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Processo Rigopiano, l’imputato aggredito: “mi ha riempito di botte”. La donna: ha firmato la condanna a morte di mio figlio

La Perilli: "era al bar allegramente". L'ex sindaco: "mi ha picchiato, segue querela"

La prima udienza preliminare sul disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola (Pescara) che costò la vita a 29 persone, rimaste sotto le macerie della struttura travolta da una valanga il 18 gennaio 2017, a Pescara, 16 luglio 2019.
ANSA/Stefano Buda

Pescara. “Stavo prendendo un caffè con i miei avvocati, quando sono stato aggredito. Non so da chi, era una donna. Mi ha picchiato, mi ha riempito di botte. Segue querela”. 

Commenta così l’accaduto l’ex sindaco di Farindola, Massimiliano Giancaterino, mentre esce dal tribunale di Pescara, scortato dagli operatori del 118, dopo essere stato aggredito dalla madre di Stefano Feniello, una delle 29 vittime, in una pausa della seconda udienza preliminare sul disastro dell’Hotel Rigopiano di Farindola, in corso di svolgimento questa mattina.

La donna, secondo quanto riportato dall’agenzia Ansa, ha preso a pugni l’uomo che poi è caduto a terra, urlandogli: “hai firmato la condanna a morte di mio figlio”. Immediatamente sono intervenute le forze dell’ordine e successivamente anche gli operatori del 118, che hanno assistito Giancaterino.

“Era al bar allegramente, quando è stato lui a firmare la condanna a morte di mio figlio e allora l’ho preso a pugni”. Queste le parole di Maria Perilli, madre di Stefano Feniello, una delle vittime della tragedia dell’Hotel Rigopiano, dopo essere stata identificata dalle forze dell’ordine, in seguito all’aggressione compiuta ai danni dell’ex sindaco di Farindola, Massimiliano Giancaterino, imputato nel procedimento sul disastro.

“Lui è il doppio di me”, ha osservato poi la donna, “quindi potete immaginare il male che gli ho fatto”. Perilli infine ha detto che “è stato lui a firmare i primi documenti per l’ampliamento dell’albergo e ha dato la possibilità all’albergo, da quel momento, di essere aperto anche durante l’inverno, non solo d’estate, quindi ha condannato a morte Stefano”.