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Parco del Sirente-Velino, Possibile Abruzzo: la giunta abruzzese “si mangia” gli ettari

L’Aquila. “In un periodo in cui si parla tanto di sostegno e promozione al turismo nazionale, la valorizzazione e la preservazione del prezioso patrimonio naturistico abruzzese dovrebbe essere una priorità di chi governa la “la regione verde d’Europa”, puntando sulla riscoperta di forme meno mercificate di fruizione nel rispetto dell’ambiente” così inizia la nota a firma di Stefano D’Andreagiovanni, rappresentante di “Possibile Abruzzo” .
“Anche per questo” contina D’Andreagiovanni, “esprimiamo grande preoccupazione per il progetto di legge, avviato dalla giunta Marsilio, per la revisione dei confini del Parco regionale del Sirente-Velino, che sottrae circa 8 mila ettari di territorio sottoposto a tutela. Secondo il promotore del provvedimento, l’assessore leghista Emanuele Imprudente, si sarebbe andato incontro alle richieste dei sindaci dei Comuni che ricadono nell’area e degli agricoltori, “in relazione all’emergenza dei danni da fauna selvatica e alle difficoltà connesse alla ricostruzione post-terremoto che trova rallentamenti procedurali legati alla presenza del Parco”. Parole che tradiscono una visione delle zone naturali protette come un intralcio alle attività umane, laddove invece dovrebbero essere un valore aggiunto per le comunità, all’insegna della sostenibilità e pacifica coesistenza con la fauna locale, adottando buone pratiche come accade già in simili contesti. Suona sinistro poi il fatto che nello stesso Parco del Sirente-Velino è in cantiere l’ampliamento degli impianti e delle piste da sci dei Campi della Magnola, nel Comune di Ovindoli, approvato nel dicembre scorso dopo essere stato già pianificato durante la precedente giunta a maggioranza Pd, opera che non ha nemmeno evidente giustificazione economica”.
“Appoggiamo totalmente le mobilitazioni dell’associazionismo ambientale in Abruzzo” continua la nota, “a fronte delle numerose criticità di questo disegno di legge, contro l’ultimo degli autentici scempi che minacciano i nostri ambienti a contatto con la natura incontaminata, in un epoca storica in cui l’inquinamento e il cambiamento climatico ci impongono di cambiare totalmente il nostro rapporto con gli ecosistemi. Tra le questioni aperte ricordiamo anche il progetto Snam della centrale di compressione del gas metano nell’area di Sulmona, parte del metanodotto che attraverserà l’intero Appennino, che sta andando avanti nonostante i ricorsi e la manifesta contrarietà della comunità locale. Portando nel cuore della Marsica, zona non solo di elevato pregio naturalistico ma anche tra le più sismiche d’Italia, quello che rappresenta ancora il modello di sviluppo basato sulle fonti energetiche fossili da superare immediatamente. Inoltre auspichiamo un rapido avvio sia dell’intervento di messa in sicurezza del bacino acquifero del Gran Sasso sia della bonifica della discarica dei veleni di Bussi, perse da mesi nei dedali dei ricorsi, la cui urgenza è stata accertata dai tecnici e dalla magistratura, così come le responsabilità in capo ai soggetti privati.
La politica e le amministrazioni in Abruzzo dimostrino davvero di credere in un suo sviluppo sostenibile, facendo da volano e modello alla transizione ecologica, senza inseguire i pifferai magici del cemento a tutti i costi. Avanguardia di un’economia basata su un diverso rapporto uomo-natura l’elemento centrale” conclude D’Andreagiovanni.