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Pescara, palme su via Pepe al posto dei lecci, la denuncia del coordinamento “Salviamo gli alberi”

Pescara. “Sul verde urbano il Comune di Pescara procede con operazioni sempre più confuse e dispendiose. Si espiantano aceri piantati l’anno scorso, si tagliano lecci sofferenti per la cattiva manutenzione e le “cattive pratiche”, si comprano 50 alberi di washingtonie alla modica cifra di 47.214 euro, che equivale a circa 900 euro a piantina (alta 2 m!), si reimpiantano i poveri aceri in piazza Caduti del Mare. Non è solo un danno economico o botanico: è cancellare la storia e la nostra identità”. Lo afferma il coordinamento “Salviamo gli alberi” di Pescara, costituito dalle associazioni “Italia nostra”, “Archeoclub”, “I Gufi”, “Le Majellane”, “Ecoistituto Abruzzo”, “Miladonnambiente”, “La Galina Caminante”, “Pescara Punto Zero” e “Comitato Oltre il Gazebo No Filovia”.

“È di questa settimana la nuova sorpresa dell’amministrazione comunale di Pescara, ai suoi cittadini finalmente usciti fuori a passeggiare. Molti di noi si sono diretti versi il mare per godere della natura, dell’aria. Molti di noi hanno trovato un brutto scherzo lungo la via che conduce al mare, via Pepe, fino a due anni fa abitata da un lungo filare di lecci (circa una quarantina), abbattuti per fare posto alla pista ciclabile a al rifacimento dei marciapiedi e lasciata ora priva di verde” spiega il coordinamento “Salviamo gli alberi”.

“Ora” prosegue il coordinamento “continuano il depauperamento della via tagliando le ultime piante rimaste, alcuni lecci nell’ultimo tratto, piante rigogliose nonostante le continue potature e la mancanza totale di manutenzione, quelle basilari così necessarie per gli alberi in città (irrigazione, concimazione, rincalzature del terreno). Al posto dei lecci, la giunta comunale ha scelto le palme washingtonie. Sono specie esotiche e quindi soggette, prima o poi, a essere “escluse” da questo ambiente, oltre al fatto che con queste specie si introducono anche patogeni e virus esotici, di cui non si conoscono gli effetti. Non a caso abbiamo leggi volte a evitare l’importazione di specie vegetali forestali provenienti da altri continenti”.

“Le città hanno un vissuto, una memoria, uno stile. Elementi che ne definiscono l’identità. Vanno compresi, questi elementi, nutriti, rinfrescati e anche rinnovati, mai cancellati, per evitare di abitare territori deserti di senso e spessore culturale. A Pescara sud abbiamo un quartiere molto importante, ricco di tutti questi elementi, si chiama Pineta ed è famoso anche per i tanti segni e memorie che vi ha voluto lasciare D’Annunzio, figlio mai dimentico delle sue origini” afferma il coordinamento. “Pur se tanti alberi sono stati tagliati per le edificazioni novecentesche e attuali, pur se insieme ai pini svettano varie altre alberature, tra cui stupende tamerici, dei pini d’Aleppo e delle alberature cittadine si sta facendo scempio, privando la città del suo segno verde distintivo, di storia, bellezza e intelligenza ecologica. Il Comune evidentemente non ne ha contezza, non ha una visione appassionata della sua città fatta di storia e bellezza, visto che ha ritenuto di dover “sistemare” l’ultimo tratto verso il mare, in pieno quartiere Pineta, piantumandovi ben 50 palme!”

“In tempi di Coronavirus e di debiti impensabili per lo Stato italiano e quindi per ognuno di noi, pensare che il nostro Comune vada a spendere insensatamente circa 60mila euro per comprare palme, tagliare alberi, smaltire legna, espiantare alberi piantati lo scorso anno e reimpiantarli in un altro luogo, ci appaiono operazioni insensate” dichiara il coordinamento. “La città ha bisogno di un piano del verde, di una corretta manutenzione delle proprie alberature, di una partecipazione pubblica dei cittadini alle scelte della città. È arrivato il momento di condividere le decisioni, sopra ogni tipo di personalismo”.