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Presunta chiusura dell’Abbazia di Santo Spirito al Morrone, Pasqualone fp Cgil: “non corrisponde al vero!”

Sulmona. “Tra le tante notizie che girano sul web, che indignano e lasciano perplessi gli ignari cittadini, gira la notizia che l’Abbazia di Santo Spirito al Morrone sia chiusa a turisti e visitatori. Non corrisponde al vero!” spiega in una nota il Segretario fp CGIL L’Aquila Anthony Pasqualone. 

“L’imponente monumento della Valle Peligna, situato tra il Comune di Sulmona e quello di Pratola, è stato restituito alla collettività dopo oltre un secolo di gestione carceraria grazie al progressivo recupero e allo stanziamento di consistenti risorse economiche dell’allora Ministero per i Beni e le Attività Culturali, nonché all’impegno, alla cura e alla passione del personale impiegato presso l’Abbazia che negli anni è stata adibita anche a conferenze, eventi espositivi e concerti trasformando il complesso in un centro propulsore di cultura. Da anni la RSU dell’Istituto, già Polo Museale dell’Abruzzo ora Direzione regionale Musei Abruzzo, e la CGIL lamentano una diminuzione progressiva di personale in organico, non solo nella sede dell’Abbazia, ma in tutta le sedi regionali. Tale carenza negli ultimi anni ha raggiunto livelli insostenibili: rispetto alle dotazioni organiche previste dal DM n. 413/2016 in cui erano previste complessive 150 unità, attualmente ne sono in servizio 84 (distribuite su 15 qualifiche per 16 siti regionali), di cui i custodi sono complessivamente 48 unità, 17 delle quali operano esclusivamente presso il MUNDA (Museo Nazionale D’Abruzzo) al’Aquila; ne consegue che 31 custodi dovrebbero occuparsi dei restanti 15 siti” precisa Pasqualone.

“Con questi numeri al momento si riesce a tenere aperti al pubblico per alcuni giorni della settimana solo 7 siti, fra cui l’Abbazia. La CGIL, nel corso degli anni, ha rivolto istanze e note al Ministero competente affinché possa procedere all’assunzione di personale, vista la grave carenza. Pensionamenti, “quota 100” e blocco delle assunzioni, infatti, hanno quasi azzerato il personale preposto all’apertura e all’accoglienza del nostro sito monumentale. Non è vero, inoltre, che tutti i dipendenti del MiBACT siano impegnati in modalità smartworking e che, quindi, determinino una limitazione degli orari e dei giorni di apertura al pubblico, affermazione che avvalora, da un lato, i pregiudizi sul “lavoro agile” e, dall’altro, conferma la non conoscenza delle attività che quotidianamente vengono svolte all’interno degli uffici e la non consapevolezza dell’importanza del ruolo che l’Abbazia – e per essa dalle persone che ivi lavorano – ha per il territorio della Valle Peligna. Qualcuno evidentemente pensa che basti aprire un portone per “fare cultura e incrementare il turismo”! Allora, cosa c’è dietro? Gli spazi dell’Abbazia ospitano anche gli uffici della SABAP (Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell’Abruzzo) i cui dipendenti svolgono azioni di tutela, conservazione e valorizzazione dei beni storico-artistici, architettonici e del paesaggio del territorio di propria competenza. L’Abbazia, inoltre, è gestita dalla Direzione Regionale Musei Abruzzo (ex Polo Museale) nata con la recente riforma del Ministero, che opera per valorizzare e rendere fruibile la ricchezza culturale dei musei statali della propria regione” continua Pasqualone.

“Coordinato dalla Direzione Generale Musei, la Direzione Regionale è il punto di connessione tra centro e periferia: opera per favorire il dialogo tra enti statali e locali, tra realtà museali pubbliche e private, per la costruzione del sistema museale regionale. Coordina risorse umane, tecnologiche e finanziarie al fine di offrire al pubblico attività culturali ed espositive, servizi di accoglienza ed educativi di qualità. Sostiene la nascita di reti locali che coinvolgono diversi attori per lo sviluppo di itinerari culturali e la crescita dei territori in cui opera”. Si comprende, dunque, come sia importante il personale tutto: i custodi permettono le aperture nei giorni feriali e festivi con turnazioni insostenibili data la carenza di personale (solo 2 unità a Sulmona); i restanti dipendenti (4 a Sulmona), nella carenza endemica, sono impegnati nello svolgimento delle attività funzionali agli obiettivi sopra descritti. La grave emergenza epidemiologica – e di conseguenza le nuove regole per la riapertura al pubblico dei musei e dei luoghi della cultura, nonché per tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori e dei visitatori e garantire la salubrità dell’ambiente di lavoro – ha reso ancor più problematica la possibilità di tenere costantemente aperti i luoghi d’arte e i monumenti della nostra Regione e, dunque, anche l’Abbazia. I decreti del Presidente del Consiglio dei ministri (DPCM), le circolari attuative del MiBACT, del Ministero della salute e del Ministero del lavoro hanno comportato e comportano una serie di adempimenti che l’esiguo numero di personale preposto non è messo in condizioni di assolvere. Rammentiamo inoltre a quelli che non vogliono ricordare che, in questi ultimi anni di scellerata spending review e di gestione personalistica della passata dirigenza, per favorire la fruizione degli ambienti restaurati del complesso monumentale dell’Abbazia, sono stati organizzati servizi di apertura, visite guidate e attività didattica nei giorni feriali e festivi, in italiano e in lingua straniera, mostre ed eventi culturali grazie al personale tutto che si è adoperato con entusiasmo e disponibilità anche ricoprendo mansioni e compiti che non gli appartenevano e spesso a titolo gratuito. Grazie a costoro – tecnici, amministrativi, storici d’arte e architetti, sono stati ottenuti rilevanti risultati in termini di visibilità e di ritorno economico anche per il territorio, che hanno sostenuto e giustificato l’investimento pubblico nel primo e parziale recupero di uno dei monumenti più importanti della regione, recupero che deve essere ancora completato con ulteriori finanziamenti”.

“Non ha senso focalizzare l’attenzione sulle aperture al pubblico dell’Abbazia e scaricare la responsabilità sui dipendenti del Ministero, senza capire che il complesso monumentale è uno dei luoghi maggiormente rappresentativi della rete culturale e storica della Valle peligna, che in questi decenni non è stata promossa e valorizzata nella sua interezza e nelle sue interconnessioni da parte degli enti territoriali. Tant’è che è di queste ore la notizia secondo cui la Giunta Regionale, con la Deliberazione n. 416 del 15.7.2020 avrebbe “congelato” di 5.580.000 di euro le risorse destinate al “Progetto lo Spirito d’Abruzzo – Abbazia di Santo Spirito di Morrone”. Così come non è ancora chiaro se e come siano state utilizzate le risorse statali destinate alla commemorazione del bimillenario Ovidiano, un’altra occasione persa. C’è da ripensare la qualità delle politiche culturali pubbliche, in un’ottica di coordinamento e di rilancio della fruizione del patrimonio, di tutela, valorizzazione e promozione della cultura, così come sanciti
dall’articolo 9 della nostra Costituzione. Attenzione, dunque, a chiedere la riapertura dei “portoni” il prima possibile… “Il prima possibile, ma non come prima: le opportunità aperte da questa crisi devono essere colte nel senso di un cambiamento radicale di rotta e di prospettiva!” conclude il Segretario fp CGIL L’Aquila, Anthony Pasqualone.