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Processo Mare-Monti, finisce a processo Cantagallo: è accusato di tentata estorsione nei confronti di D’Alfonso

Pescara. Finisce a processo Giuseppe Cantagallo, geometra di Penne accusato di tentata estorsione nei confronti dell’ex presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso nell’ambito del processo Mare-Monti. L’udienza è fissata al prossimo 26 novembre. Il gup Antonella Di Carlo ha rinviato a giudizio anche la moglie e la figlia di Cantagallo, accusate di falso per avere istigato il medico Carmine Marini, anche lui a processo, con l’accusa di favoreggiamento, a confezionare certificati medici dai quali emergeva che Cantagallo era in cura da lui, “benchè lo stesso”, sostiene il pm Anna Rita Mantini, “non l’avesse visitato da anni”. Nel 2017 Cantagallo, poco prima di deporre come supertestimone dell’accusa nel processo Mare-monti (sulla mancata realizzazione della statale 81 nell’area Vestina), inviò una e-mail a D’Alfonso chiedendogli 130mila euro in cambio del suo silenzio.

L’allora governatore denunciò l’accaduto e Cantagallo fu indagato per tentata estorsione. Una volta scattata l’inchiesta, il geometra non si è presentato né all’interrogatorio di garanzia né in aula, presentando i certificati medici che hanno messo nei guai la moglie, la figlia e il medico Marini. In mattinata lo psichiatra Raffaele De Leonardis aveva illustrato le risultanze della perizia disposta dal giudice, dalla quale è emerso che nel 2017, all’epoca dei fatti, Cantagallo “risultava affetto da deterioramento cognitivo lieve-moderato, conseguenza di episodio ischemico cerebrale occorso il 2 aprile del 2000”, ma che oggi nel complesso “ha capacità residue tali da consentirgli una utile e cosciente partecipazione al procedimento penale”.