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Pezzopane: Jobs Act è una riforma innovativa, no a visioni apocalittiche

stefania pezzopane 2L’Aquila. “Affronto con entusiasmo e passione la discussione e la votazione del Jobs Act, convinta che anche in queste ore, con il lavoro prezioso del Governo, del relatore e del Parlamento, possa ulteriormente essere migliorato”. Lo ha detto la senatrice del Pd Stefania Pezzopane nel suo intervento in Aula. “Le assurde e ingiuste polemiche di questi giorni – ha proseguito Stefania Pezzopane – stanno appannando il bel lavoro svolto in Commissione Lavoro, iniziato il 3 aprile, che ha visto coinvolte tutte le forze politiche e tutte le parti sociali. Far apparire questa riforma come un’apocalittica riduzione di diritti non solo e’ falso, ma e’ anche politicamente sbagliato. E sono sicura che non portera’ successo, ne’ consenso elettorale a chi lo sta facendo. La delega realizza una riforma di grande portata innovativa, che si muove su cinque ambiti: riordino degli ammortizzatori sociali, riforma reale dei servizi per il lavoro e politiche attive, semplificazione degli adempimenti e delle procedure in materia di lavoro, riordino delle forme contrattuali, rafforzamento delle misure di sostegno alla maternita’ e alla conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. Nei commenti, punte di ideologismo e faziosita’ insopportabili si alternano a preoccupanti sottovalutazioni del contesto sociale e delle profonde modificazioni che sono intervenute in questi anni. Non chiudiamo gli occhi; non guardiamo ai problemi del Paese con il torcicollo. Troppi sono abbandonati a se stessi: precari, disoccupati, sfiduciati, cassaintegrati. Ci sono lavoratori fortemente tutelati, ai limiti del corporativismo, e lavoratori senza alcuna tutela. Questo ci dovrebbe indignare. La delega serve al Paese, serve a chi cerca lavoro, serve a chi lo perde e ha bisogno di ammortizzatori sociali. La delega, pero’, serve anche al presidente del Consiglio Matteo Renzi, che con il suo Governo ha messo la faccia su questa riforma e ha la necessita’ di portarla a casa per dialogare con forza in Europa. Queste non mi sembrano questioni di poco conto; ma questioni che una classe dirigente deve saper portare a termine”.