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Rapinarono una gioielleria minacciando il proprietario, malviventi arrestati dopo 7 mesi di indagini

Arrestate 3 persone, la quarta è attualmente ricercata dalle forze dell'ordine

Chieti. Al termine di sette mesi di indagini i Carabinieri della Compagnia di Vasto, in collaborazione con i colleghi di San Severo, hanno arrestato tre persone, una quarta e attualmente ricercata, residenti nel comune foggiano accusati, in concorso tra loro, di aver partecipato a vario titolo alla rapina a mano armato ai danni della Gioielleria Boschetti di Cupello avvenuta lo scorso 1 ottobre. Per loro è scattata la misura della custodia cautelare in carcere a eseguito l’ordinanza emessa dal Gip del Tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale.

Rapina particolarmente violenta che vide il ferimento di Mario Boschetti, titolare della gioielleria che aveva tentato in tutti i modi di opporsi ai tre malviventi che erano entrati nel locale ed era stato colpito al capo e al torace per poi essere immobilizzato a terra. I rapinatori erano riusciti a impossessarsi di monili per un valore di 4 mila euro e di 400 euro in contanti per poi fuggire a bordo di una Fiat 500L di colore grigio a bordo della quale li attendeva un quarto complice. Particolari dell’operazione che ha permesso di rintracciare i quattro rapinatori sono stati illustrati questa mattina dal comandante del Nor della Compagnia di Vasto, tenente Luca D’Ambrosio, con un’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica Gabriella De Lucia.

I malviventi qualche giorno prima della rapina avevano noleggiato un veicolo presso una ditta specializzata di San Severo, e del quale si erano immediatamente serviti per effettuare perlustrazioni e sopralluoghi presso alcune gioiellerie del Vastese. Il primo ottobre scorso sono entrati in azione a Cupello; uno di loro entrava nella gioielleria Boschetti con un cappello e una barba posticcia fingendo di voler fare degli acquisti. Non appena il titolare apriva la cassaforte per mostrare alcuni gioielli, il rapinatore gli puntava una pistola al viso minacciandolo di morte. Il criminale aveva così la possibilità di far entrare altri due complici, i quali con il volto coperto s’impossessavano dei preziosi.