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Quell’ago della bilancia chiamato civismo: tutti lo vogliono, tutti lo cercano, ma a nessuno appartiene

L’Aquila. La quiete prima della tempesta: per usare una metafora volutamente forte e ridondante, così potremmo definire l’attuale scenario politico abruzzese il cui occhio è posato sul gradino più alto dell’assetto governativo regionale, ossia la carica di presidente. Se, una volta stabilita (finalmente) la data delle elezioni, le reazioni a caldo non sono mancate, ciò che, invece, ancora è ben lungi dall’essere chiara e definita, è l’organizzazione dei singoli partiti e, più in generale, delle coalizioni. Movimento 5 Stelle escluso che, almeno in questa prima fase, ha svelato parte delle sue carte.

Centrodestra e centrosinistra, infatti, non sembrano ancora avere le idee chiare ma, non essendo il 10 febbraio dietro l’angolo, il tempo per organizzarsi e programmare una campagna elettorale ben strutturata e con leadership ben precise, non manca. Anche se poi, a luci spente, la sensazione è che i giochi siano fatti. I più maliziosi hanno individuato nella data fissata da Lolli, Di Pangrazio e Francabandera, una precisa volontà del Pd di prendere tempo per cercare consensi e possibili apparentamenti, puntando sui primi in particolar modo. Non è mistero che il partito dell’ex segretario Renzi viva una fase di evidente appannamento.

Del centrodestra abbiamo detto molto nei giorni scorsi, e nelle ultime ore non è cambiato granché, anzi, il braccio di ferro tra Lega e Forza Italia si fa sempre più netto ed evidente. Appare, quindi, palese che la partita a scacchi sarà decisa da un terzo incomodo che, però, per usare un simpatico gioco di parole, farà comodo a chi sarà in grado di portarlo dalla propria parte. Parliamo di quei partiti minori come Leu, Fratelli d’Italia, Casapound – giusto per citarne alcuni – che, pur non potendo contare su un elettorato tale da fargli vincere le elezioni, potranno rappresentare un valore aggiunto (in termini di voti) per chi sarà capace di avvicinarli dopo averli sedotti.

E poi c’è il civismo, sempre più dilagante e, quindi, condizionante. Vero e proprio ago della bilancia, ha rappresentato, negli ultimi anni e nelle numerose elezioni che si sono succedute – di vario genere e natura – una splendida conditio sine qua non per sfangarla da risultati incerti al fine di portare a casa una vittoria altrimenti impronosticabile o, comunque, difficile da raggiungere in piena serenità. Siamo pronti a scommettere che dove si poserà il peso delle liste civiche uscirà fuori il successero di D’Alfonso. E, con altrettanta sicurezza, staremo qui a sentire i soliti discorsi come: “Ma civismo e politica, possono convivere? Oppure è solo un escamotage?”.

Come si dice sempre in casi come questi, ai posteri l’ardua sentenza.