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Ospedale San Salvatore: rivoluzione dialisi, da oggi si fa a casa o in vacanza

ospedale-san-salvatore-aquilaL’Aquila. Dialisi a casa senza andare in ospedale grazie a un piccolo macchinario, collegato alla presa di corrente, utilizzabile ovunque, luogo di vacanza compreso. Utopia? Niente affatto: basta fare una semplice domanda per iscritto al reparto Dialisi, diretto dalla dr.ssa. Marilena Tunno, dell’ospedale S. Salvatore di L’Aquila. Per ottenere la consegna gratuita e a domicilio del piccolo strumento che pesa circa 30 chili,  entra in un trolley e non richiede modifiche strutturali dell’abitazione per la sua installazione. Sono richieste solo due condizioni: non essere malati critici, che significa non aver bisogno del medico e contare su un familiare durante il trattamento casalingo. In Abruzzo la novità segna una grande ‘rivoluzione’ nel modo di fare dialisi. L’ospedale di L’Aquila, infatti, offre un servizio che è una vera rarità in Regione: c’è una sola struttura pubblica al di fuori della Provincia dell’Aquila che lo assicura. Dunque, il reparto Dialisi del presidio aquilano sta per diventare, come indicano già le prime richieste pervenute, punto di riferimento per un territorio molto vasto della Regione.

I vantaggi del trattamento dialitico nella propria abitazione o in qualunque altro posto ci si trovi sono enormi: il malato in possesso dei requisiti previsti dal medico non dovrà più andare in ospedale con relative spese di trasporto, specie se risiede in una località lontana dal presidio e, soprattutto, potrà riappropriarsi in ampia misura di una vita ‘normale’. A differenza dei trattamenti ospedalieri, che durano 4 ore ripetuti 3 volte a settimana e fiaccano non poco il paziente, la dialisi domestica – da fare tutti i giorni – si protrae poco più di due ore, quindi la metà, e risulta molto meno spossante per il malato. Facendo ogni giorno la seduta a casa, il nefropatico subisce un impatto molto meno pesante in termini di abbassamento della pressione sanguigna e di peso corporeo dovuto alla ritenzione idrica, rispetto all’ambiente ospedaliero. Chi soffre di insufficienza renale può quindi andare al lavoro e fare altre faccende e, durante l’estate, spostarsi altrove per vacanze o altro, portandosi dietro la preziosa macchinetta facilmente trasportabile per sottoporsi a dialisi. Senza questo nuovo, prezioso strumento per il dialitico la permanenza in luoghi diversi dall’ospedale di residenza risulta molto complessa perché occorre organizzarsi per fare la dialisi nel presidio ospedaliero del posto in cui ci si stabilisce per tutto il soggiorno. Con il dispositivo fornito dalla Asl, invece, si è autonomi. Il reparto dialisi del S. Salvatore, peraltro, provvederà a istruire il familiare sulle modalità, piuttosto semplici, di utilizzo dello strumento. Solo quando paziente e familiare avranno raggiunto un adeguato livello di destrezza nella gestione del macchinario comincerà il ciclo di sedute a domicilio. Il paziente, naturalmente, verrà seguito periodicamente dal reparto dialisi con controlli accurati.

Peraltro i benefici non riguardano solo il paziente che è comunque l’aspetto più importante, ma anche l’impatto sui costi sanitari. In ospedale, infatti, le sedute dialitiche, essendo più lunghe e laboriose, richiedono una somministrazione di farmaci largamente superiore a quella necessaria a casa. Inoltre il trattamento ospedaliero, per le casse della sanità , comprende altre spese relative all’uso dei macchinari, quelle alberghiere, il cibo e il personale ecc. Il risparmio, con la dialisi a casa, è di 17.000 euro l’anno per ciascun paziente.

“L’aspetto importante”, dichiara la dr.ssa Tunno, “è il forte miglioramento della qualità di vita del malato che può continuare a lavorare e a viaggiare. I benefici delle cure domiciliari rispetto all’ambiente ospedaliero, secondo appositi studi, parlano di una riduzione dell’85% dei tempi di recupero,  dovuti alla spossatezza al termine del trattamento in ospedale, di una diminuzione del 30% dei sintomi depressivi e del minor utilizzo dei farmaci antiipertensivi sospesi nel 33% dei casi e ridotti nel 57%. Insomma, una grande opportunità per il malato e un’occasione di risparmio per la sanità.