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L’Aquila, piano di ricostruzione. Si attende l’ok definitivo per il quartiere “Banca d’Italia”

L’Aquila. Anche L'Aquila ricostruzione post-terremotovia XX settembre avrà i suoi portici, i quarti dopo quelli lungo corso Vittorio Emanuele, corso Federico II e via San Bernardino che da decenni hanno reso famoso il centro della città capoluogo. È questa una delle peculiarità del progetto unitario di riqualificazione della zona di fronte al palazzo di giustizia del capoluogo, alle soglie del quartiere “Banca d’Italia”, la periferia storica fuori le mura, che di qui a 10 giorni approderà in Consiglio comunale per l’ok definitivo. Quattro gli edifici coinvolti, buttati giù e ricostruiti, con la nascita di una piazza pubblica e, appunto, di un porticato con spazi commerciali, in cambio di tanto tanto cemento in più. Un’operazione che il Comune rivendica come fiore all’occhiello anche se non è esente da ombre: su tutte, la demolizione quantomeno frettolosa di uno degli edifici, quello di proprietà dell’Anas, avvenuta 2 anni fa e non necessaria affatto secondo alcuni che hanno presentato un esposto, tanto che la magistratura ha aperto anche un’indagine con sequestro di carte, indagini al momento senza esiti. E poi c’è l’aumento di cubature concesso tanto ai proprietari pubblici quanto a quelli privati in cambio della cessione degli spazi che costituiranno la piazza, con il rischio paventato di una speculazione edilizia ricostruendo palazzine “monstre” ben più alte di quelle danneggiate dal sisma del 6 aprile 2009. Grazie a queste premialità, infatti, la superficie utile futura aumenterà di oltre 2 mila metri quadrati: l’esistente era di 9.037 metri quadrati, dei quali 5.891 residenziali e 3.146 direzionali. Con le nuove edificazioni si arriverà a 11.252 metri quadrati, dei quali 6.645 residenziali (+754) e ben 4.607 direzionali (+1.461). L’aumento di superfici sarà subito evidente all’occhio: il solo edificio dell’Anas, a giudicare dai render, avrà un piano terra più altri 6 piani, due in più dell’edificio precedente ora buttato giù. In ogni caso l’amministrazione comunale tira dritto su questa ipotesi, facendo notare come al risultato finale si sia arrivati dopo un lungo percorso di concertazione, fatto di incontri con i cittadini e i tecnici del progetto unitario per modularne il definitivo assetto urbanistico, fondiario e proprietario. Uno scenario forse troppo idilliaco dipinto così, ma che comunque ha portato a risultati concreti, ovvero la sigla dell’accordo di programma per procedere ai lavori avvenuta lo scorso 25 marzo tra l’assessore comunale alla Ricostruzione Pietro Di Stefano e il presidente uscente della Provincia, Antonio Del Corvo, che ora andrà ratificato in Consiglio comunale entro il 25 aprile. E questo traguardo concreto costituisce un autentico paradosso rispetto al caso di Porta Barete, il sito archeologico che si vorrebbe valorizzare creando un nuovo accesso Ovest al centro, progetto che fa a cazzotti con la ricostruzione privata di un singolo condominio, il civico 207 di via Roma. Sono solo poche decine di metri di distanza dal quartiere Banca d’Italia, eppure in quel caso proprietari, Comune e direzione regionale dei Beni culturali da oltre 2 anni non riescono a trovare la quadra, tra liti, minacce e contenziosi giudiziari. L’area che verrà rivoluzionata ha un’estensione complessiva di 9.053 metri quadrati ed è delimitata da via XX settembre a Ovest, via Castiglione a Nord e via Fonte Preturo a Sud. Il progetto prevede la riqualificazione edilizia e urbana della superficie su cui si trovano quattro edifici: due condomini privati, uno stabile residenziale di proprietà dell’Azienda territoriale per l’edilizia residenziale (Ater) del capoluogo e l’edificio direzionale di proprietà dell’Anas, quest’ultimo già abbattuto. La zona a verde pubblico tra questi edifici, la cui proprietà è oggi suddivisa in quote tra i vari stabili, verrà ceduta per intero al Comune dell’Aquila e riqualificata come una piazza pubblica di 2.684 metri quadrati, del valore di 860 mila euro, che sarà accessibile tanto da via XX settembre quanto dal quartiere “Banca d’Italia” che si trova la di sopra ed è ancora in larga parte da ricostruire. Il piano prevede la demolizione dei quattro edifici e la loro ricostruzione, con l’inserimento di locali a destinazione commerciale al piano terra che creeranno uno spazio di vendita affacciato sulla piazza centrale sotto i già citati portici. In tal senso quello dell’Anas è l’unico stabile già demolito e da un pezzo, con i lavori dei vigili del fuoco conclusi ben due anni fa, a fine agosto 2013. Già da tempo, febbraio 2011, l’ente stradale si è ricollocato nella nuova sede in via Salaria Antica Est, vicino al Tribunale amministrativo regionale, la “ruota hi-tech” da 7 mila metri quadrati e 10 milioni di investimento, e dalla ricostruzione della sua proprietà ricaverà puro profitto in termini di affitti. Stessa storia per l’ente che si occupa di edilizia popolare, che dal settembre 2013, dopo oltre 4 anni dal sisma, ha lasciato i container di via Montevelino e si è ricollocato all’estrema periferia Ovest, nel complesso “Il Moro” in via Antica Arischia, acquistato dall’imprenditore Giacomo Pasqua dopo un bando. Tutto questo percorso è stato reso possibile dall’inserimento di questo di via XX settembre tra i “progetti strategici” del discusso piano di ricostruzione del capoluogo, che prevedono partnership tra pubblico e privato che portano il vantaggio di un aumento delle fonti finanziarie e modalità attuative con procedure urbanistiche negoziale.