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Rapina alla tabaccheria, i testimoni non si presentano e vengono multati. Parla la barista che non riconosce gli imputati

Avezzano. Al processo per la rapina alla tabaccheria di via America  alcuni testimoni non si presentano, in particolare uno chiamato dalla difesa, ma vengono multati. E’ accaduto durante il processo contro i fratelli Di Silvio in cui fu puntata una pistola alla tempia di un bambino. Il giudice  ha disposto l’accompagnamento coattivo per un testimone. Già il pubblico ministero Andrea Padalino aveva sanzionato altri testimoni assenti in precedenza.

L’udienza si è tenuta ieri mattina davanti al collegio presieduto dal giudice Zaira Secchi il processo che vede imputati  Nazzareno e Pasquale Di Silvio, arrestati dalla polizia dopo le indagini con un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Avezzano. E’ stata ascoltata la barista del locale che ha affermato di non aver riconosciuto i due, sostenendo che quel giorno non erano loro. Ha infatti dichiarato di conoscerli personalmente aggiungendo che, se fossero stati loro, li avrebbe riconosciuti.

Delle intercettazioni ambientali in carcere si è parlato durante l’udienza. Sono ancora oggetto di perizia le conversazioni tra gli altri due complici della rapina, Mario Morelli e Santo Felughi, soprannominato il siciliano, entrambi condannati con un rito diverso e condannati in primo grado.  Il primo, sentito in aula ieri mattina, avrebbe parlato a Feluchi e dalla conversazione sembrerebbe emergere la responsabilità dei due fratelli Di Silvio.  Oggi, chiamato dalla difesa, Morelli ha invece dichiarato che i Di Silvio non c’entrano nulla con la rapina ma il riferimento delle conversazioni intercettate, a suo dire si riferivano a tutt’altro.

La vicenda risale a dicembre 2016 quando quattro uomini armati entrarono nella tabaccheria Fasciani,  in via America. In quel periodo si verificarono numerose rapine ai danni di attività commerciali e la città era terrorizzata a causa dell’escalation di criminalità. Dopo le indagini, finirono sotto accusa i tre avezzanesi e il siciliano. La dinamica sulle rapine di quel periodo è stata ricostruita nella prima udienza dibattimentale alla presenza dei fratelli rom difesi dall’avvocato Mario Del Pretaro.

Sono stati sentiti numerosi testimoni ma molti, nel corso delle due udienze, non si sono presentati. Altri testi, invece, hanno raccontato quegli istanti drammatici parlando di rapinatori armati di pistole e di uno di loro che puntava la pistola alla tempia di un bambino.  La titolare dell’attività commerciale era  la mamma del minorenne che si trovava all’interno del locale quel pomeriggio e che si è visto minacciare con l’arma da fuoco. Sono stati sentiti, nel corso del processo, anche dei clienti del Flat rider che erano nella sala giochi del bar nel momento in cui si è verificata l’irruzione da parte della banda di rapinatori.  L’udienza è stata aggiornata al 30 maggio.