro di una pistola ad aria compressa modificata e un passamontagna.

Tre i canali di approvvigionamento della droga individuati: uno in Albania, uno iberico e uno in Italia, nel Lazio. In un caso la droga doveva essere trasportata da Milano in Abruzzo all’interno di alcuni materassi imbevuti di un farmaco che avrebbe dovuto sottrarli al fiuto dei cani antidroga, ma la Polizia arrivo e sequestrò 275 kg di marijuana.

Dall’indagine è emerso che i membri dell’organizzazione cambiavano spesso auto per spostarsi, anche con cadenza settimanale; altrettanto facevano con le schede dei telefoni cellulari, in gran parte intestate a cinesi e bengalesi in modo da rendere molto difficile risalire ai veri utenti.