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Biondi rassegna le dimissioni da sindaco dell’Aquila: ho dignità e reputazione, la città ha bisogno di chiarezza

Biondi: c'è bisogno di un senso di dovere e responsabilità per una città ferita

L’Aquila. Pierluigi Biondi rassegna le dimissioni da sindaco dell’Aquila. “L’Aquila è in una fase importante della storia recente”, spiega il primo cittadino davanti alla stampa, “prossima al decennale del sisma, ma si trova in una fase anche delicata: da un lato le risposte del governo sono insufficienti rispetto alle necessità della comunità e del cratere, dall’altro la situazione locale impone alle forze politiche un atteggiamento di responsabilità”.

“Ieri ho avuto un incontro con Crimi”, ha spiegato Biondi, “il tema dell’incontro è stato il fondo per l’equilibrio per il bilancio del Comune per le spese di 12 milioni di euro di cui abbiamo ricevuto solo rassicurazione. Io reclamo da tempo lo stato della ricostruzione pubblica, ossia 400 mila euro frutto di economia derivanti dalla convenzione con Abruzzo Engigneriing, ma i fondi sono bloccati per cavilli incomprensibili.

“La programmazione è ferma a dicembre 2017”, precisa Pierluigi Biondi, “io reclamo questa nuova programmazione perché la delibera 48 serve a fare il punto della situazione del fabbisogno del 2020. Abbiamo bisogno di queste risorse per sostenere la ripresa e le problematiche che molti, da tempo, sottolineano all’amministrazione comunale. Tra i fondi del 4% c’è la quota di 8 milioni necessaria per finanziare lo sviluppo del Gran Sasso, come l’albergo di Campo Imperatore tanto per fare un esempio”.

“C’è la battaglia sulle tasse e non ci sono notizie sull’innalzamento sulla soglia del de minimis”, prosegue Biondi, “bisogna intervenire immediatamente e trovare una soluzione, altrimenti decine di aziende dovranno restituire le quote di beneficio. Il dato locale non è meno importante: c’è bisogno di un senso di dovere e responsabilità per una città ferita”.

“Da due anni la città sta effettuando un percorso di rinnovamento”, sottolinea Biondi, “la legittimità e l’ambizione dei singoli non possono eccedere arrivando al punto dell’autoreferenzialità. Quello che è bene per la comunità è bene anche per gli altri. La fine della storica alternanza centro destra e centro sinistra ha segnato un cambiamento: abbiamo stabilizzato gli operai del Comune che rischiavano il posto di lavoro, abbiamo fatto turnover per le persone assunte per la ricostruzione, il progetto di riqualificazione di San Basilio, il piano per l’edilizia cimiteriale, il nuovo piano di assetto per l’edilizia scolastica, la scuola di Paganica, sono stati attivati codici unici di progetto che non erano stati attivati per nessuna scuola”.

“E poi ancora l’emendamento e l’accordo per il Comune del Cratere per la ricostruzione delle scuole”, afferma Biondi, “gli alloggi del progetto CASE e l’avvio del cantiere del Palazzo Margherita che verrà riaperto entro la prossima primavera, il piano urbano per la mobilità sostenibile e l’area dei parcheggi, il rilascio della carta d’identità elettronica per i cittadini, l’accordo con il MiBact per il decennale del sisma, il rilancio della Perdonanza Celestiniana, il bando per lo sviluppo delle imprese nell’ambito culturale nelle aree del cratere, la riduzione della Tasi per i capannoni, l’arrivo del Giro d’Italia sul Gran Sasso e il rilancio del Rugby nella città”.

“Per tutto questo e per tutto quello che c’è ancora da fare”, annuncia Biondi, “c’è bisogno di un sindaco e di una giunta nella pienezza delle sue funzioni, e un consiglio comunale che sappia indirizzare e correggere senza giochi di posizionamento. La cittadinanza vive ancora dei problemi, anche per adempienze della politica locale, e vorrebbe una sobrietà istituzionale diversa. “Alcune componenti politiche che, insieme a me, sono state chiamate ad amministrare la città nel giugno del 2017”, sottolinea,  “sembrano aver smarrito la forza propositiva e l’entusiasmo di quei giorni. È come se avessero dimenticato che l’obiettivo unico e primario è la ricomposizione comunitaria della città e del suo territorio, attraverso politiche e interventi efficaci, che abbiano come fine ultimo la crescita e il benessere dei cittadini. È questo il momento per dimostrare che la città può contare su una classe dirigente consapevole e matura, che sappia coniugare valori e azioni di una buona e sana amministrazione. Indicazione che riguarda in primis il sottoscritto”.

“Oggi non siamo in grado di garantire servizi e allora, come ho avuto modo di dire e di scrivere, non sono disposto a mettere le mani in tasca né a imprese né a cittadini senza il trasferimento dei fondi dallo Stato per i mancati incassi del Comune e non sono disposto a fare l’esattore per conto di terzi: voglio che questa comunità sia rispettata su ogni livello. Se non arriveranno i fondi, a breve firmerò le dimissioni e farò fare tutto ad un commissario: non farò come Cialente, non farò fare passerelle e non aumenterò le tasse. Ho una reputazione e dignità da difendere. Mi è stato assicurato il trasferimento, ma non è sufficiente. Ho avvisato il sottosegretario Crimi molto disponibile e uomo di ascolto. Ma non è sufficiente per portare a casa il risultato. Sarà il commissario a gestire questa fase. Lo devo alla mia coscienza, alla mia educazione e alla città. L’Aquila merita rispetto dal livello locale a quello nazionale. Spero la scelta serva a scuotere le coscienze a tutti i livelli soprattutto dopo aver vissuto il dramma del terremoto. Al termine di questo mio appello alle forze politiche locali e nazionali sono disposto a parlare con tutti”.

 

Pochi minuti fa il primo cittadino del capoluogo abruzzese, durante un incontro pubblico a Palazzo Fibbioni, ha deciso di lasciare provocatoriamente la guida del Comune alla luce di quanto accaduto nei giorni scorsi. La sua salda maggioranza di centrodestra ha iniziato a perdere pezzi prima con le elezioni del marzo 2018, quando Luigi D’Eramo è entrato in parlamento.

Poi con le elezioni regionali l’assetto della giunta aquilana è totalmente cambiato perché D’Eramo si è dimesso da assessore, Imprudente è passato all’Emiciclo lasciando palazzo Fibbioni e anche Guido Quintino Liris ha scelto la Regione. Di fatto, la maggioranza rimasta, nel consiglio comunale di ieri, ha scelto di disertare l’aula forse anche alla luce della nomina del consigliere comunale dell’Udc Raffaele Daniele, come vicesindaco. Il capogruppo di Fratelli d’Italia, De Matteis, ha chiesto l’azzeramento della giunta mentre l’opposizione e dei rappresentanti dei cittadini hanno protestato in aula.

L’assise civica è stata convocata per lunedì alle 9, ma era chiaro da subito che la situazione sarebbe cambiata. Il tira e molla degli ultimi giorni è stato caratterizzato anche dalla voce grossa fatta dalla Lega, alla quale il sindaco Biondi fino ad ora non aveva dato il giusto peso. Le dimissioni potrebbero essere una prova di forza dello stesso Biondi che, non riuscendo più ad andare avanti, avrebbe alzato il tiro consapevole di poter fare anche un passo indietro tra due settimane.

Biondi è stato eletto sindaco dell’Aquila nel giugno del 2017, battendo Americo Di Benedetto alle urne.