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Pienone a Pescara per Renzi, cita Flaiano e ricorda Marchionne: diceva sempre che gli abruzzesi non si arrendono mai

Pescara. L’ex presidente del consiglio, Matteo Renzi arriva a Pescara per presentare l’ultimo libro “Un’altra strada” e fa il pienone. Ha parlato per oltre un’ora, ospite nella sala consiliare del comune di Pescara, toccando vari punti di attualità, tra cui: le elezioni appena conclusesi in Abruzzo e l’emigrazione italiana. Renzi non ha voluto sedie e tavoli, in piedi, rivolgendosi al pubblico che ha affollato ogni punto della sala, ha spiegato il perchè di questo suo ultimo libro, ha parlato della famiglia rinnovando fiducia nella magistratura e ha ricordato i tanti cantieri aperti in Abruzzo grazie al Masterplan. La platea, più di 800 persone hanno assistito all’incontro, tra i quali c’erano anche di vari esponenti del Partito democratico regionale, il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, il senatore Luciano D’Alfonso, l’ex vice presidente del Csm Giovanni Legnini, l’onorevole Camillo D’Alessandro, ha ascoltato Renzi interrompendolo solo di tanto in tanto per applaudirlo.

Il senatore Pd che ha preso a esempio nel suo libro Flaiano e ha anche citato alcune sue massime, ha ricordato Marchionne e il suo messaggio chiaro per questa terra: gli abruzzesi non si arrendono mai. Poi ha augurato al neo governatore della Regione Abruzzo Marco Marsilio un buon lavoro e gli ha ricordato dei numerosi interventi in atto grazie al Masterplan finanziato dallo stesso Renzi durante il governo D’Alfonso “Adesso che andrà a inaugurare i lavori e le opere avviate dal Masterplan della scorsa legislatura di centrosinistra non crediamo che ci ringrazi, ma che abbia almeno il coraggio della verità”.

Non sono mancate poi battute ironiche sull’attuale governo nazionale, ma anche preoccupazioni per il clima razzista che si sta diffondendo in Italia. “Altro che chiudere i porti, dovete aprire scuole e musei”, ha aggiunto, “noi italiani cento anni fa siamo partiti da questa terra per andare in America tra povertà, speranze, sacrifici. Il dolore dell’emigrazione voi abruzzesi lo conoscete bene, l’avete vissuto sulla vostra pelle con la tragedia di Marcinelle”.