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Paziente oncologico in fila fuori dall’ospedale, l’appello al direttore: non siamo malati di serie B

"Cosa succederà fuori l'ospedale quando ci sarà freddo e arriverà la neve?"

Avezzano. Malato oncologico in fila fuori dall’ospedale scrive una lettera al direttore dell’ospedale di Avezzano per denunciare il tempo di attesa che rischia di far slittare i tempi per la terapia. Lui è Giammarco De Vincentis, paziente oncologico, proprietario di un’azienda agricola del Fucino ed ex amministratore Comunale di San Benedetto dei Marsi. Da sempre in prima linea per difendere i diritti dei malati oncologici, De Vincentis, cardiopatico, denuncia un’ulteriore situazione.

“Sono invalido al 100% col la 104”, si legge nella lettera, “sono seguito dalla dottoressa Amiconi, anche per far si che questo reparto non venga soppresso. lavorano in pochi come un esercito in prima linea, come altri.
Anche perché c’è sinergia tra i vari medici che mi seguono soprattutto dal dottor Paraggio, dalla dottoressa Scarsella, che a causa di tre infarti, mi hanno rimesso al mondo, anche se successivamente, abbiamo optato per un intervento a cuore aperto per inserire due bypass. Non mi lamento dei medici che fanno già troppo, nonostante che non hanno gli strumenti adatti per svolgere la loro professione. Inoltre ho una stabilizzazione alle vertebre lombosacrali che non mi permette di stare tanto tempo in piedi”.

“Fino a 15 giorni fa”, sottolinea, “da quando il covid ha modificato la funzionalità di questo e altri ospedali, il venerdì giorno che vengo in ospedale per sottopormi a immunoterapia quindicinalmente, non ho avuto problemi, ho avuto una specie di corsia preferenziale per entrare in ospedale, così come succede per i prelievi del sangue che vengono a farmeli a casa, prendere il virus del covid per me sarebbe vitale. Ieri per la prima volta mi hanno costretto a fare la fila fuori dalla struttura dell’ospedale, anche se a dire il vero non c’era tanta gente, ma spesso la fila si allunga e il tempo di attesa oltre a far slittare i tempi per la terapia, lascia il malato di patologie importanti fuori al freddo, alla pioggia e alla neve, a rischio di prendere qualche malanno”.

“Io parlo a nome di tutti”, scrive De Vincentis, “ora mi chiedo cosa succederà quando ci sarà il freddo e ancor di più la neve? Per questo ieri mi sono permesso di venire al suo ufficio per chiedere chiarimenti, ma lei non era presente perché impegnata per altri lavori. Ho trovato una infermiera la signora tal dei tali, la quale mi ha detto dopo le mie spiegazioni, che tassativamente devo fare la fila come tutti, la stessa cosa ha detto ai vigilantes che sono all’ingresso a controllare le persone che entrano. Mi è stato detto anche che a titolo di favore mi avrebbero fatto entrare ma io non voglio avere privilegi, ma il diritto di avere una corsia preferenziale come le persone malate di patologie importanti, con accesso sempre con le dovute precauzioni che si prendono con tutti per difenderci dal covid”.

“Spero che questa lettera”, conclude, “giunga alla sua attenzione e che io venga ricevuto per presentare una lettera scritta. Qualora non sia possibile vi chiedo di avere un indirizzo pec.  Io devo decidere se continuare a curarmi ad Avezzano o all’Aquila come fanno diverse persone che lavorano anche nel nostro ospedale, che fino a ieri ho difeso con il sangue ai denti perché fosse un punto vitale per la nostra Marsica. Concludo dicendole ché la cosa che più mi raccomandano i medici è di non prendere freddo e tra un po’ arriverà la neve”.

“Non torniamo ad essere malati di serie B”, scrive in ultimo nell’appello, “basta a fare la caccia ai fantasmi e lasciare morire chi è fino ad oggi ha lottato come un gladiatore”.