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Referendum, il Garante dà ragione a De Sanctis: lettera D’Alfonso violò il codice sulla privacy

“Il Garante per la Protezione dei Dati Personali ha rilevato che l’invio della Lettera di propaganda per il Referendum Costituzionale del 2016 inviata a firma del presidente della Regione D’Alfonso è stato operato in violazione del Codice in materia di trattamento dei dati personali (D.lgs.196/2003)”. Così in una nota stampa Augusto De Sanctis che si era rivolto all’Autorità il 2 dicembre 2016. “Pertanto”, afferma De Sanctis, “il Garante mi ha dato oggi pienamente ragione. La violazione relativa al trattamento dei dati personali è stata addebitata al Partito Democratico per l’Abruzzo. Interessanti, a mio giudizio, i contenuti dell’istruttoria, alla base della decisione, avviata dopo il mio esposto che ha portato anche all’apertura di un fascicolo da parte della Magistratura per il quale il Gip ha ordinato lo svolgimento di ulteriori indagini dopo una prima richiesta di archiviazione chiesta dal PM, a cui mi ero opposto”.

“Infatti”, prosegue De Sanctis, “il presidente D’Alfonso, tra l’altro, ha provato a sostenere davanti al Garante che vi fosse un coinvolgimento del Comitato per il Sì, cosa poi recisamente smentita dal Comitato referendario “Bastaunsì” che ha tenuto a precisare al Garante che non vi era stato alcun coinvolgimento del loro comitato nell’iniziativa oggetto della segnalazione. Inoltre il presidente ha affermato che il sito www.laregionedicelaregionefa.it non è un sito istituzionale. Su questo punto il Garante è arrivato alle stesse conclusioni dell’AGCOM sul fatto che il sito www.laregionedicelaregionefa.it sia invece riconducibile effettivamente alla Regione Abruzzo e non, quindi, al responsabile del trattamento dei dati personali, il PD, che nell’istruttoria si è assunto la paternità dell’invio materiale della lettera. Il Garante, quindi, “ritiene che il Partito Democratico per l’Abruzzo abbia, pertanto, trattato i dati personali utilizzati per l’invio dell’opuscolo oggetto della segnalazione, in violazione dell’Articolo 13 commi 1 e 4, del Codice, non essendo state rispettate le condizioni previste dal provvedimento del 6 marzo 2014, ai fini dell’esonero dell’informativa agli interessati…”. “Poiché nel frattempo il Referendum oggetto della questione si è tenuto”, aggiunge De Sanctis, “il Garante non ha, ovviamente, ravvisato la necessità di intervenire con provvedimenti prescrittivi o inibitori e si è quindi riservato di verificare con altra istruttoria la sussistenza dei presupposti per contestare una eventuale sanzione amministrativa. Ovviamente non posso che essere soddisfatto dell’esito della mia segnalazione, anche se arriva quando il gioco democratico è terminato da tempo con il successo, fortunatamente, del No al Referendum costituzionale. Credo che nell’era del web e dei messaggi che si cancellano in maniera temporizzata il sistema debba prevedere meccanismi decisionali più celeri affinché provvedimenti come questi e come quelli dell’AGCOM arrivino in tempo utile per fermare chi si ritiene stia violando le regole del dibattito pubblico. Come ha ricordato il Garante al termine della nota, dovrò anche valutare la possibilità di ricorrere davanti al Giudice per eventuali richieste di risarcimento. Fin da ora tengo a sottolineare che, qualora dovessi procedere e se mai dovessi anche ottenere una somma, la devolverò alle associazioni che si occupano di corretto funzionamento della democrazia. In ogni caso è la conferma che anche il singolo cittadino può affermare i propri diritti, soprattutto se riguardano questioni fondamentali come la formazione delle scelte nelle campagne elettorali o referendarie”, conclude De Sanctis, “ovviamente ora trasmetterò alla Procura di Pescara la nota del garante per le loro opportune valutazioni nell’ambito dell’inchiesta in corso”.

In allegato la decisione del Garante

Garante_Privacy_dalfonso_De_Sanctis_giudizio_6633