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Presentato Sismaq, 50.000 articoli e 20.000 foto compongono l’archivio più grande mai realizzato sul terremoto dell’Aquila

L’Aquila. Più di 50 mila articoli pubblicati sulla stampa internazionale, nazionale e locale, circa 20 mila tra foto e video nell’archivio multimediale, 918 autori catalogati, più di 400 titoli nella bibliografia. Sono alcuni dei numeri dell’archivio multimediale più importante sul terremoto che dieci anni fa colpì L’Aquila e il suo comprensorio. Si chiama SismAq, acronimo di Servizio Informativo sul Sisma Memoria L’Aquila, ed è il frutto di circa 10 anni di ricerca da parte della Deputazione di Storia Patria negli Abruzzi.
È stato presentato nell’ambito dell’incontro dei soci della Deputazione, lo scorso 19 maggio a Palazzo dei Combattenti, nel cuore del centro storico dell’Aquila, casa della Fondazione Carispaq che sostiene generosamente SismAq fin dalla sua nascita.
“Da cittadino aquilano e da storico bibliotecario posso affermare che con questo strumento la ricerca è davvero in mano a tutti – ha sottolineato il presidente della Deputazione di Storia Patria, Walter Capezzali – come i bibliotecari sanno bene, è ovvio che ogni tipo di ricerca non sia completamente esaustiva né assoluta, ma qui siamo di fronte a un archivio sterminato, unico nel suo genere in Italia e forse al mondo”.
Le sezioni principali del portale sismaq.org sono quattro: rassegna stampa, che raccoglie migliaia di articoli pubblicati sul terremoto del 2009, dalle grandi testate internazionali fino ai sette giornali prodotti dagli sfollati nelle tendopoli; l’archivio multimediale di fotografie e video, all’interno del quale ci sono anche 22 archivi di televisioni locali e nazionali; la sezione dedicata a monografie e libri pubblicati sul sisma, consultabili ovviamente, come il resto del materiale anche presso la Deputazione; infine, una sezione dettagliata e dedicata completamente alle passioni, alle foto e alle vite delle 309 vittime del terremoto.
Tutto il materiale è consultabile sul web ma è stato anche salvato in remoto, in modo che non si perda nei mille rivoli della rete o che possa sparire allo scomparire dei siti web da cui è stato raccolto. “Nell’anno del decennale abbiamo ritenuto necessario raccogliere quanto abbiamo seminato negli ultimi 10 anni – ha evidenziato Capezzali – perché era necessario storicizzare questo periodo, durante il quale si è concentrata la massa maggiore di documentazione”.